Il sito dei fuorisede di Matera

Materatown vocat…magister respondet

con 15 commenti

<<Se hai le palle mettici la faccia!>>, <<Ti nascondi dietro un becero anonimato!>>, <<E’ facile così: lontano da Matera, non devi affrontare il viso delle persone che ridacchi!>>, <<Io non parlo con chi non ha il coraggio di firmarsi!>>, <<Sei un coniglio!>>, <<Chi come te giudica senza avere il coraggio di mostrare la faccia è un essere umano molto piccolo!>>, <<Prima o poi ti sputtano!>>, <<Qualunquista! Prova a metterci la faccia!>>, <<Togliti la maschera che alla città di Matera ci pensiamo noi, fieri di non aver lasciato la nostra terra!>>, <<E’ mai possibile che non si riesce a sapere chi sono questi coglioni di materatown?>>, <<Sei il classico materano medio, lanci il Sasso e nascondi la mano!>>, <<Mi fa specie che parlate di ironia mantenendo l’anonimato!>>, <<Assumiti la responsabilità di quello che scrivi!>>, <<Perchè non ci metti la faccia come tutti?>>, <<Materatown, solo per il fatto che sei anonimo sei un coglione!>>, <<Pensate di essere dei seri e costruttivi criticatori mantenendo l’anonimato?>>, <<Sei un povero vigliacco ed allusivo>>, <<Questo signore anonimo è un cretino!>> e, per finire, quella che a nostro parere è una vera e propria “perla” di poesia: <<Appena ti sgamo ti faccio abbassare le recchie!>>.

Ecco, quello che avete appena letto è solo un piccolo estratto di ciò che in questi mesi ci è stato detto in forma pubblica o privata in relazione alla nostra decisione di usare l’ anonimato o, se preferite, di firmare con uno pseudonimo i nostri articoli. Come è poi prevedibile, parallelamente a queste critiche, è nata anche, secondo quanto ci riferiscono i nostri numerosi informatori stanziali, una vera e propria caccia all’ untore. E così di volta in volta sono stati accusati di essere gli ideatori di questo sito personaggi pubblici come Roberto Cifarelli capo gabinetto del Comune di Materatown, Vincenzo Santochirico consigliere regionale PD, il Prof. Antonio Ribba dell’ Università di Modena nonchè editorialista de “Il Quotidiano” o Donato Mola il più famoso blogger di Materatown. Ma l’accusa è caduta anche su privati cittadini di cui evitiamo di scrivere i nomi per ovvi motivi di privacy e per evitare possibili accuse di diffamazione poichè, per quanto strano possa sembrare, qualcuno potrebbe sentirsi diffamato vedendo il proprio nome accostato a quello di materatown. C’è poi una corrente di pensiero ben nutrita che addirittura è convinta che dietro questo sito ci sia la “longa manus” del nostro Capoluogo di Regione e che il responsabile sia un noto giornalista potentino o un gruppo di fuorisede, sempre di Potenza, che si è dato come scopo la denigrazione della rivale e mai abbastanza odiata Materatown.

Insomma questa storia dell’ anonimato pare non faccia dormire sonni tranquilli a parecchi stanziali e, dobbiamo ammetterlo, non ci lascia indifferenti, ma soprattutto ci ha spinti a porci una domanda e precisamente: <<Come si può dirimere questa controversia sull’ anonimato? Di fronte alle “argute e dotte” critiche che abbiamo appena riportato “come”, ma soprattutto “chi”, può rispondere in maniera adeguata?>> Certamente non possiamo essere noi stessi in quanto parte in causa, e perciò abbiamo pensato che bisognasse interpellare un esperto, un “magister” appunto, che fosse all’ altezza, culturalmente parlando, di coloro che ci criticano. Avevamo pensato a Bombolo che purtroppo è deceduto qualche anno fa, ad Alvaro Vitali oppure a Thomas Milian in arte “Er Monnezza”, ma poi ci siamo imbattuti in un vecchio articolo del 2000 pubblicato sulla rivista Apogeo a firma del Dott. Marco Ivaldi dal titolo “Anonimato ed Internet” con particolare riferimento alla satira sul web. Il Dott. Ivaldi di Torino è un esperto in materia di sicurezza informatica, ricercatore presso una famosa azienda italiana di telecomunicazioni, editorialista su varie riviste specializzate nonchè fondatore di Linux&C, primo giornale italiano dedicato a Linux. Da noi contattato ha gentilmente offerto la sua disponibilità ed esperienza, in qualità di “magister”, a rispondere alle nostre domande e di riflesso alle critiche di molti stanziali che ci seguono. Prima però di augurare ai nostri lettori una “buona lettura” ci teniamo a sottolineare che questa intervista non vuole aprire un toto-materatown, quindi non verranno pubblicati eventuali commenti con riferimenti più o meno espliciti a persone sospettate di essere i possibili autori di questo sito.

Andiamo subito al dunque dott.Ivaldi. Lei ha scritto anni fa un illuminante articolo sull’ anonimato nel web con particolare riferimento alla satira su internet. Cos’è la satira e soprattutto cos’è la satira su internet, se mai ci fosse una differenza?

L’ articolo a cui Lei fa riferimento è stato pubblicato nell’ormai lontano 2000, ma devo constatare che è rimasto di grande attualità. Venendo alla Sua domanda, la satira è un genere letterario che ridicolizza i vizi, le follie, gli abusi e i difetti delle persone. Le sue origini si perdono nell’ antichità tra l’ Egitto e la Grecia, anche se il poeta latino Gaio Lucilio  fu il primo a codificarla sul piano formale. Questa premessa è necessaria per ribadire che la satira non è un genere nuovo, ma al contrario ha delle origini nobili e ben radicate nella cultura dei popoli, e in particolare di quello italiano. Ai giorni nostri, come è naturale, la satira si è evoluta ed Internet è soltanto il mezzo di comunicazione più recente. A tal proposito non riconosco differenze sostanziali nella satira fatta sulla carta stampata o su un sito web. Vi sono però alcune divergenze nella forma: tramite Internet, ad esempio, è possibile raggiungere rapidamente un pubblico vasto e non localizzato. Più che per la pervasività, però, Internet si contraddistingue dagli altri media perché dà la possibilità di esprimersi virtualmente a chiunque, indipendentemente dalle sue credenziali e disponibilità finanziarie.

Cosa ha rappresentato in passato e rappresenta l’espediente dell’anonimato nell’ arte della satira?

Da sempre l’anonimato ha rappresentato una condizione fondamentale per garantire la libertà di parola, costituendo un diritto importantissimo riconosciuto da tutti i governi democratici. Voci controverse ed irriverenti hanno potuto farsi sentire grazie alla copertura dell’anonimato, senza il timore di ritorsioni economiche, legali o sociali. Gli pseudonimi (Pasquino giusto per fare un esempio) giocano un ruolo fondamentale per la letteratura satirica, poiché consentono anche a scrittori impopolari o colpiti dalla censura di esprimere le proprie idee, senza che queste vengano rifiutate a priori o accolte con pregiudizio. A prescindere dai motivi che spingono un autore a non rivelare la propria identità, pubblicare scritti anonimi non è generalmente considerata una pratica fraudolenta, ma al contrario fa parte di una onorevole tradizione di dissenso e libera espressione.

Sarà pur vero quello che Lei dice ma la nostra impressione, confermata dal tenore di alcuni commenti che riceviamo, è che molti diano all’ anonimato un’ accezione sempre e comunque negativa a prescindere dall’ utilizzo che se ne fa. Per intenderci, per molti scrivere un articolo satirico senza firmarsi è alla stessa stregua di colui che scrive una lettera anonima.

E’ un grave errore trattare l’anonimato nella satira che ha una finalità, è utile sottolinearlo, etica, alla stessa stregua della scrittura di lettere di minaccia o rivendicazione anonime che hanno, al contrario, uno scopo vendicativo se non addirittura violento. In fondo, come tutti gli strumenti, anche dell’ anonimato si può evidentemente fare un uso distorto, ma non per questo bisogna cedere alla tentazione di darne una connotazione negativa o peggio ancora di metterlo al bando.

Materatown.net, per la scelta dell’ anonimato è spesso accusato, per usare un eufemismo, “di mancanza di coraggio” e di non assumersi la responsabilità di quello che pubblica. E’ una accusa, a suo giudizio, di qualche fondamento?

Assolutamente no. Tenga presente che poiché la satira ridicolizza non solo la società in generale, ma anche e soprattutto gli specifici individui che la compongono, non stupisce che essa possa suscitare le ire soprattutto di chi viene chiamato in causa in prima persona. Il ricorso all’ anonimato da parte degli autori non solo costituisce una scelta legittima e peraltro tutelata dalla democrazia, ma può servire a rafforzare il messaggio, distogliendo l’attenzione dall’autore. In altre parole, nella satira spesso non è importante chi scrive, ma ciò che viene scritto. E se il messaggio è scomodo o controverso è naturale che l’autore voglia in qualche modo tutelarsi da possibili ripercussioni.

Ma in una società democratica però quali possono essere le ripercussioni, visto che dovrebbe esistere la libertà di espressione?

In linea teorica, in una società democratica non dovrebbero esserci ripercussioni, a patto che l’autore faccia attenzione a non fornire pretesti per una denuncia per diffamazione o calunnia (o addirittura per plagio, come accadde qualche tempo fa a Daniele Luttazzi per la sua parodia di “Va’ dove ti porta il cuore” di Susanna Tamaro). Le ritorsioni, però, possono essere molteplici: oltre alle rappresaglie legali o economiche, un autore di satira può ad esempio temere l’ostracismo sociale, specialmente all’interno di una comunità di dimensioni ridotte quali possono essere quelle della sua città, o semplicemente l’invasione della propria privacy.

O, per dirla come un nostro estimatore, potremmo subire un <<… abbassamento di recchie!>>

Certo! E pur non essendo di Materatown posso facilmente immaginare che per Lei non sarebbe una cosa piacevole!

Lei sostiene che l’anonimato dovrebbe garantire l’attenzione su “ciò che viene scritto” piuttosto che sul “chi ha scritto”. Ma si potrebbe anche sostenere esattamente il contrario e cioè  che l’ “umana curiosità” spinge il lettore a concentrarsi sul “mistero” dell’ autore piuttosto che su quello che egli scrive. Pare che a Materatown si sia aperta una vera e propria caccia all’ untore relativamente al nostro sito!

Non stento a crederlo! E, diciamolo pure, “l’umana curiosità”, come la definisce Lei, spesso alimenta il fascino di un’opera anonima e contribuisce al suo successo. Nel caso specifico di materatown.net, ad esempio, posso immaginare che i vostri detrattori, desiderosi di smascherare l’ ”untore”, costituiscano una parte non trascurabile del vostro pubblico.

Altra accusa è che facendo satira ci si limita a “criticare” invece di proporre. Ma è compito della satira proporre?

Se è vero che la satira è critica per definizione, almeno in linea teorica dovrebbe trattarsi di critica costruttiva. Esagerando, ridicolizzando e condannando i difetti della società e delle persone, la satira ne mostra le contraddizioni e promuove il cambiamento. Pertanto, indirettamente, propone. E’ innegabile che la satira rivesta un ruolo fondamentale nella società: essa rappresenta lo specchio della società stessa e come tale costituisce un importante indicatore per comprenderne la struttura, i valori e la psiche collettiva. Alcuni studiosi ritengono addirittura che la satira e l’ironia forniscano strumenti più efficaci per capire la società di quelli messi a disposizione da altre discipline molto più serie, quali lo studio della storia e l’antropologia. L’esempio forse più celebre di questa visione ci viene riferito da Platone: ad un amico che gli chiedeva quale libro leggere per comprendere la società ateniese, il filosofo consigliò di consultare le opere del noto commediografo Aristofane.

Però, mi raccomando, se un amico le dovesse chiedere notizie su Materatown, Lei non gli dica di leggere questo sito!

Perché no? La vostra rubrica “Come ho fatto a vivere senza sapere che…” è una delle rassegne stampa più divertenti ed illuminanti in circolazione. Come si dice, quando la realtà supera la fantasia…

Esiste un dovere morale di manifestare la propria identità per diradare il sospetto su altre persone accusate ingiustamente di essere dietro un’ opera satirica anonima?

Non ritengo che vi sia il dovere morale da parte dell’autore di svelare la propria identità al fine di allontanare il sospetto da altre persone. A mio parere, l’autore può decidere liberamente se, quando ed in che modo rivelare la propria identità, sulla base della propria situazione e delle proprie convinzioni personali. Ribadisco ancora una volta che le voci anonime e coperte da pseudonimi fanno parte di una ricchissima tradizione che per secoli ha tutelato il dialogo e la critica costruttiva. Pertanto, sono convinto che la scelta dell’anonimato vada rispettata e protetta in nome della libertà di espressione.

Grazie Dott. Ivaldi per aver accettato di rispondere alle nostre domande!

Grazie a voi. E’ stato per me un onore sia rispondere alle vostre domande, sia essere stato scelto per questa intervista tra una rosa di candidati quali “Er Monnezza”, Alvaro Vitali o il mai dimenticato e compianto Bombolo!

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Scritto da materatown

9 April, 2012 alle 00:02

15commenti all'articolo 'Materatown vocat…magister respondet'

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  1. La mia opinione è che la redazione e l’anonimato di Materatown non avevano bisogno di essere legittimati dall’opinione validissima del dott. Ivaldi. La satira non ha bisogno di essere difesa, è un diritto presente nella nostra costituzione. Schopenhauer disse “la libertà di stampa dovrebbe essere condizionata dal più rigoroso divieto dell’anonimato”, ma credo che questo ragionamento rientri in una regime dittatoriale. “La satira può fare quel che caxxo gli pare, i limiti gli dà la legge” diceva invece e giustamente Luttazzi.
    Bonne nuit.

    Mirtilla

    9 Apr 12 at 03:07

  2. hihihih io voglio scoprire chi c’è dietro materatown perchè voglio offrigli un bel caffè! ahahahahaah continuate cosi’ ragazzi

    satanino

    9 Apr 12 at 07:54

  3. Io faccio parte di quelli invece che critica(va) l’anonimato di Materatown. Attenzione pero’ non per l’anonimato come concetto (Trillussa insegna) ma quando viene usato non per un nobile scopo quale è la critica o la satira, ma come per tante volte è stato usato per offendere qui e li persone e personaggi. Noto con enorme piacere che il “tono” è cambiato e quindi oggi Materatown è da me stesso preso come riferimento ed esempio. Saluti a tutti, piersoft al secolo piero paolicelli,

    Piersoft

    9 Apr 12 at 10:01

  4. Beh per fortuna adesso abbiamo chi ci spiegherà volta per volta dove si pone il sottile confine tra satira ed offesa. Ma ci faccia il piacere, ci faccia…

    miocognato

    9 Apr 12 at 10:27

  5. questo “magister” mi stava soorprendendo per competenza e chiarezza…poi però mi è scaduto, quando ha lodato la rubrica ” come ho fatto a vivere senza sapere che…”…fra l’altro, secondo me, il prof non ha capito cosa sono le “recchie”, per cui urge una lezione di materano!

    gioschi

    9 Apr 12 at 11:02

  6. Non ho capito, sarà il sig. Paolicelli il giudice supremo che deciderà quando materatown offende o fa satira?

    Domenico

    9 Apr 12 at 11:40

  7. Complimenti al dott. Ivaldi e alle istruttive citazioni (Aristofane, Platone…), cui sono da aggiungere Archiloco,Orazio, Giovenale, Pietro Aretino, Trilussa… “Ridentem dicere verum quid vetat?”(Orazio), “Quid vetat ridendo castigare mores?”(Jean de Santeuil). “Che cosa vieta di dire la verità ridendo?”, “Che cosa vieta di castigare i costumi ridendo?”. Perché i nemici della satira e dell’anonimato non si domandano per qual motivo la satira e l’anonimato fioriscono in tempi di dittatura e di intolleranza? I vari De Filippo,professore che non ha mai fatto una supplenza; Luongo,di cui non si sa che cosa sappia fare e che, voluto da D’Alema, vinse contro un uomo di valore quale Sisinni; Folino, che ha problemi con la sintassi e la grammatica italiana; Adduce, che non ha mai conseguito una laurea; Antezza che sa solo leggere ciò che gli altri scrivono per lei – domandatevi, signori lacché che odiate la satira e l’anonimato – darebbero la presidenza dell’Acquedotto Lucano, dell’Alsia ecc. ecc, o un semplice incarico universitario e il premio Basilicata all’autore e agli autori di Materatown, pur sapendo essi scrivere in italiano e avendo aiutato i materani a conoscere se stessi? Che gli farebbero,invece, se ne conoscessero l’identità? Questo è il problema intorno a cui conviene discutere. Ve lo dice uno che spesso pubblicò anonime le sue opere e provò il carcere della Bastiglia.

    Voltaire

    9 Apr 12 at 12:28

  8. Bel post. Indipendentemente da attori, buoni e cattivi, è un ottimo ed istruttivo promemoria da tenere a mente per il futuro. Sono argomenti di grande interesse secondo me, per emanciparci dal provincialismo che a turno, ci prende un po’ tutti.

  9. Bravo Materatown. Satira anonimato… non sò ..il più delle volte apprezzo le cose che “dici”. Per ringraziarti lascio un caffè pagato – per l’anonimo di turno – al bar che preferisci.
    Ciao

    Angelo C.

    9 Apr 12 at 20:02

  10. Questa bella intervista chiude, mi auguro definitivamente, la stucchevole pagina della caccia all’untore nei confronti degli ottimi autori di Materatown.
    E ora andate avanti così, NAN L’ P’NZET PREPT!

    Luigi

    10 Apr 12 at 09:13

  11. Chiamiamole “pasquinate” o ‘vox populi’, ma a me le cose che scrive Materatown piacciono e molto spesso le condivido, o meglio, ne condivido ancor più che i contenuti, i toni, spiritosi e causticamente lievi. In chiusura aggiungerei: ce ne fossero come lui!

    Biro

    10 Apr 12 at 23:30

  12. Non esageriamo con la beatificazione di Materatown e nemmeno con quella dell’anonimato. A me piace sia il sito che la satira e quindi spero che questa storia continui. Ed è’ questo l’unico motivo, cioè evitare il rischio di cessazione dell’attività da parte di MT, che potrebbe indurmi a frenare le mie personali ricerche per smascherarlo.
    Infine, certamente in passato l’anonimato ha tutelato i critici dalle vendette del potere, ma mi permetto di ricordare che oggi siamo in democrazia e libertà, seppur con non pochi problemi, e quindi grandi rischi per il prode Materatown non è che ne veda. Ciò detto, ancora una volta complimenti al satirico per la sua capacità, mostrata anche in questa occasione, di lanciare con successo campagne di opinione.

    AntonioR.

    11 Apr 12 at 12:02

  13. @Domenico @miocognato

    Non sono io a decidere il confine tra satira e eccesso. Ho solo detto la mia. Come dice AntonioR siamo in democrazia. Ci sono persone che muoiono per aver detto la loro alla luce del giorno o per cercare di cambiare il mondo. Dico solo che l’uso della penna è molto forte: dire cose giustissime in cui tutti si ritroviamo, può vanificarsi se i toni e le maniera sconfinano (come è accaduto più di una volta) in offese gratuite e fuori luogo.
    Ci sarà differenza tra Beningni nelle sue “arringhe” che fanno sorridere, e Sgarbi no? magari entrambi stanno dicendo cose giuste ma uno è simpatico e l’altro a volte si rende sgradevole..il contenuto passa in secondo piano. Tutto qui.

    Francesco Piero Paolicelli

    16 Apr 12 at 15:35

  14. @Paolicelli

    Fermo restando che tu sei libero di esprimere la tua opinione onestamente, non sono riuscito a trovare (sono andato a rileggermi gli utlimi articoli) dove e quando materatown ha “sconfinato in offese gratuite e fuori luogo”. Se ce ne dai un esempio magari la tua tesi potrebbe essere più convincente.

    Domenico

    16 Apr 12 at 18:02

  15. Stavo per scrivere la stessa cosa. Quali sarebbero le offese gratuite e fuori luogo?

    miocognato

    16 Apr 12 at 20:05

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