Figlio mio, lascia questa Città!
E’ di questi giorni la pubblicazione su Repubblica di una “lettera aperta” dal titolo FIGLIO MIO, LASCIA QUESTO PAESE! di Pier Luigi Celli, Direttore Generale della Luiss (Libera Università internazionale degli studi sociali) al figlio Mattia in cui lo esorta a lasciare l’Italia e di trasfersi all’estero.
Un padre nonchè lettore di questo sito ha pensato di adattare e rielaborare questa missiva alla realtà di Materatown scrivendone una propria, sulla falsa riga dell’originale, dedicata al figlio che sta per terminare gli studi liceali intitolandola FIGLIO MIO, LASCIA QUESTA CITTA’. Ci ha chiesto la cortesia di pubblicarla e, visto l’argomento trattato, lo facciamo volentieri. Buona lettura:
Figlio mio,
stai per finire il Liceo; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e senza mai essere stato rimandato o peggio “azzoppato” come dicevo io quando avevo la tua età. Al contrario prendi sempre ottimi voti: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. Per questo ti parlo con amarezza pensando a quello che ti aspetta. Questa città, questa Materatown, non è più il posto in cui sia possibile stare con orgoglio. Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, magari davanti un piatto di orecchiette con le rape o di capretto con le patate, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni.
Ma, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che lo studio, la preparazione, il merito hanno sempre meno valore in una città come questa. Questa è una città in cui, se ti va bene, comincerai a lavorare, magari in nero, dieci anni dopo il tuo compagno di scuola assunto in banca perché ha il padre tra i maggiori correntisti, o ha qualche parente “impegnato” in politica anche se ogni anno con una casacca diversa. E’ anche una città in cui, per viaggiare, non lo devi fare di domenica, perché la stazione è chiusa, e se vuoi andare in aereoporto a Bari, devi ringraziare la Puglia che ha messo a disposizione qualche piccolo pullman anche per noi.
Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po’ non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo ripetuto per tre volte la stesso anno scolastico, si vede premiato – per ragioni intuibili – con un Consiglio di Amministrazione o con un bel posto “sicuro” in qualche Ente pubblico. E magari se lo incontri per le vie del Corso mentre si lecca un gelato al torroncino di Tripoli, ti dirà che ha avuto quel posto per un “colpo” di fortuna, che un bel giorno è andato a fare il concorso, così, quasi per scherzo, solo perchè si trovava a passare da quelle parti, e, guarda la combinazione, lo ha vinto. E sempre per puro caso la stessa cosa è successa a suo fratello, a sua sorella ed ai rispettivi consorti. E tu dovrai anche far finta di crederci! Come dovrai finta di credere di essere tu quello fortunato quando costui ti dirà: <<Beato te che te ne sei andato da questa città dove non succede mai nulla!>>, anche se lui ha mosso mari e monti pur di rimanerci. Molti di loro si atteggeranno anche da intellettuali, da esperti d’arte, di cinema, di letteratura e di poesia, con una bella sciarpa al collo ed un cappello a falde larghe, e questo perchè sono tra i soci-fondatori di Associazioni e Circoli pseudo-culturali che frequenteranno appena terminato l’orario di quel lavoro così faticosamente sudato. Qualcuno di loro scriverà addirittura dei libri dove molto probabilmente vorranno spiegare a te cosa è la Cultura, l’Etica e la Morale. Libri, si intende, pubblicati grazie all’aiuto dei loro papà.
I loro padri! Parliamone. Molti di loro te li ritroverai in TV o tra le pagine dei giornali dove ti faranno la lezioncina sulla mobilità del mercato del lavoro, ti diranno che è anacronistico sperare nel posto fisso, ma che ci vuole dinamicità, che il lavoro bisogna inventarselo, che bisogna essere “imprenditori di se stessi” (sì ti diranno proprio così! ) magari, tieniti forte, nel campo del Turismo o della Cultura. Peccato che questi suggerimenti valgono solo per i figli degli altri e non per i loro. Ti ricorderanno anche che Materatown ha i Sassi, patrimonio dell’Unesco, che sta per nascere il Museo Demoetnoantropologico e che devi cogliere al volo queste opportunità ma si dimenticheranno di aggiungere che queste esistono solo se sei figlio di un ristretta cerchia di architetti o ingegneri e, purtroppo per te, tuo padre non è nè l’uno nè l’altro!
Questo è quello che ti aspetta se rimani qui. Per questo il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, faccia le valige e diventi un fuorisede. Ritieniti comunque fortunato, pensando ai tanti tuoi coetanei che non potranno neanche permettersi questo “lusso” ma che saranno costretti a rimanere qui e sperare in un salottificio che non fallisca dopo un anno. Scegli, dunque, di andare lontano e ogni volta che vorrai venire a trovarci sappi che, finchè potrò, verrò a Bari a prenderti.
Con affetto,
tuo padre
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Quoto in toto!!
Ringhi0z
7 Dec 09 at 13:05
Non ho capito se questa lettera è vera o frutto della fantasia di quelli di materatown…comunque sia è tutto molto triste…
alfonso
7 Dec 09 at 14:08
GRANDISSIMO!
anche se ci sono da aggiungere un paio di cose:
se resti a Matera potrai aprire il tuo bel baretto in centro, fare soldi per una stagione o due (fin quando va di moda), offrendo caffè e paste ai ragazzi “bene” della città pur di far conoscere il tuo posticino, finchè non fallirai miseramente, essendo incapace di gestire i conti; oppure potrai aprire un bel negozietto di vestiario vintage (vintage perchè a Matera siamo indietro di 50 anni) a prezzi fuori mercato, sicuro che qualche pollo lo trovi che se li compra, e mantenere così le poche spese (mentre il macchinone e la casa te l’hanno comprati mammà e papà con i sacrifici di una vita), mentre i furbi da tempo comprano a Bari o Altamura, magari il giorno stesso in cui tornerà il figlio “fuorisede”, al 12° anno di università, costretto quasi a forza a “scendere” con l’eurostar delle 9 così da avere tempo di fare compere e premiare l’ultimo 18 preso con tanta fatica 6 mesi or sono, giusto giusto dopo una bella settimana bianca o un viaggetto in sardegna; oppure potrai frequentare l’università della basilicata, prestigiosa università che ti permetterà di farti imboccare fino alla soglia dei 40 anni, passando le giornate nel corso “al passeggio”, parlando di morale, etica, cultura ed arte con fastidiosi individui cui avranno offerto caffè e paste al bar, invidiandoli per aver raggiunto, chissà in quale modo, una posizione, mentre tu “povero cristo” devi stare a sgobbare a studiare per la sopracitata università ed elemosinare qualche spicciolo per la benzina da quei vecchioni dei tuoi genitori, che si lamenteranno in continuazione per i tuoi orari e ti chiederanno di trovarti almeno un lavoro part-time.
Francesco
7 Dec 09 at 16:28
infine c’è sempre l’ipotesi di trovare un lavoretto part-time, magari in uno dei famosi call-center che vanno tanto di moda (aperto da uno dei tanti ragazzi “bene” di “Materatown” ed inaugurato con tanto di servizio su TgR) bestemmiando perchè dovrai alzarti alle 8 di mattina e stare a lavoro fino alle 4 “senza neanche un’oretta” per tornare a casa a mangiare, mentre tua madre si sarà alzata alle 4 di mattina (come ogni giorno), ed avrà lavato steso e stirato il tuo pantalone preferito in fretta e furia, perchè il giorno prima era stata aggredita verbalmente dato che non era ancora pronto e non potevi indossarlo per l’aperitivo in centro.
Francesco
7 Dec 09 at 17:00
Condivisibili le riflessioni contenute nella lettera (vera o “falsa” che sia). Vorrei però sottolineare un paio di cose: intanto Materatown è in Italia e in Italia “tutto il mondo è paese”; e poi Materatown ha potenzialità enormi. Per questo non condivido l’invito ad andar via: è diseducativo perchè induce all’egoismo e poi vuol dire rinunciare a priori ad un futuro in questa città. O meglio rinunciare al futuro DI questa città. E non possiamo permettercelo!
Luigi
7 Dec 09 at 18:19
Non sono d’accordo, per niente, con Luigi, del quale pure capisco il tentativo di mitigare l’atmosfera pesante di una lettera come questa. L’ironia leggera, che pure pervade la lettera di questo “Celli locale” non riesce a velare una realtà che ben conosciamo. Ho voluto leggerla più volte, la lettera. Cercando di capire se si trattasse di invenzione letteraria.
Queste righe descrivono nitidamente una situazione che conosciamo bene, tutti. In tanti anche per esperienza diretta e personale.
La cosa più fastidiosa, come rimarcava il papà della lettera è ascoltare e leggere le lezioni di etica e morale, che questi figli (a breve saranno la nostra classe dirigente) ci impartiscono quasi quotidianamente. Personalmente, con molte di queste persone, devo fare i conti giorno per giorno. E alcuni di questi, sono proprio così. Altezzosi ed arroganti. Grazie a Dio (a lui solo ed anche un po’ ame stesso) ho un lavoro, e me lo tengo stretto nonostante questo non mi consente di progettare una vita con la mia attuale compagna. Ma c’è chi sta peggio del sottoscritto, e non voglio, non posso lamentarmi… La bile aumenta, lascio perdere il discorso a metà. Ognuno sicuramente ha le sue esperienze di contatto quotidiano con questa gente.
La “vita” non è semplice oggi come non lo era ieri. Con una differenza. Forse chi aveva di più, per nascita o censo, si tramandava anche un privilegio che oggi si è perso. Il buon gusto. Se le cose devono continuare ad andare in un certo modo, come è sempre stato, va bene, ma che almeno, costoro, abbiano il gusto e il senso della misura di risparmiare i loro sermoni. Tacciano e rispettino i loro “simili” o i loro “sottoposti”.
Grazie Materatown
Aggiungerei una postilla, riguardante la lamentatio meridionalis. Che dall’altro lato poi ci sono fiori di laureati che fanno pure gli schizzinosi, quando si tratta di lavorare.
Vito
7 Dec 09 at 20:29
Anche io trovo condivisibili i contenuti di entrambe le lettere.
secondo me questo discorso è un po’ più complesso di come lo si presenta solitamente; l’andarsene o il restare (ma anche il ritornare o il ripartire) nella maggior parte dei casi, vengono presentati (e anche vissuti da noi diretti interessati) come condanne. non sempre è così. per quanto possa sembrare strano ci sono anche persone che a Materatown ci vogliono restare e qui vogliono continuare ad impegnarsi.
Carmela
7 Dec 09 at 20:30
la lettera, che purtroppo leggo solo ora, è lo sfogo amaro e sincero di una persona che, è evidente, ha ben presente quale è la situazione della nostra bellissima città…il tutto si può riassumere, a mio parere, con poche parole: assenza di meritocrazia (comune a tutta l’italia) e forte presenza di clientelismo (anche qui comune a tutta l’italia, ma più diffusa al sud)…e proprio perchè sono questi i problemi, basterebbe stabilire regole certe che garantiscano l’accesso alle opportunità in base alle capacità…sembra una rivoluzione ma dovrebbe essere la regola! e poi, basta con le file dal politico di turno…ricordo una frase dei miei tempi al liceo, pronunciata da un sindaco invitato a presiedere una assemblea di istituto: “non ci sono clientelismi laddove non ci sono clienti”…come aveva amaramente ragione, e quanta colpa abbiamo noi di questa situazione che non ci prospetta futuro….ma cambiare si può, non credo sia tardi, serve solo una rivoluzione culturale, questa si più complicata!
gioschi
10 Dec 09 at 19:26