Matrimonio a Materatown
Con una media di quasi una volta all’ anno il fuorisede viene richiamato in sede (a Materatown) per un evento al quale non può assolutamente sottrarsi in quanto la decisione è già stata presa dall’alto passando sopra la sua testa e la sua volontà; deve cioè presenziare inesorabilmente ad un matrimonio di famiglia. In genere la “chiamata” arriva dalla madre e il tenore della conversazione è pressappoco questo dove normalmente la ferale notizia viene data en passant nel corso di una normale telefonata:
Madre fuorisede:<<Ah sai chi si sposa? Mariella la figlia dello zio Narduccio!>>
Fuorisede (con voce tremante): <<E’…è.. arrivato un invito o una pa…partecipazione?>>
Madre fuorisede: <<Un invito ci mancherebbe! E’ la figlia dello zio Narduccio. Te la ricordi? Pensa che mi ha telefonato e mi ha chiesto proprio di te. Ha detto che ti vuole assolutamente incontrare. “Sono tanti anni che non lo vedo”ha detto!(ndr. se sono anni che il fuorisede e la figlia di zio Narduccio non si vedono ci sarà pure un motivo!)>>
A questo punto il fuorisede sa che “il dado è tratto” e non gli resta quindi che tirar fuori dall’armadio il vestito delle grandi occasioni (nel mio caso la divisa di ordinanza è composta da pantaloni grigi, camicia color celeste stile “autista SITA”, cravatta già annodata mai più usata dall’ultimo matrimonio, scarpe marroni e giacca blu!) e partire per Materatown sapendo già che lo aspetterà una esperienza che lo proverà non solo psicologicamente ma soprattutto fisicamente. Il giorno prima dell’evento il fuorisede è tutto preso in famiglia in estenuanti discussioni e gli argomenti più gettonati sono:
Pranzo o cena?
- “E’ meglio il matrimonio di giorno che di sera perchè altrimenti finisce troppo tardi!”
- “E’ meglio la cena così almeno la mattina si è liberi!”
- “E’ meglio il pranzo altrimenti chi digerisce durante la notte!”
- “E’ meglio la cena perchè l’atmosfera è più bella con tutta la sala illuminata!”
Quale sala?
- “Volevano sposarsi alla Sala Il Giardino ma c’erano prenotazioni fino al 2020 (ndr: queste fantomatiche liste pare siano segretissime in quanto nessuno le ha mai viste personalmente!) e quindi hanno scelto la Villa Spuma.”
- “La Sala Il Giardino era migliore fino a due anni fa poi il cuoco è passato a Villa Spuma e da allora i pranzi non sono più quelli di una volta!”
Quale Chiesa?
- “Lei si voleva sposare a S. Giovanni ma adesso (ndr: qualcuno sa dirmi se è vero o si tratta di una leggenda di Materatown?) c’è la regola che ci si sposa nella parrocchia della sposa e quindi andranno a Cristo Re!”
- “Lui si voleva sposare in Cattedrale ma ci vuole un’ autorizzazione speciale del vescovo!”
- “La chiesa più bella rimane La Palomba ma lì i matrimoni non li fanno più;”
Arriva poi finalmente il giorno del matrimonio e, dopo la cerimonia religiosa, con tutti gli invitati (giovani con occhiali da sole modello “fanale SUV” con fidanzate con mantella e tacchi a spillo, vecchie zie e nonne tutte immancabilmente con acconciatura cotonata “rosso ferrari” e bambini vestiti come adulti di 50 anni) si va nella sala di ricevimento scelta dagli sposi e qui inizia una attesa estenuante. Il motivo è sempre, inesorabilmente lo stesso: le stramaledette fotografie al camposcuola (ndr: Cosa diavolo ci sarà poi di così romantico in una pista di atletica con quattro fili d’erba attorno qualcuno un giorno dovrà spiegarlo!). Fatto è che gli sposi arrivano dopo un paio d’ore e la festa può iniziare. Tra una portata e l’altra (dove ovviamente l’agnello non manca mai!) normalmente si aspetta più di un’ora perchè a Materatown tra le tante mode in voga c’è quella del ballo, e quindi quale migliore occasione per zii e zie attempate per mostrare ad un grande pubblico il frutto dei corsi di salsa e merengue che hanno seguito per un anno intero anche se, con il passare degli anni, ho notato un forte aumento di valzer e tango argentini ballati da coppie di vedove! Arriva la torta quando oramai è sera inoltrata (se si tratta di un pranzo) o inizia ad albeggiare (se è una cena), si prendono le bomboniere e si va a salutare gli sposi che immancabilmente ti dicono: <<Ma come vai già via! Dai fermati un altro po’>>. Dopo avergli sbadigliato in faccia, il fuorisede conferma la sua volontà di andar via adducendo come falsa motivazione la partenza per il nord il giorno dopo e finalmente si va casa. Qui subito i commenti vertono sul vestito della sposa, sulla qualità del cibo, sul servizio offerto della sala, con una minuzia ed una severità da far invidia alla Guida Michelin, e sulla tipologia della bomboniera donata che, non ho mai capito il perchè, il fuorisede si porta in pullman dentro il borsone fin su al nord e così capita che, mesi dopo, mentre è seduto sul suo divano a guardarsi in solitudine la TV, avverte la strana sensazione di “sentirsi osservato“ per poi scoprire che sono gli occhi lucenti dell’ orsacchiotto di swarovsky della figlia dello zio Narduccio che lo fissano dalla libreria!
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Le fotografie si possono fare anche “giù alla Diga”, “sul Belvedere” oppure “giù ai Sassi”.
Miocognato
22 Dec 08 at 11:09