Archive for September, 2008
Matera Maps
Ma quale Via, Piazza, Largo o Rione, a Materatown è in uso da tempo immemore uno stradario sostitutivo detto Matera Maps, comprensibile ai soli stanziali. Riportiamo qui un mini corso per meglio interpretarlo:
1) Se volete indicare un quartiere, rione od una zona di Materatown, bisogna obbligatoriamente farlo precedere dall’avverbio “giù“. Ad es:”giù a San Giacomo“,”giù a Serra Rifusa“,”giù a Bottiglione“, fino al più classico”giù ai Sassi“…Nulla conta se effettivamente dal luogo in cui vi trovate siete in posizione più alta o più bassa rispetto al punto che volete indicare. Bisogna sempre e comunque dire “giù“.
2) Se volete indicare con esattezza un luogo preciso è necessario ricorrere ad associazioni con altri edifici che, per una ragione o per un’altra, dovrebbero, essere facilmente riconoscibili. Anche in questi casi l’avverbio che bisogna far precedere il luogo è sempre “giù” : Es “ci vediamo giù alla stazione“ sta ad indicare ”ci vediamo in stazione” oppure “ho incontrato Cosimo giù alla Palomba” sta per “ho incontrato Cosimo nella chiesa della Palomba”.
3) Se invece avete necessità di dare il significato “nei dintorni di” o “nelle vicinanze di“, va adoperato l’avverbio ”sopra”, es. “sopra alla stazione“, “sopra allo stadio“, “sopra al Comune“, “sopra alla villa“, ma anche: “sopra alla Despar“, “sopra alla concessionaria Alfa Romeo” ecc.
Si tenga presente, e questa è la parte più difficile per interpratare le Matera Maps, che lo stanziale ricorre per le sue indicazioni stradali anche luoghi ormai immaginari, un tempo esistiti, ma o scomparsi o diversamente trasformati. Questo è il caso di : “Sopra al passaggio a livello” ( che non esiste più da circa mezzosecolo ), “sopra al liceo vecchio ” (Antico liceo dove ha insegnato il Pascoli ma attualmente adibito ad altre funzioni), fino ai più contemporanei “sopra all’Upim“, un tempo glorioso supermercato e “giù a Cifarelli“, alcuni anni fa storica libreria attualmente sostituita da negozio di intimo femminile.
Merita una considerazione speciale per la sua originalità l’espressione: “in mezzo alla fontana“, con il quale si indica in maniera piuttosto pittoresca la piazza centrale, piazza Vittorio Veneto, tra l’altro per lunghi anni sprovvista di fontana stessa, prima che ne venisse costruita una nuova di zecca. Come si sa l’originale si trova da tutt’altra parte, per l’esattezza “sopra alla villa“.
ShareA volte ritornano
Il passaggio dalla condizione di stanziale a quella di fuorisede è in genere senza ritorno. Varcate le porte della città, ci si incammina verso una nuova vita che porterà il materano a diventare con il passare dei mesi un perfetto fuorisede. Il giovane studente crescerà, si nutrirà, inizierà a lavorare e formerà una famiglia che porterà a Matera per la festa della Bruna dopo interminabili litigate con la moglie (a meno che quest’ultima non sia anch’essa una fuorisede). Questa è l’ umana parabola del più classico dei fuorisede. Ma…ma…A VOLTE RITORNANO!
Capita che il fuorisede, finiti gli studi, decida di tornare in vita stanziale assumendone nuovamente le sembianze. E’ un percorso difficile e molto lungo oltre che innaturale. I motivi che spingono questa tipologia di fuorisede a rinascere in stanziale sono tipicamente:
Lavorativi: Ha studiato all’Università Giurisprudenza o Economia e Commercio e quindi ha già uno studio da avvocato o di commercialista che lo aspetta nella città natale. (A Materatown c’è un avvocato ogni 167 abitanti contro la media nazionale di 1 ogni 283. La differenza, da studi scientifici rigorosissimi, è data dal fenomeno detto appunto degli stanziali di ritorno.)
Sentimentali: E’ reduce da una delusione sentimentale con una fanciulla nordica che gli ha spezzato il cuore e tra l’alternitava se fare il missionario il Ruanda e tornare a Matera sceglie in genere la seconda opzione.
Sentimental-Lavorativi: Ha studiato Giurisprudenza o Economia e Commercio e subito dopo la laurea una giovane nordica lo ha lasciato per mettersi con un missionario del Ruanda.
Il nostro stanziale di ritorno lo si riconosce subito, almeno i primi tempi, in quanto lo si può veder vagare per Materatown in solitudine alla disperata ricerca di vecchi amici lasciati anni prima. Normalmente tra le sue prime attività appena rientrato c’è quella di iscriversi ad una palestra o ad un corso di lingue. Frequenta rassegne cinamatografiche invernali guardando film coreani sottotitolati in albanese che addormenterebbero anche un cocainomane. Con il passare dei mesi, rimangono tracce del suo passato da fuorisede quando propone, per passare una serata, attività bizzarre tipo bowling, mountain bike o canyoning. Annoia mortalmente i suoi interlocutori con finti racconti sulla sua vita da fuorisede, sui concerti che ha potuto vedere quando era al nord, sulle partite allo stadio di Inter, Juve, Milan e sui VIP che ha incontrato per strada o con cui ha addirittura cenato.
Peccato che nonostante questi bei ricordi in genere lo stanziale di ritorno, non vorrà mai più mettere piede, fosse solo come turista, nella città che lo ha visto studiare. Passati alcuni anni dal suo rientro e soprattutto quando smetterà di lamentarsi dell’assenza dell’IKEA a Materatown, e solo in quel momento, si potrà dire che la trasformazione da fuorisede a stanziale si è definitivamente compiuta!
ShareAffettare o non affettare questo è il problema!
Israeliani o Palestinesi? Mare o montagna? Pandoro o Panettone? Boxer o slip? Sono questioni irrisorie al confronto con l’annoso dubbio che il materano stanziale si pone da un ventennio circa da quando la tecnologia ha fornito i fornai materani di quel terribile macchinario che affetta il Pane di Matera. Da quel dì famiglie intere si sono divise sull’ amletico dubbio: affettare o non affettare il gioiello gastronomico materano? Luminari e professori in panettologia hanno organizzato convegni e seminari dividendosi in favorevoli e contrari al taglio automatico del pane. I più conservatori sostengono che il taglio tramite affettatrice fa perdere la fragranza del pane stesso variando il rapporto mollica-corteccia a vantaggio della prima riducendo così la possibilità da parte del consumatore di adoperarsi in quella pratica detta “scarpetta” che tanto allieta il palato dei materani stanziali. In più, sostengono sempre i conservatori, il delegare al fornaio di turno il taglio della pagnotta, porta inevitabilmete alla scomparsa dell’antico rito del taglio manuale che consiste nell’appoggiare la forma di pane sul petto e procedere quindi all’ affettattura con coltello appositamente seghettato mediante movimento circolare dell’avambraccio.
I fautori del taglio mediante macchina sostengono altresì che questa innovazione risolve finalmente l’annoso problema del pane di Matera, ossia la possibilità di poter assemblare un panino degno di questo nome, con fette regolari e di uguali dimensioni. Inoltre viene evitata la fastidiosa produzione di briciole che, al contrario, con il taglio manuale vengono sparse nell’ambiente circostante a velocità supersonica.
Per i fuorisede la scelta è obbligata, in quanto portandosene una quantità industriale nelle città dove studiano o lavorano, spesso queste pagnotte vengono stipate in enormi freezer e da qui prelevate al momento del bisogno. Se non fossero quindi già preventivamente affettate ci vorrebbero praticamente due settimane prima di poterle consumare in attesa del decongelamento.
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