Destinazione Materatown (4° puntata)
Riassunto delle puntate precedenti: Dopo essere salito sul pullman, il fuorisede inizia il lungo viaggio durante la notte. Effettuate le soste di rito nei vari autogrill, il pullman lascia finalmente l’autostrada.
Quando il pullman lascia l’autostrada inizia un lungo e tortuoso percorso per i “paesini” della Puglia. La sensazione che si vive all’interno del mezzo è quella di essere oramai in dirittura d’arrivo. Ma ben presto si capisce che la speranza è mal riposta in quanto con un rapido calcolo che consiste nel sottrarre dall’orario di arrivo previsto a Materatown, l’ora corrente, l’amara verità balza agli occhi: ci vogliono ancora più di 3 ore per raggiungere l’agognata Piazza Matteotti. Quello che mi ha sempre meravigliato durante questo tour appulo-lucano è il fatto che c’è sempre qualcuno che deve scendere in questi paesini. Passi per il viaggiatore di Cerignola o Altamura, ma credo che il fatto che sul mio stesso pullman, nel medesimo giorno ed orario, ci sia sempre il “vecchio di turno” che deve scendere a Spinazzola o peggio a Minervino Murge, penso sfidi qualsiasi legge sulle probabilità. Mai, dico mai, in anni di pullman, mi è capitato che l’autista abbia saltato una di queste ridenti località perchè non c’era nessun passeggero da far scendere.
Comunque il viaggio prosegue fino al momento in cui, imperiosa si eleva la voce dell’autista che per ben due volte comunica:
<<Attenzione! stiamo per arrivare al terminal di Canosa, coloro che vanno Matera(town) devono rimanere nel pullman, gli altri che invece vanno….(ndr :viene elencata una “sfilza” di paesotti lucani! ) devono cambiare>>
Perchè a cambiare debbano essere sempre quelli della provincia e non noi di Materatown non l’ho mai capito. Ho sempre avuto l’incofessabile speranza che fosse per una “sorta” di rispetto reverenziale per il capoluogo e per i suoi abitanti. Fatto è che il pullman si svuota per una buona metà. A quel punto tutti sperano che il proprio compagno di viaggio sia tra quelli che vengono fatti emigrare in modo da poter rimanere soli con molto più posto a disposizione. Io in questo frangente sono sempre stato sfortunato. In genere il mio vicino di posto me lo porto fino a Materatown. In alcuni casi lo so già dall’inizio del viaggio al momento del check-in (vedi “Destinazione materatown 2° puntata”) in quanto riesco a dare una “sbirciatina” al biglietto del mio vicino e spesso con mia grande delusione leggo Materatown come destinazione. Lasciato il “terminal” di Canosa (ndr: chiamare terminal il capannone di lamiera dove il pullman si ferma è veramente un’opera di geniale fantasia) oramai Materatown ci sembra veramente vicinissima e già qualche fanciulla inizia a comporre con il proprio cellulare il numero di casa per comunicare l’”imminente” arrivo (mancano ancora 2 ore!). Il tono della telefonata è quasi sempre “seccato” e perentorio, quasi che la durezza del viaggio fosse colpa del genitore che aspetta:
<<Papà! Stiamo per arrivare. Siamo a Canosa! Vienimi a prendere e non farmi aspettare! “Dici” a mamma che quando arrivo voglio mangiare subito!>>
Il tono invece è completamente diverso nella telefonata successiva che in genere è al fidanzato:
<<Amo’ sto arrivando! Non vedo l’ora! Sono stanchissima! Sei contento che ci vedia’? >>
Queste ultime 2 ore sono le più lunghe di tutto il viaggio. Il tratto Altamura-Materatown diventa interminabile, così come, anche se oramai dentro Materatown, i semafori di via Dante sembrano, agli occhi di noi viaggiatori, allontanare all’infinito il momento dell’arrivo. Quando si è in prossimità del Palazzo del Comune, tutti i passeggeri sono già in piedi pronti a guadagnare l’uscita. Finalmente si arriva, si salutano i parenti che erano in attesa e si recuperano i bagagli. Io arrivo a casa, bevo un caffè e mi metto a dormire con buona pace del “giorno guadagnato” viaggiando di notte.
Episodio: Alcuni anni fa durante una discesa natalizia il pullman si è inesorabilmente arenato sul manto di neve che ricopriva l’intera Via Dante. L’autista non ha potuto che dichiarare la resa incodizionata e quindi ci ha invitato a scendere ed a proseguire a piedi. Immaginate 80 persone circa, compresi donne, vecchi e bambini, che all’alba arrancano cercando di muovere le loro valigie o peggio i loro trolley sulla neve. La scena non aveva nulla da invidiare a quella di un film sui profughi di guerra. Infatti non sono convinto che tutti in quell’occasione abbiano riabbracciato i loro cari! (Fine 4° ed ultima puntata)
Nota: Qui termina la saga “Destinazione Materatown”. L’intera “opera omnia” è scaricabile nella sezione Categorie alla voce ”Fuorisede on the road-Opera a fascicoli settimanali“. Potrete così rilegarla in una elegante copertina che aggiungerà sicuramente un tocco di classe nella vostra libreria. Sono lieto, inoltre, di comunicarvi che è in programma, all’interno della stessa collana “Fuorisede on the road” , l’uscita del primo fascicolo dell’opera intitolata “Ritorno da Materatown“
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Fantastico!
Ora non tocca che fare il viaggio di ritorno…
Mirtilla
21 Oct 08 at 21:54
ahahha….vero,che odio quando stai per arrivare a destinazione e le tue gambe iniziano a non risponderti più, cominciano a muoversi da sole…calci a destra e sinistra….sia ringraziato l’arrivo…
Silvia
22 Oct 08 at 20:40
Ciao MtTwn, grande come sempre
Mizar
22 Oct 08 at 20:45
Il popolo della notte migrante su Marozzi è degno di un girone dantesco… il trasbordo nel “terminal” è veramente orrifico, quasi biblico…
Miocognato
25 Oct 08 at 09:26