Il sito dei fuorisede di Matera

Archive for January, 2009

Carlo si è fermato a Materatown

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carlo_leviSe Cristo si era fermato a Eboli, Carlo Levi si è fermato o, per meglio dire, si è “piazzato” a Materatown. E da lì non si schioda più! Insomma oggi è il momento di parlare di un altro ”Mito Sfinito”, ossia dello scrittore Carlo Levi. Va bene che, in un certo senso, pur se contro la sua volontà, anche lui era un fuorisede (dal Nord al Sud, ma sempre fuorisede!) e quindi, in quanto “collega”, non bisognerebbe parlarne male. Ma quando è troppo è troppo! Mi dispiace dirlo, ma ,a Materatown, siamo davvero di fronte ad una “mania leviana”, se non ad una vera e propria ossessione. Con una frequenza pressoché giornaliera si organizzano eventi culturali, manifestazioni, tutte in onore di “Carlo” (essendo un collega possiamo prenderci la confidenza di chiamarlo con il solo nome di battesimo!), delle sue poesie, dei suoi quadri e, soprattutto, del suo libro più famoso, che oramai è stato letto, riletto e analizzato in ogni sua pagina. A Materatown si contano oramai più “esperti leviani” che salumieri. Sembra un processo inarrestabile. Infatti, qualunque occasione, qualunque evento accada, non solo in Italia,  ma nel mondo intero, è occasione, a Materatown, per parlare e  celebrare la figura di “Carlo”. E così, se la temperatura al Polo Sud è in costante aumento, con conseguente scioglimento dei ghiacciai, subito a Materatown qualche ”studioso“ ti organizza un bel convegno su “Carlo Levi ed il surriscaldamento del pianeta“. Aumentano i prezzi al consumo? Come per incanto, non si perde l’occasione per una mostra su “Levi e l’Euro: questione meridionale ed inflazione“. L’Italia è campione del mondo? Ed allora un bell’incontro-dibattito dal titolo “Carlo Levi da poeta centrocampista a pittore mediano ” non si nega a nessuno. Credete che esageri? Ed allora guardate cosa è stato organizzato a Materatown nel solo 2008. Mi sono preso la briga di andare a vedere “quanto Carlo Levi” c’è stato. Si va nell’ordine dai CLASSICI:

  • Poesie di Carlo Levi (Presentazione libro),
  • Matera da Carlo Levi ad oggi (incontro-dibattito) 
  • Cristo si è fermato a Eboli…? (incontro-dibattito)
  • Mondo contadino cantato da Carlo Levi (mostra)
  • Carlo Levi nella Lucania del 1960 (videomostra)

per arrivare ai più ORIGINALI:

  • Commento del telero di Carlo Levi “Lucania ‘61″ (conferenza)
  • Carlo Levi: il racconto come reportage (conferenza)
  • Cristo si è FORMATO a Eboli (recital)

C’è, poi, un momento in cui la realtà supera la fantasia. Ed ecco gli INCREDIBILI

  • M’illumino di Levi (cortometraggio)
  • Carlo Levi “Grassano come Gerusalemme” (mostra)
  • Dai templari a Carlo Levi (mostra)

Sicuramente molti me ne sono sfuggiti. Se poi aggiungete che a Materatown, sempre in onore di “Carlo”, esistono una Via Carlo Levi, un Liceo Carlo Levi, una Sala Carlo Levi  ed un Centro Carlo Levi, allora ditemi se non siamo di fronte all’ennesimo Mito Sfinito.
Detto ciò, propongo che, a Materatown, l’anno 2009 sia eletto “anno di disintossicazione e purificazione da Carlo Levi”. Che cada, cioè, per 365 giorni, il sipario su di lui e sulle sue opere. Può essere la volta buona.

P.S.) Ahimè! Troppo tardi! Apprendo in questo momento che, in concomitanza con il Festival di Sanremo, è in programma a Materatown una “ lectio magistralis” presso la gloriosa Università degli Studi di Basilicata, dal titolo “ La poesia di Carlo Levi attraverso i testi di Drupi e Tony Dallara”.

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January 25th, 2009 at 12:01 am

Cameretta con vista

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linusIl fuorisede di Materatown, al contrario di molti suoi coetanei stanziali che pur avendo passato da parecchio tempo i 30 anni vivono ancora in famiglia, sin dalla tenera età ha dovuto abbandonare la sua “cameretta” con vista su Piccianello, Bottiglione o San Pardo per intraprendere la vita da studente in qualche appartamento fatiscente di Milano, Torino o Bologna. Qui, con il tempo, ha imparato a pagare le bollette, a farsi “i risotti in busta”, ha appreso la “nobile arte” della pulizia del bagno anche se una volta al mese e, soprattutto, ha preso coscienza, non senza stupore, che la roba che mangia, in genere, va prima comperata. Poi alcuni di loro iniziano a lavorare e qualcuno fa addirittura carriera, passando le sue giornate a discutere di budget, di brand, di core business e di mission. Ma ogni tanto anche costoro tornano a Materatown in occasione delle vacanze e qui accade l’irreparabile. Appena giunti i vari Dottor Paolicelli, Ingegner Lapacciana o Avvocato Muscaridola ritornano, in men che non si dica, alla stessa età cerebrale che avevano quando sono partiti e vengono catapultati, a mo’ di viaggio nel tempo, nella loro “cameretta” con vista Materatown. Questo cambiamento è inoltre agevolato dal fatto che la  “cameretta” stessa è stata, durante gli anni della loro assenza, tenuta in perfetto stato di conservazione quasi si trattasse di un museo della memoria con ancora i vecchi poster di Roberto Baggio con la maglia della Nazionale o Sophie Marceau nei panni di “Vic” de “Il tempo delle mele”. Qui ritrovano anche i vecchi libri di scuola con tutti i diari perfettamente ordinati e catalogati e, soprattutto,  il loro vecchio caro lettino ad una piazza con tanto di piumino a fiori colorato! Questa repentina trasformazione da professionista più o meno affermato a “figlio di famiglia un po’ cresciuto” è inoltre aggravata anche dal comportamento dei familiari che circondano il fuorisede soprattutto da parte di madre che si rapporta con il suo “bambino” in questo modo:

<<A mamma che vuoi per pranzo? Ti va la pasta e rape…o preferisci un bel piatto di cavatelli?>>

  per raggiungere poi livelli imbarazzanti con frasi del tipo:

<<La torta la vuoi come quella che ti facevo al compleanno?>> o peggio ancora <<Dai vai a riposare e mettiti una copertina chè poi quando ti alzi ti faccio fare merenda con il cioccolato ed i biscotti di nonna!>>.

Il momento più duro che però il fuorisede può trovarsi a vivere in questa situazione, è quando decide di fare una telefonata galante ed allora, come un quindicenne alle prime armi, va a nascondersi con passo felpato e con il cordless di famiglia in mano nella sua “cameretta”, guardandosi attorno con circospezione e prestando la massima attenzione che nessuno in famiglia lo segua od origli e, dopo aver chiuso la porta, inizia una conversazione tutta incentrata sui suoi successi professionali al Nord, sulle sue enormi responsabilità professionali ovviamente esagerandole a dismisura e, proprio mentre questa tattica sta per dare i suoi i frutti sperati e la ragazza sta per cedere alle “avance“, ecco che nella “cameretta” si manifesta la figura paterna che a voce alta afferma:

<<Dice mamma di coprirti stasera e di metterti il cappello e la sciarpa chè fuori fa freddo!>>

Ovviamente la fanciulla dall’altra parte del cavo avendo ascoltato tale dialogo tra veri uomini  si fa cogliere da un improvviso mal di testa e rifiuta qualunque invito ad uscire del fuorisede per i successivi dieci anni.

Resta inteso che, appena rientrato al Nord, il fuorisede recupera altrettanto velocemente il suo “stato pre-partenza“, dimentica la sua “cameretta” con vista Materatown e torna ad essere uno stimato e produttivo professionista. Non si sa se, alla lunga, questo comportamento schizofrenico possa arrecare un qualche disturbo permanente nella fragile mente del fuorisede. Al momento non si conoscono casi clinici scientificamente rilevanti imputabili alla sindrome da “cameretta” nè tantomeno casi di grave sdoppiamento di personalità. 

Adesso però scusate ma ho da lavorare. Devo approvare il budget per promuovere un brand che poi è la vera mission di ogni core business, per poi andare a letto con in sottofondo la voce registrata di mia madre che mi canta la “ninna nanna”!

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January 20th, 2009 at 12:11 am

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Ritorno a Materatown – Mai dire Mai

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autobusOnestamente credevo di aver detto tutto riguardo le avventure che il fuorisede di Materatown ha vissuto durante gli anni all’interno dei pullman che lo riportano saltuariamente a casa. Ma, mai dire mai! Quindi eccomi nuovamente qui a raccontare l’ultimo viaggio che mi ha visto protagonista durante l’ultima discesa in occasione delle vacanze natalizie appensa trascorse:

Aspetto il pullman nel solito posto all’aperto con una temperatura polare nella città del nord che mi vede vivere e lavorare e, quando oramai i primi sintomi di assideramento si stanno facendo preoccupanti, ecco arrivare il mezzo già per metà pieno di fuorisede.  Subito veniamo divisi per la consegna dei bagagli tra quelli che devono andare a Materatown e quelli che, invece, si fermeranno in qualche paese della provincia. Al momento di salire sul pullman una vecchia di Altamura si rivolge all’autista chiededogli di potersi sedere nei posti situati nel piano di sotto (trattavasi di automezzo a due piani come sempre accade durante le festività natalizie o pasquali). La risposta dell’autista è  un “NO” secco in quanto tutti precedentemente occupati. Alle insistenze dell’ altamurana che chiede questa cortesia in quanto cagionevole di salute e non in grado fare le scalette per andare al piano superiore, l’autista visibilmente seccato e con la sguardo rivolto altrove risponde da vero “gentiluomo”:

<<Signo’…non è un problema mio!!>>

La signora quindi, rassegnata, inizia la salita, e come da lei paventato, incorre in una rovinosa caduta trovandosi, in men che non si dica, sdraiata per metà sulle scale e per il resto del corpo nel mezzo del corridoio del pullman. Ad onor del vero va detto che la vecchia portava con sè anche tre ombrelli, forse come ricordo della sua permanenza al nord o come omaggio da fare a qualcuno per le festività, che le impedivano i movimenti. Immediatamente siamo scattati in suo soccorso noi passeggeri già seduti, facendoci largo tra gli ombrelli che impedivano la visuale della donna che nel frattempo potevamo udire chiedere aiuto proferendo la seguente invocazione: <<Madonna meee!!! Madonna meeee!!!….>>

Il viaggio procede non prima che un altro giovane passeggero mostri tutta la sua perplessità al nostro “autista gentiluomo” chiedendogli come mai nonostante ogni viaggiatore abbia nel biglietto il numero di posto assegnato questi non vengano mai rispettati ed ognuno si sieda dove capita. Il nostro conducente, forse perchè è l’unica frase di senso compiuto che ha imparato a proferire, ribadisce il medesimo concetto anche in questa occasione:

<<Giovane…non è un problema mio!!>>

La notte passa lentamente mentre in sottofondo la vecchia altamurana continua, nonostante siano passate svariate ore dalla rovinosa caduta, a lamentarsi ripetendo fino alla nausea la seguente litania:

<<Oh Casa mia!!! Oh Casa mia!!! Mai più…Mai più!!>>

Giunti nei pressi di Materatown il mio compagno di viaggio che fino ad allora era rimasto in stato catatonico sia di fronte alla caduta che alle imprecazioni della vecchia decide di rivolgermi la parola:

<<Anche tu sei di Mate’??>> alla mia risposta affermativa mi rivolve la seguente domanda: <<Di che zona di Mate’??>> Ora, nella mia vita, quando ho detto di essere di Materatown mi hanno chiesto al massimo se ero della “provincia” o ” a chi appartenevo” ma mai mi era stato chiesto il quartiere. Non credevo che, durante la mia assenza, Materatown fosse diventata una metropoli al pari di Roma o di New York! Comunque rispondo ed a quel punto il mio vicino di posto con un’ espressione mista di orgoglio e sufficienza controbatte : <<Io so’ di Picciane’>>. Il dialogo ovviamente finisce lì  (i nostri quartieri sono troppo distanti tra loro!) anche perchè decide di fare una telefonata a tal Giuseppe:

<<Pro’ Giuseppe? Che ti ho sveglia’?>>… Pausa… <<Va be’ scusa! Oh io sto arrivando a Mate’ non è che mi vieni a pre’ a Villa Lo’?>> ….Pausa lunga….<<Che cazz’ vuol dire mo’ vediamo!!>>….Ultima pausa….<<Va bun! Io comunque ti aspe’! Vedi di veni’!>>

Arriviamo a Materatown. Mio padre appena mi vede mi dice: << Ti vedo un po’ sconvolto!>>. Ci incamminiamo verso la macchina parcheggiata. Sto per salirci dentro quando sento a pochi metri un clacson insistente seguito da un urlo di un ragazzo affacciato dal finestrino di un’auto:<<Oh u’ stutc! Sono qui!>>. Vedo il mio compagno di viaggio di Piccianello con il suo borsone sulla spalla, che sorride in direzione di quel giovane urlante. Capisco che quello è Giuseppe, il suo amico, che alla fine ha deciso di andarlo a prendere! Sono contento per lui.

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January 13th, 2009 at 1:18 am

Natale a Materatown

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natale_materatown

Riportiamo di seguito le tappe ed i concetti fondamentali di un vero, inimitabile ed originale (diffidate delle imitazioni!) Natale a Materatown:

ANTIVIGILIA: solo ed unicamente a Materatown esiste la definizione di Antivigilia, che sta ad indicare come è facilmente intuibile il giorno del 23 Dicembre. La ragion d’essere di questo concetto, nonostante studi e ricerche condotte dall’Università di Basilicata, è, ad oggi, avvolto nel mistero più assoluto,  in quanto non è una data particolare in cui avviene qualcosa di unico o di tradizionalmente importante: non c’è un pranzo o una cena tipica, nè una cerimonia religiosa che possa giustificare l’esistenza dell’Antivigilia. E’ un giorno delle festività natalizie come tutti gli altri alla pari del 22 dicembre o del 27. La teoria più accreditata è quella che sostiene che l’Antivigilia serva solo ed unicamente per esprimere una sorta di countdown  e dare risalto all’imminente avvicinarsi del Natale e, quindi, viene utilizzata nei seguenti contesti: “Vai oggi a salutare Zia Filomena che se no poi quando ci vai! Siamo già all’antivigilia! ” oppure “E’ l’antivigilia e nonna non ha ancora fritto le pettole“. 

I REGALI: A Materatown tra le più importanti tradizioni natalizie c’è quella di mostrare i regali ricevuti all’intera cittadinanza. Questa “pregevole” usanza trova la sua collocazione la mattina del 25 Dicembre per le strade del corso cittadino. Qui ogni stanziale fa mostra dei regali ricevuti alla mezzanotte del giorno prima,  facendo diventare la Piazza di Materatown simile alla passerella di una sfilata di moda: è tutto un proliferare di piumini griffati, di scarponi da neve, di guanti e sciarpe in tinta, di orologi da polso grandi come cocomeri, di giovani coppie di fidanzati rispettivamente  lui con un improbabile maglione  stile villeggiante altoatesino della Val Gardena e, lei, con andatura da top model, con in testa un cappello con vistoso pon-pon finto-adolescenziale.

AUGURI: “AUGU’!” , “AUGU’!” , “AUGU’!” questo è il sottofondo natalizio per le vie del Corso che accompagna la passeggiata degli stanziali e fuorisede la mattina del 25. Ciò accade perchè a Materatown ci si dà gli auguri a ritmo frenetico non solo tra conoscenti ma, anche e soprattutto, tra persone perfettamente sconosciute, con annesso bacio sulla guancia, solo perchè costoro, che mai nella vita abbiamo, non dico frequentato, ma neanche salutato,  si accompagnano a nostri amici e parenti. Si arriva al paradosso che la cugina di turno il 25 dicembre prima ci presenta le sue due amiche Nunzia e Mariella con i rispettivi fidanzati Cosimo e Uccio e dopo un minuto siamo lì a sbaciucchiarci con costoro pronunciando la fatidica parolina AUGU’! 

CAPODANNO<<Che hai fa’ a Capoda’?>> <<A che ora sei anda’ a le’ ?>>. Pensateci bene! Quante volte vi sono state poste queste domande? E quante volte vi siete sentiti rispondere:<<Seee!! Io so’ anda’ a dormi’ alle sette di matti’!!>>. Credevate che la riuscita o meno della serata di Capodanno si misurasse dalla qualità del cibo mangiato o dalle persone incontrate? Niente di più falso! A Materatown un Capodanno lo si valuta solo ed unicamente da un fondamentale parametro: l’ora del rientro a casa. Infatti il 1° gennaio la domanda che più ci si sente porre dallo stanziale subito dopo avergli confidato come si è trascorsa la notte dell’ultimo dell’anno è: “a che ora sei andato a letto?” Voi potete rispondere qualunque orario che lui sicuramente ha fatto più tardi di voi facendovi così intendere, con aria di sufficienza, che il suo divertimento è stato di gran lunga superiore al vostro!

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Written by materatown

January 7th, 2009 at 1:09 am

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