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Ecce Nordico!

con 2 commenti

nordUna delle domande più frequenti che il fuorisede di Materatown si sente rivolgere dai suoi concittadini stanziali è la seguente:<<Che si dice al Nord? Com’è la vità lassù?>> Il fuorisede, normalmente, va un po’ in difficoltà di fronte a tale quesito non fosse altro che è veramente arduo riassumere a voce il “modus vivendi” delle genti nordiche. Ma, come spesso accade, dove non possono arrivare fiumi di parole o litri di inchiostro, può invece una singola immagine, fosse essa anche solo quella raffigurata nell’articolo di oggi, che, casualmente, ho notato camminando per le vie della città che mi vede vivere e che immediatamente mi sono affrettato a fotografare ed a pubblicare. Credo, infatti, che in questa immagine ci sia tutto lo spirito, lo stile di vita, la visione del mondo che è propria dei “nordici italici”. Come per un’opera d’arte vera e propria (e questa lo è senza ombra di dubbio!) andiamo ad analizzarla nella sua splendida perfezione:

L’anonimo autore dell’opera, sicuramente uno dei principali esponenti della corrente artistica del “precisionismo estremo nordico “, con molta probabilità ha tratto ispirazione per il suo “capolavoro” dai continui rumori molesti,  schiamazzi di bambini ed altro che gli hanno impedito, nell’arco dei mesi, di gustarsi quella che noi comunemente chiamiamo “pennica”. A Materatown sicuramente si sarebbe fatto ricorso, in un caso analogo, ad un semplice foglio di carta scritto a penna e appeso al muro facendo uso di un comunissimo nastro isolante o, addirittura, l’ “homo meridionalensis” avrebbe risolto ogni diatriba affacciandosi alla finestra durante il manifestarsi del problema proferendo parole del tipo: Uaglio’ m’ sit’ rott u’ cozz! L’avet a frnesh mo’ppint con tutto chis fraioss! Mo’ sciann abbosc e ve la fa’ mangè u’ pallon! “. Ma non così nel Nord dello stivale, come vado brevemente a descrivere:

La prima cosa da notare è l’utilizzo del materiale adoperato per l’opera in questione e cioè del pregiatissimo e costosissimo marmo. Oltre a ciò, invito il lettore anche a porre attenzione alla pigmentazione del “capolavoro”. Notate come la scelta cromatica adottata sia assolutamente non casuale, ma al contrario in perfetta armonia con il muro sottostante dove l’artista aveva immaginato la sua scultura, creando un gioco di luci ed ombre, di chiaro-oscuri, da lasciare senza fiato, rendendo la targa un tutt’uno con l’intera struttura dell’immobile quasi fosse nata con essa dando così un senso di immortalità al messaggio che l’artista voleva comunicare all’osservatore. Non si trascurino però quelli che possono sembrare, ad occhi inesperti, piccoli particolari ma che meglio possono aiutare a comprendere il carattere e la mentalità dell’uomo del Nord. Osservate, ad esempio, i quattro angoli dell’opera e la precisione con cui l’artista ha posizionato le viti per ancorare l’intera struttura, tutte perfettamente equidistanti tra di loro, mostrando un senso delle proporzioni degne della scuola di Fidia. E poi il messaggio! Quanta poesia in quelle poche parole. Un normale artigiano avrebbe scritto “E’ VIETATO FARE RUMORE”. Ma qui siamo di fronte alla vera genialità ed al famoso “precisionismo nordico“. Si noti, infatti, come vengono elencati con minuzioso scrupolo le  varie tipologie di ”rumori” utilizzando termini sicuramente scelti dopo mesi di studio. Si apprezzi come si tratta di vocaboli volutamente “antichi” (uno per tutti ”VELOCIPEDI”) che, se da un lato conferiscono al messaggio un tono familiare, quasi si trattasse di un “consiglio” paterno, anzi, oserei dire, un invito di un nonno ai suoi nipoti, dall’ altro, grazie alla perentorietà di quel “E’ VIETATO” restituisce al testo in questione l’autorevolezza necessaria, anche se poi si conclude con un inaspettato ”SI PREGA”, ossequioso e dimesso. Ad una prima lettura superficiale potrebbero, queste appena elencate, sembrare delle vere e proprie contraddizioni, ma, al contrario, rappresentano alla perfezione uno degli aspetti più significativi del modo di vivere nordico e del suo “precisionismo“ che trova la sua massima realizzazione in una smaniosa rivendicazione dei ”diritti e doveri” e conseguente godimento nell’esercitare l’arte del ”proibire”, stando sempre bene attento, però, ad avvolgere questi sentimenti con una soave atmosfera di cortesia e gentilizza!

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Scritto da materatown

7 September, 2009 alle 00:01

Pubblicato in Materatown

2commenti all'articolo 'Ecce Nordico!'

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  1. Sono sicuro che da noi di cartelli non ce n’è bisogno, dato che il rispetto per il riposo pomeridiano è sacro. Nei rarissimi casi in cui qualcuno infrange la regola (non scritta) della pennica pomeridiana allora, come giustamente affermi, ci si affaccia alla finestra e si intima il silenzio :-)

    hb

    7 Sep 09 at 11:06

  2. …ho visto gente armata di secchio pieno d’acqua(?) affacciarsi al balcone per punire dei ragazzi che avevano la sola colpa di tirare calci al pallone…sulla saracinesca garage :-)

    Io Medesimo

    21 Sep 09 at 18:07

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