Il sito dei fuorisede di Matera


Il Quotidiano di Materatown n° 13

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Scritto da materatown

23 November, 2014 alle 23:47

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Mobbing a Materatown

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Lungi da noi, cari lettori, fare dello sterile vittimismo ma, diciamocelo francamente, in questi anni in molti hanno provato e sperato di renderci disoccupati. C’è chi ha usato l’arma della querela, chi ci ha lanciato ”macumbe” augurandoci devastanti cancrene, chi ha richiesto un intervento dell’Ordine dei Giornalisti e del Club delle Giovani Marmotte per silenziarci, senza dimenticare chi ci ha elegantemente chiesto un incontro “riservato” per discutere del nostro futuro (“Appena ti sgamo ti faccio abbassare le recchie”). Adesso, però, la strategia per ricondurci “sulla retta via” è cambiata e si è fatta più raffinata. Non più metodi espliciti e talvolta un po’ rozzi, ma un sistema più sottile e subdolo: il Mobbing. Infatti, una delle più crudeli e nefaste condotte praticate da chi attua il mobbing, è quella di “demansionare” la sua vittima fino a privarlo di ogni attività lavorativa lasciandolo praticamente inoperoso per giorni, settimane e mesi interi tanto ad indurlo all’autolicenziamento. E questo è proprio quello che ultimamente in molti stanno facendo nei nostri confronti. E come? Direte voi. Semplice. I nostri potenziali “obiettivi” hanno iniziato a fare satira su loro stessi (“autosatira” potremmo dire) in modo da lasciarci senza più argomenti da trattare facendoci di fatto sentire inutili e a girarci i pollici davanti alla tastiera. Vittime di mobbing appunto! Per meglio spiegarvi la gravità di quello che sta accadendo vi proponiamo due casi emblematici:

1) Volevamo scrivere un articolo un po’ canzonatorio sul giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Emilio Oliva e sulla sua, diciamo così, non celata simpatia verso il Sindaco Adduce. Avevamo pensato di enfatizzare questo rapporto di amicizia tra i due facendone una parodia e perciò inventandoci un articolo a firma del suddetto giornalista. In tale editoriale, scritto durante una merenda a base di cavoli, Oliva avrebbe dovuto commentare il prodigioso soccorso del giocatore del Matera Calcio, Ciro De Franco nei confronti dell’ avversario Ettore Mendicino della Salernitana, parlandone come di una naturale conseguenza della vittoria di Materatown a Capitale della cultura nel 2019 quasi si trattasse di un miracolo. Comicità del grottesco, insomma! Bene, non ci crederete, ma il buon Oliva, questo articolo lo ha scritto veramente pubblicandolo il 4 Novembre scorso: “Piace immaginare che qualcosa sia cambiato dal 17 ottobre e se il titolo di capitale europea della cultura per il 2019 impone di pensare a modelli da esportare in tutto il vecchio continente si debba partire anche dal calcio!” Ci mancava solamente che il giornalista ci raccontasse come il giocatore “culturale” del Materatown Ciro De Franco avesse sentito la voce di Verri ordinargli di andare in aiuto all’avversario con un perentorio “CIRO!! MUV’T e CAMMIN!” ed il pezzo di autosatira sarebbe stato un capolavoro assoluto.

2) Il programma Striscia la Notizia, alcuni giorni fa aveva mandato in onda un servizio in cui mostrava alcuni impiegati della Prefettura che, dopo aver diligentemente inserito il proprio tesserino nel marcatempo presente nell’atrio antistante gli uffici, con una armoniosa giravolta di 180 gradi riprendevano la via dell’uscita per dedicarsi a commissioni governative di vitale importanza per la città quali una sana passeggiata in mezzo al Corso, una abbondante colazione al bar o un distensivo shopping al mercato. Sempre Striscia la Notizia, tornando alcuni giorni dopo lo “scoop” per costatare se l’usanza del “timbra e fuggi” da parte degli impiegati della Prefettura fosse ancora in auge, aveva notato che l’ingresso dello stabile dove era presente il famigerato orologio marcatempo non era più visibile dall’esterno in quanto, con solerzia italica, si era provveduto al montaggio di vetri scuri che ne impedivano la visuale dall’esterno. Noi di materatown.net avevamo pensato, a commento ironico su tale notizia, di redigere un paradossale comunicato stampa della Prefettura in cui veniva spiegato che l’ introduzione della vetrata a prova di “occhio indiscreto” era dovuta a motivi di sicurezza visto il proliferare del terrorismo internazionale (con orde di guerriglieri di Al Qaeda oramai alle porte di Bottiglione e San Pardo) e, tanto per non sbagliare, anche in virtù del fatto che Materatown era da poco diventata Capitale Europea della Cultura. Sarebbe stato indubbiamente un articolo talmente surreale da far morire dal ridere i nostri lettori. Avevamo già allestito tutto il necessario per la pubblicazione quando la Prefettura ci ha lasciato come al “2 di Luglio” grazie ad un proprio comunicato stampa che recitava: “L’ opacizzazione delle vetrate della porta di accesso al Palazzo del Governo [...] si è resa necessaria, allo scopo di realizzare una più efficace tutela della sicurezza dell’obiettivo istituzionale governativo in conseguenza sia della delicata situazione internazionale, che acuisce il pericolo di azioni in danno dei suddetti obiettivi istituzionali, sia della contemporanea proclamazione della Città di Matera quale Capitale Europea della Cultura per il 2019″

A questo punto, se ancora avevate dei dubbi, la strategia messa in atto contro di noi è più che confermata! Se volete perciò aiutarci e volete ancora che questo sito continui a farvi compagnia ogni lunedì mattina, per favore sosteneteci nella lotta contro questo vile tentativo di “mobbing” nei nostri confronti e chiedete ad alta voce BASTA CON L’ AUTOSATIRA! Ad ognuno il proprio ruolo: i cittadini “culturali” seri e responsabili di Materatown facciano e scrivano cose serie e responsabili e lascino a noi, poveri giullari ignoranti, il compito di prenderli un po’ in giro.

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Scritto da materatown

17 November, 2014 alle 00:08

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La Cotugno Commedia

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Il 6 Novembre scorso, un mistico comunicato stampa del consigliere Cotugno, riportato dai maggiori organi di stampa di Materatown, ha creato grande scalpore nell’intera città. L’ex- sindacalista, nonchè  dirigente del PD, sembra essersi convertito totalmente alla nuova religione imperante e, proprio come il San Paolo di Tarso, pare rimasto folgorato sulla strada che porta al 2019 diventandone uno dei maggiori sostenitori. Il Cotugno, infatti, non si limita nella sua nota pubblica, a tessere le lodi di coloro che hanno portato la città a conquistare il prestigioso riconoscimento, ma va oltre. Propone, infatti, che al Direttore del Comitato Paolo Verri e al Direttore artistico Joseph Grima venga addirittura conferita la cittadinanza onoraria. Quello che però mi ha veramente incuriosito è stato un passaggio al limite del “paranormale” con cui Cotugno spiega le ragioni della sua proposta. Scrive infatti:<<Matera ha vissuto una straordinaria esperienza collettiva, di coinvolgimento e di condivisione, intorno all’obiettivo di diventare Capitale europea della cultura per il 2019. [...] Avverto anche quella pacata soddisfazione dei nostri genitori che osservano, dalla terra e dal cielo, l’incontenibile  trasformazione della città >> Avete inteso cosa dice il nostro ex-baffuto consigliere comunale? Dice, in poche parole che, oltre ad aver avuto percezione terrena della felicità dei cittadini materani, ne ha avuta una extrasensoriale “dal cielo”, ossia da parte di coloro che purtroppo non sono più parte di questo mondo. La questione sarebbe rimasta nell’ambito del “credo” soggettivo di ognuno di noi se non mi fosse capitata, mercoledì scorso in piena notte, un’ esperienza soprannaturale che ho deciso di pubblicare per  rendervene partecipi. Buona lettura:


Nel mezzo di cammin di settimana,
di notte mi ritrovai da Morfeo abbandonato,
chè nel desinar avea abusato di parmigiana.

Stava in cucina la bocca a rinfrescar impegnato,
che un cupo suono udii provenir da bocca umana,
seguito da dolce voce che mai avea dimenticato:

<<Scusa se in codesto modo in casa tua io v’entrai, 
con volgar colpo di tosse, ma il vizio di fumar,
anche qui tra le anime sante, non abbandonai>>

iniziò il vecchio padre di mio padre a parlar.
Come se forze nella mano avessi avuto mai,
il bicchier d’acqua a terra lasciai cascar.

<<Non aver timore oh nipote mio diletto>>
riprese subito la favella l’amato avo,
<<chè a breve riavrai pace nel tuo letto>>

Libero dalla paura che mi avea reso schiavo,
avendo udito tal parole pien d’ affetto,
così mi rivolsi al genitore che tanto amavo:

<<Nonno caro, spero non la collera porti
te a me innanzi a cagion della mia assenza
sulla tua tomba che da lustri tu sopporti>>

<<O nipote, non ti scusar della tua astinenza
perchè so ben che il fato in altri porti
ti diresse per far valere la tua scienza!

Io son qui per ben altra ragione.
Dicon che sei uso a scriver della città natale
canzonando chi del poter occupa poltrone!>>

<<Spero ciò non sia per te causa di male>>    
presi io allor preoccupato a favellare
<<od anche per me di destìn fatale!>>

<<Del tuo fato non ti devi preoccupare>>
subito mi consolò l’amato progenitore,
come tutti color che penna non si fan pagare!

Voglio da te in verità un favore>>
<<dimmi pure nonno amato>> dissi io
<<sarò felice di esserti ambasciatore!>>

<<Seppi che a disturbar noi anime di Dio
tal Cotugno Consigliere si è adoprato
pur di uscire da un triste oblìo>>

confessò con voce ferma il mio antenato.
<<Cosa Cotugno disse che io non udii prima?>>
domandai allor tutto spaventato.

<<Vuol quell’uomo far Verri e Grima>>
mi chiarì con voce celestiale
<<cittadini di Matera con onore e stima!>>

<<E per giustificar tal idea “geniale”
le nostre divine voci, sostien giulivo,
l’ han suggerita per osannar Matera Capitale!>>

<<Oh nonno caro e per tal motivo
tu dell’ira ti rendi prigionero?>>
dissi usando un verbo sedativo.

Poi continuai:<<Cotugno è sì un “para” vero
ma non la parola “normal” devi sommare
bensì il volgar nome per il didietro emisfero.

Il popolo che in piazza è a festeggiare,
tra qualche mese dovrà essere aiutato
per decider chi lo dovrà capitanare.

E Cotugno non vuol arrivar impreparato!
Hai capito amato avo? Questa è politica!
Voi anime potete star serene!>> dissi stremato.

<<Star sereni?>> ripetè con aria critica
colui che di mio padre fu genitore.
<<Cos’è questa espressione che par sia mitica?

Io non son sereno, anzi aumenta il mio furore:
Cotugno che del comunismo in giovanil età
ne fece suo dio e ne fu acclamatore

non d’anime di vecchi deve ascoltar la beltà
ma di color che invano cercaron negozio
morti per propria mano, orbi di dignità.

Se del donar cittadinanza vuol fare sacerdozio
vada da color che partono per miglior destino
costretti a lasciar la città dell’ozio!

Figlio di figlio di padre contadino
tu che giocar di rima sai come si fa
scrivi ciò che testè dissi a te vicino>>
 
Regalò poi un sorriso di gran beltà
e abbandonò così il caloroso tetto
tornando colà dove nessuno sa.

Ed io a ritrovar il mio amato letto.
 

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Scritto da materatown

9 November, 2014 alle 23:37

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Il Quotidiano di Materatown n° 12

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Scritto da materatown

2 November, 2014 alle 23:41

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Lessico Famigliare

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“Vigliacco”, “Verme”, “Assassino”, “Cazzone” sono solo alcuni degli “attestati di stima” apparsi su facebook, compreso un sentito “augurio” di pronta e corrosiva cancrena, che ci sono stati rivolti dal Direttore del Quotidiano di Basilicata, Lucia Serino, a seguito di un nostro articolo pubblicato due settimane or sono (clicca qui).  Ma non è di queste auliche espressioni che volevamo parlarvi oggi (per le quali vi rimandiamo alla lettura delle opere del Sen. Maurizio Gasparri, vero luminare in materia e, probabilmente, musa ispiratrice dell’autrice dei suddetti commenti). Vogliamo piuttosto ragionare con voi circa uno strano fenomeno che sin da subito ci ha colpito, ossia l’uso ossessivo dell’ espressione “senza palle” con cui la Serino ha quasi sempre accompagnato tali attestati di stima nei nostri confronti. Quando, infatti, abbiamo letto questo raffinato appellativo, siamo stati colti da uno strano “déjà vu”, avendo la precisa sensazione di essere già stati descritti in tal modo, pur non riuscendo a rammentare chi ne fosse stato l’autore, né tanto meno in quale occasione. Abbiamo passato notti insonni a guardare il soffitto e a domandarci: <<Hmmm! Questo “senza palle” non ci è nuovo! Dov’è che l’abbiamo già letto? >>. Alla fine, proprio quando avevamo perduto ogni speranza, mentre stavamo guardando in televisione una retrospettiva del capolavoro cinematografico “Giovannona Coscialunga disonorata con onore” con Edwige Fenech e il grandissimo  Pippo Franco, ecco che un raggio di luce ha illuminato la nostra memoria grazie ad un banale collegamento: Film d’autore – Lucania Film Commission – Direttore Paride Leporace!

Tutto in quel momento ci è stato chiaro e così, senza perdere neanche un minuto di tempo, siamo andati a controllare nel nostro segretissimo archivio (ndr: abbiamo la sana abitudine di avere copia di tutto quello che si scrive su di noi!) dove nel fascicolo “Maggio 2013″  è spuntato il seguente pensiero dell’ex direttore del Quotidiano di Basilicata, marito di…Lucia Serino, Paride Leporace: “MATERATOWN, UNA GIGANTESCA LETTERA ANONIMA SCRITTA IN BELLA FORMA DA UNO SENZA PALLE!” (E speriamo che, avendo usato la locuzione “marito di…”, almeno questa volta, ci venga risparmiata l’accusa di essere “schifosi maschilisti!”)

Come potete immaginare, carissimi lettori, la domanda che immediatamente ci siam posti è stata: “Ma sarà un normale caso di lessico famigliare che fa sì che i coniugi Leporace si esprimano in sì perfetta armonia linguistica o, al contrario, ci sono dei motivi più lontani ed oscuri?”

All’inizio abbiamo pensato che l’espressione “senza palle” potesse essere un tipico intercalare in uso in terra calabro-campana, come può essere il romanesco “ahò”, il piemotese “neh” o il siculo “minchia”. Ma, onestamente, facciamo fatica a pensare che, per esempio, di fronte ad un improvviso calo delle temperature, i coniugi Leporace, per commentare l’evento, siano soliti affermare: “Senza palle!!! Che freddo stamattina!”

Eliminata quindi una spiegazione geografica, abbiamo provato a dare una lettura psicologica del fenomeno del “senzapallismo”, basandoci sulla famosa teoria del “mal comune mezzo gaudio”, quella, per intenderci, che spinge una persona, privata di qualcosa, a desiderare ardentemente che la stessa privazione tocchi ad altri al fine di provarne conforto. Per quanto, però, questa teoria possa essere  diffusa ed affascinante, non ci convinceva del tutto, dato che, se in un caso poteva avere una sua ragion d’essere per motivi, diciamo così, genetici, nell’altro, per lo stesso identico motivo, non era assolutamente applicabile.

E allora? Finalmente ieri abbiamo capito. E’ stato quando abbiamo letto quello che Paride Leporace, il 19 ottobre scorso, ha scritto su twitter: “Un saluto a Perugia-Assisi, città candidata dove oggi, come avviene da decenni, si marcia per la Pace. Io vo gridando PACE, PACE, PACE”.  Il “senzapallismo” – abbiamo compreso -  altro non è che una dottrina mistico-religiosa, imbevuta di ideali francescani e pacifisti, cui, la menzionata coppia ha aderito con ferrea convinzione adoperandosi costantamente nella ricerca di nuovi adepti. Per dirla in parole semplici, l’appellativo “senza palle” a noi rivolto in maniera così persistente altro non è che un amorevole invito a rinunziare ai nostri “mascolini attributi”, intesi come inutili zavorre che potrebbero, in futuro, impedirci di saltare verso lidi più felici e confortevoli. E’ superfluo dire, affezionati lettori, che noi di materatown.net accettiamo, lusingati, un così prezioso insegnamento, tanto più che proviene da persone più anziane e con più esperienza di noi, che hanno dimostrato quanto sia utile, per poter spiccare l’ardito volo che da “Lotta Continua” porta  fin dentro le stanze regionali al fianco di Vito De Filippo, lasciare a terra ogni ingombrante orpello.

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Scritto da materatown

26 October, 2014 alle 23:05

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Buon 2019!

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Scritto da materatown

19 October, 2014 alle 23:12

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Il Test dell’ Abitante Culturale

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Mancano oramai poche ore al verdetto finale. L’intera città è in pieno fermento nell’estenuante attesa che arrivi il fatidico Venerdì 17 Ottobre, giorno in cui verrà proclamata la Città Capitale Europea della Cultura nel 2019. I Commissari oramai hanno visitato tutte le città candidate e adesso non resta altro da fare che aspettare. Ovviamente la tensione sale di ora in ora, mentre incubi spaventosi turbano le notti, sempre più insonni, di molti stanziali che si svegliano di soprassalto, madidi di sudore, dopo aver sognato le piazze festanti di Ravenna o Siena, con conseguenze che si possono facilmente immaginare in termini di salute psico-fisica. Noi di materatown.net, per alleviare questo “stress” e portare un pizzico di serenità negli animi di questi concittadini, abbiamo commissionato alla prestigiosa Università di Basilicata un test che, oltre a rilassare i nostri lettori, permetterà loro di conoscere a quale categoria di “abitante culturale” appartengono rispondendo a 5 semplici domande. Buon divertimento:


  • Durante la recente visita a Materatown dei Commissari della giuria che selezionerà la prossima Capitale della Cultura come ti sei comportato durante il nubifragio pomeridiano che ha colpito la città?

A) Tenevo l’ombrello sopra la testa dei commissari e, per evitare che si sporcassero le scarpe, all’occorrenza mi sdraiavo sulle pozzanghere a mo’ di tappetino;

B) Alle prime nuvole minacciose mi sono recato in macchina vicino la Casa Cava in attesa dei commissari. Appena sono arrivati, ho simulato di essermi bagnato anch’io sotto la pioggia rovesciandomi una bottiglia d’acqua in testa ed ho iniziato a sventolare la bandierina con il logo di Matera 2019;

C) Ho pensato guardando dalla finestra di casa mia: <<AZZ COM’ CHIOV’!>>



  • Come hai reagito quando hai appreso la notizia della chiusura della facoltà di Ingegneria a Materatown?

A) Non ho pensato a nulla. Io esprimo delle idee solo quando ho il permesso di Verri. E poi che mi frega, io studio a Padova!

B) In questi casi uso sempre la stessa frase tratta dal manuale del “Perfetto Saltatore della Quaglia” di Angelo Tosto: <<Non è il momento di fare polemiche perchè dobbiamo essere tutti uniti e tifare per la vittoria di Materatown Capitale Europea della Cultura!>>

C) E’ la crisi dell’indotto. Non avendo più operai a Materatown, perchè bisogna avere gli ingegneri che li licenziano?



  • Cosa hai pensato quando hai letto l’articolo di Piero Quarto il 26 Settembre sul Quotidiano di Basilicata in cui il giornalista nostrano affermava: <<Abbinare Matera ad un vecchio clichè quale quello della mancanza del treno appare superato dalla storia [...] Alcuni stereotipi che riguardano Matera vanno rivisti con occhi diversi alla luce dei tempi. Ciò che era sacrosanto vent’anni fa non è detto che lo sia anche adesso.>>

A) Basta con questo “clichè” della ferrovia che non abbiamo. Vent’anni fa poteva avere un senso, ma adesso Piero Quarto ha la patente e accompagna lui Verri quando vuole andare a Torino. Gli compera il “camogli” in autostrada e se l’ascensore è rotto gli porta pure le valigie fin dentro casa!

B) In pubblico non esprimo la mia opinione ma quando incontro privatamente Piero Quarto per la strada gli faccio i complimenti per l’articolo e gli chiedo di salutarmi il suo direttore!

C) Affermare che Piero Quarto lavora per Lucia Serino che è la moglie di Paride Leporace che lavora per la Regione Basilicata che non ha mai risolto il problema della ferrovia è anche questo un vecchio clichè?

 


  • Quando su Radio 2 hai sentito Verri dire: <<Carlo Levi, piemontese come me, si trovò così bene a Matera che non volle più andar via!>> hai reagito così:

A) Bravo Verri. E diciamolo una volta per tutte: anche Antonio Gramsci si trovò così bene in galera che ci volle morire dentro!

B) No comment, perchè quel giorno avevo la radio rotta e non ho sentito la trasmissione!

C) Cristo si sarà pure fermato a Eboli, ma a Torino, vicino la casa di Verri, un giro in più se lo poteva anche fare!

 


  • Immagina di aver pubblicato un libro e di presentarlo alla cittadinanza pochi giorni prima del fatidico 17 Ottobre. Come organizzi la manifestazione?

A) Mando una copia autografata del mio libro a tutto il Comitato,  regalo a Rossella Tarantino un “buono omaggio” da spendere al più presto da un parrucchiere e alla Ragozzino invio il 45 giri della canzone “Non ho l’età” di Gigliola Cinquetti;

B) Pur avendo criticato in passato il Comitato, pubblico su facebook la fotografia della copertina del libro con sopra la spilla di Materatown 2019 e durante la presentazione chiamo Verri sul palco a parlare. Poi il giorno dopo faccio pubblico encomio a Pittella per aver presenziato all’evento.

C) Invito solo quelli di materatown.net



Il Test dell’ Abitante Culturale è terminato. Il lettore deve ora calcolare quante risposte A, B o C ha collezionato e poi CLICCARE QUI per conoscere a quale categoria di abitante culturale di Materatown appartiene.

 

 

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Scritto da materatown

12 October, 2014 alle 23:18

Pubblicato in Materatown

Materatown chiama…Cagliari risponde!

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Il 17 Settembre scorso, alla vigilia di “Materadio”, la manifestazione di Radio 3 che da quattro anni si svolge a Materatown (con un investimento nel 2013 di circa 198.000 euro), Massimo Zedda, il giovane Sindaco di Cagliari, altra città candidata al titolo di Capitale Europea della Cultura nel 2019, ha rilasciato una dichiarazione al quotidiano “L’ Unione Sarda” in cui polemizzava con i vertici della RAI colpevoli di “favorire” la candidatura di Materatown e quindi di venir meno a quella imparzialità doverosa per un’azienda di servizio pubblico, finanziata con i soldi di tutti i contribuenti italiani, cagliaritani compresi. Ovviamente, un minuto dopo la pubbicazione di queste dichiarazioni, non si sono fatte attendere le piccate risposte degli “ultras” stanziali di Matera 2019  e, per carità di patria e senso del pudore, vi risparmio i “raffinati” commenti apparsi su vari social network con relative battute su pastori sardi e pecore!. Non è mancata neanche la tempestiva penna vendicatrice de ”il Quotidiano di Basilicata” che, per lavare nell’inchiostro l’”onta” ricevuta, ha replicato scrivendo di “interferenze poco opportune” e ricordando al Sindaco Zedda  ”l’intempestivo endorsement pro-Cagliari del sottosegretario al Ministero dei beni e delle attività, Francesca Barracciu” che alcuni mesi orsono si espresse a favore del capoluogo sardo augurandone la vittoria finale. Noi di materatown.net siamo andati allora a chiedere spiegazioni di tali “inteferenze” direttamente al Sindaco Massimo Zedda che, nonostante i suoi numerosi impegni, con grande cortesia e puntualità (chissà se ai vari Vincenzo Robortella e Dino Paradiso non fischiano le orecchie in questo momento!) ha accettato di rispondere alle nostre domande. Buona lettura:

Buongiorno Sindaco Zedda, Lei ha polemizzato con la RAI per la trasmissione “Materadio” in quanto avrebbe, di fatto, sponsorizzato Materatown a Capitale della Cultura nel 2019 a discapito delle altre finaliste tra cui Cagliari. I “pasdaran” di Materatown 2019 le hanno risposto per le rime dicendo che Materadio è una manifestazione che non è collegata alla Candidatura in quanto sono ben 4 anni che si svolge a Materatown. Vuole aggiungere qualcosa?

Niente da aggiungere, al massimo vorrei precisare qualcosa. In primo luogo, certo che sappiamo che Materadio si svolge lì da voi da quattro anni. Il punto è un altro:lLeggere su un settimanale a diffusione nazionale che “Per fare il tifo per Matera tutta Radio3 si trasferisce” è questione ben diversa. Abbiamo ricevuto messaggi ed e-mail in cui si chiedeva uno sciopero del canone in Sardegna! E però non ho polemizzato con nessuno, anzi. Ho semplicemente detto di essere contento per Matera ma che sarebbe stato bello, da parte di Radio3, un approfondimento su tutte le città finaliste.

Anche il Direttore di RAI 3 Marino Sinibaldi le ha risposto dicendo che la RAI fa il tifo per tutti e che Radio 3 è già stata a Perugia e che presto sarà anche nelle altre città! Si ritiene soddisfatto da questo “risarcimento danni” o vuole che le organizzino, che so, il festival di San Remo o la prossima finale di Champion?

Allora siamo tutti d’accordo, discorso chiuso: l’importante è che tutte le città alla fine abbiano avuto le stesse opportunità. Per il resto, il Festival di San Remo ha la sua sede e va benissimo così. Sulla finale di Champions, invece, un pensierino lo farei: magari nel 2020, anno del centenario del Cagliari Calcio, magari nel nuovo stadio e magari con Cagliari che ha appena concluso il suo anno da Capitale europea della Cultura. Ma non credo che sia tutto nella disponibilità del direttore Sinibaldi.

Adesso non mi faccia commuovere. Io faccio parte di quella generazione che da bambini giocavano a pallone nel salotto di casa facendosi la telecronaca da soli immaginando di essere Gigi Riva.

Gigi Riva è un mito, qui come ovunque. La differenza è che qui a Cagliari anche i bambini di oggi sanno chi è!

Andiamo avanti. Quelli che adesso a Materatown la criticano sono gli stessi che alcuni mesi orsono polemizzarono contro la sua concittadina, il sottosegretario al Ministero dei beni e delle attività culturali, Francesca Barracciu (ndr attualmente indagata per “spese pazze” alla Regione), che si lasciò andare a dichiarazioni a favore di Cagliari e fu accusata duramente di essere di parte. Fermo restando che al suo posto non mi rallegrerei più di tanto di avere come sponsor la Barracciu (attualmente indagata per spese pazze alla Regione Sardegna) non pensa che questa storia del 2019 stia scivolando a livelli da derby Roma-Lazio, per non dire “guerra tra poveri”?

Questo è quello che dichiarai quando il sottosegretario parlò di Cagliari: “Possiamo comprendere la passione con cui Francesca Barracciu guarda alla candidatura di Cagliari e del sud Sardegna a Capitale europea della Cultura per il 2019. Crediamo tuttavia che in una competizione tra città – che tra l’altro si sta svolgendo in un clima di grande lealtà, di collaborazione e di scambio – non si debba perdere di vista l’obiettivo principale: quello di una corsa alla pari fatta di progetti, idee e coinvolgimento. Alla fine vinca la città migliore”. Come intendevamo il nostro percorso in quel periodo, così lo intendiamo oggi e così lo vediamo in futuro: perché qui non abbiamo nessuna intenzione di fermarci, a prescindere dal titolo o meno. Stiamo facendo una gara pulita e continueremo su questa strada.

Senta, Signor Sindaco, io subito dopo la sua elezione a Sindaco di Cagliari, l’apprezzai moltissimo quando durante una puntata a Ballarò ad un giornalista che voleva coinvolgerla in una discussione sui massimi sistemi della politica Lei rispose: <<Ma cosa vuole che me ne importi. Io sono il Sindaco di una città che ha il 50 % di disoccupazione giovanile ed è di questo che mi devo preoccupare>> Ora le chiedo, ma era proprio necessario imbarcarsi in questa avventura della Capitale europea della Cultura con i tanti problemi che affliggono la sua città? Faccio questa domanda a Lei (nuora) affinchè “suocera” (Sindaco di Materatown) intenda.

Sicuro che abbia dato quella risposta? Perché a me la politica, anche ai suoi massimi sistemi, piace molto: dovrebbe essere la politica a lavorare per cercare di risolvere i problemi che attanagliano il nostro Paese. E’ così che la intendo. Per i Comuni, che non hanno neanche l’assessorato al lavoro, la via da seguire è quella di creare i presupposti perché altri possano creare occupazione. In questo senso la candidatura è una occasione importante, a Cagliari la vediamo così.

Il sindaco di Materatown in una intervista ad un giornale locale di circa un anno fa dichiarò:<<La Candidatura di Matera a Capitale europea della Cultura è la nostra unica occasione per risolvere i nostri problemi>> che a me fa venire in mente quel tipo che non avendo i soldi per mangiare si ostina a giocare al “gratta e vinci” per dare una svolta alla propria vita. Per favore mi dica che almeno a Cagliari, oltre alla “lotteria” della Candidatura del 2019, avete altre cose in mente per risolvere i problemi della vostra terra!

Guardi, la spiego così. La nostra candidatura, che è stata l’ultima ad arrivare tra le 21 città di partenza, è il coronamento di un lavoro partito appena sono diventato sindaco. In campagna elettorale, nel 2011, avevamo presentato un programma fatto di idee e progetti per cui ci siamo messi al lavoro il giorno dopo la mia elezione: la riqualificazione di interi quartieri abbandonati da anni  e quindi in stato di abbandono e degrado, a esempio, non è stata solo fisica. In quelle zone stiamo lavorando sulle strade, sui marciapiedi, sulla raccolta dei rifiuti, sulla nascita di nuove imprese e start-up (tutte azioni che generano lavoro, con operai, imprese, innovatori sardi) e parallelamente nascono lì associazioni di cittadini, gruppi di volontari, cooperative di abitanti che si impegnano anche nell’ambito culturale. Mi pare che la definizione di Capitale europea della Cultura abbia generato in qualcuno l’idea che vincerà la città con più eventi. Per noi sono importanti, ma non possono essere solo quelli: stiamo lavorando a una rigenerazione urbana e sociale – per Cagliari e il territorio che abbiamo candidato – che va ben oltre il titolo. Detto questo, è innegabile che solo essere entrati nella short list delle città finaliste ha dato a Cagliari e alla Sardegna una visibilità inimmaginabile e impagabile: lo vediamo già in termini turistici, con molte più presenze in città rispetto agli anni passati nonostante la crisi del settore. E anche questo serve a muovere l’economia, no? Posto che nessun sindaco può avere la presunzione di “risolvere i problemi della sua terra”, come dite voi, è certo che il lavoro che abbiamo iniziato a Cagliari andrà avanti con o senza il titolo di Capitale europea della Cultura. Anche se, inutile negarlo, sarebbe bello potersene fregiare: non per me in quanto Massimo Zedda ma per tutta la città e i territori impegnati in questa sfida.

Sindaco Zedda qui a Materatown, in occasione della visita dei commissari che eleggeranno la Capitale della Cultura, si stanno srotolando, a mo’ di campo di calcio, chilometri di prato per coprire aiuole fino al giorno prima piene di meravigliose cartacce e pittoresche buste di plastica svolazzanti. Insomma ci stiamo travestendo da Paperopoli. A Cagliari invece come pensate di accogliere questi giurati?

Cagliari è splendida ogni giorno, i commissari potranno vedere questa bellezza senza orpelli. Vedranno i colori della città e ne sentiranno i profumi così come la vivono i cagliaritani ogni giorno e come la scoprono i turisti la prima volta che arrivano. Vedranno di sicuro i cantieri in moto, perché fanno parte del nostro percorso di candidatura. E vedranno il fermento, le iniziative già programmate da numerosi operatori culturali a prescindere dalla loro presenza. Scopriranno Cagliari così com’è, insomma: una città che si trasforma. E vi assicuro che è un gran bel vedere.

Grazie per l’intervista Sig. Sindaco.

Grazie a voi e in bocca al lupo a tutte le città candidate. Anche se, mi par di capire, a voi di materatown.net tutta questa storia non piace tanto.

Ma si vede così tanto? Comunque, qualora Cagliari dovesse vincere a discapito di Materatown, sarebbe disposto a concedermi asilo politico nella sua città?

Può venire a Cagliari quando vuole. Sarà sempre il benvenuto, a prescindere dalla vittoria finale!

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Scritto da materatown

5 October, 2014 alle 23:36

Luca, Luchino e lu…poeta

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Se qualcuno di voi volesse prendersi la briga (mi rendo conto che vi sto chiedendo uno sforzo ai limiti delle umane capacità) di leggere la biografia di Luca Braia, per come egli stesso l’ha pubblicata sul suo omonimo sito internet, potrà notare come ci troviamo di fronte ad una delle personalità di Materatown più eclettiche e poliedriche del panorama cittadino. Si va, infatti, dal Luca “imprenditore” di successo, al Luca “sportivo” dall’eccezionale curriculum, passando per il Luca “manager” moderno nonchè esperto di osservazioni terrestri, senza dimenticare il Luca “ecologista” membro della Commissione di esperti per la Tutela del Paesaggio e, ovviamente, il Luca “politico” militante e dirigente del PD che, citiamo testualmente le sue stesse parole, ”ama la giustizia, il lavoro e la democrazia”. Poteva a un uomo tanto “multiforme” bastare tutto ciò? La risposta ovviamente è un retorico “no”. Infatti, cari lettori, adesso il nostro versatile Luca si è lanciato anche nel campo, finora inesplorato, della Poesia pubblicando, il 14 settembre scorso su facebook, la sua prima opera in rima, composta direttamente con il suo I-Phone e che non abbiamo timore di definire un vero e proprio gioiello letterario da far impallidire capolavori della poesia mondiale quali “Ambarabà ciccì coccò, Tre civette sul comò…” o il sublime “Trenta giorni ha Novembre con April, Giugno e Settembre…”.  Prima, però, di condividere con voi la bellezza di questi versi “braiani” vorremmo chiedere perdono all’artista se al termine di questo articolo, seppur modestamente, abbiamo osato redigere una parafrasi del suo capolavoro a beneficio dei nostri lettori! E adesso, signore e signori ecco a voi:


IL SOLE

Poesia di Luca Braia

Schema Metrico: ACAPDCAZZ 

Il SOLE si fa spazio tra le nuvole. Avanti con sacrificio e Umiltà

Nessun pessimismo cosmico e nessuna negatività
Nessun salvatore della patria e nessun capitano
che tutto conosce e tutto sà

Dopo alcune settimane nessun barlume di UNITA’
ma solo confusione a volontà
Dalla palude si esce con coraggio, dialogo e tanta umiltà

Tante critiche a questo decreto “sblocca Italia”
che dopo 30 anni perlomeno rende possibili investimenti
e soprattutto mette nelle nostre imprese fondamentale liquidità

Finalizziamo l’utilizzo delle risorse economiche
alla valorizzazione delle nostre principali risorse naturali
e forse dalle nuvole un po di sole spunterà


Già nei primi versi l’artista ci tiene a sottolineare, scrivendolo a caratteri maiuscoli, che è il “SOLE” il centro di tutta la sua poetica. Non lasciatevi però trarre in inganno, non si tratta del famoso “Sol dell’Avvenire” di cui il poeta, è cosa nota, ignora il significato, ma di una metafora molto più profonda. Dietro il “SOLE” di Braia si cela, infatti, la figura del Presidente del Consiglio, che l’artista avversò per lungo tempo fino a ricredersi il giorno (guarda un po’ le combinazioni della vita!) in cui questi divenne Segretario del PD.

Nella terzina successiva, con l’espressione “nessun pessimismo cosmico” Braia si lascia andare ad una critica, neppure tanto velata, nei confronti di un suo collega, tal Giacomo Leopardi, poeta “minore” rispetto al “nostro”, per poi mettere in guardia il lettore contro i vari “salvatori” della patria. Chiaro qui il riferimento al famoso “Salvatore”, sindaco della sua città natale, noto per la sua avversione politica nei confronti della cognata dell’artista. Da notare il verbo “sa” volutamente accentato come vuole lo schema metrico ACAPDCAZZ.

Nella seconda terzina il poeta ricorre nuovamente all’espediente retorico della parola in maiuscolo e in questo caso per la parola UNITA’. Il lettore non si illuda, non si tratta di un riferimento al Quotidiano fondato da Antonio Gramsci, in quanto il Braia ne ignora l’esistenza, ma il riferimento è polemicamente nei confronti nella direzione regionale del PD (la palude) che mesi orsono, lo “trombò” per la carica di Segretario.

Le ultime terzine non necessitano di molti commenti vista la loro chiarezza e rappresentano un invito del poeta a tutti i suoi lettori a seguire il suo esempio, ossia a fare “il salto della quaglia” e sposare le idee del “Matteo nazionale”. Anche in questo meraviglioso finale lo schema ACAPDCAZZ adottato dal poeta è rispettato in maniera quasi maniacale come dimostra, nell’ultimo magnifico verso, il troncamento del termine “poco” omettendo l’apostrofo.

Ultima annotazione: Coloro che volessero scaricarsi lo scritto originale dell’intera poesia così come il poeta l’ha pubblicata su facebook, magari per incorniciarlo e farne bella mostra sulla proporia scrivania o, meglio ancora, per stamparla su una T-shirt da esibire durante una bella passeggiata per le vie dell Corso, potranno farlo cliccando qui.

  

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Scritto da materatown

29 September, 2014 alle 00:05

Pubblicato in Materatown

Il Fatto Quotidiano chiama…Materatown risponde!

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Una settimana fa abbiamo ricevuto sulla nostra casella di posta elettronica una email del Dott. Silvano Rubino, giornalista del “Fatto Quotidiano”, il quale ci preannunciava la prossima pubblicazione di un suo articolo sulla Candidatura di Materatown a Capitale della Cultura nel 2019 e che avrebbe avuto piacere di parlare con qualcuno della nostra “redazione” sul perchè della nostra contrarietà a questo progetto, chiedendoci inoltre di poter fornire i riferimenti di soggetti sul territorio (istituzioni, partiti, gruppi, comitati) che avessero espresso almeno analoghe perplessità su tale iniziativa. Purtroppo non abbiamo potuto soddisfare quest’ultima richiesta, spiegando al giornalista che oramai sulla Candidatura per il 2019 a Materatown, fatta eccezione per poche individuali e coraggiose eccezioni, impera un “pensiero unico”.  Onorati comunque per tale attenzione da parte di un quotidiano a tiratura nazionale, abbiamo accettato volentieri di rispondere alle domande e quello che pubblichiamo è l’estratto dell’articolo in edicola oggi, frutto di una breve conversazione telefonica avuta con il giornalista del Fatto Quotidiano. Chiedendo scusa per questo atto di ”umana” vanità, vi auguriamo una buona lettura:

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Scritto da materatown

22 September, 2014 alle 13:53