Il sito dei fuorisede di Matera

Archive for June, 2013

Salvatore “Stecchino”

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Care lettrici e cari lettori, qualunque sia il vostro credo politico, qualunque sia la vostra opinione sulla Amministrazione di Materatown, qualunque sia il giudizio che avete sul vostro Sindaco, dovrete per forza di cose convenire, dopo aver visto il video che segue, che il Primo Cittadino è un simpatico “mattatore”. Guardate un po’ cosa ha combinato durante l’ultimo consiglio comunale del 28 Maggio scorso quando si è esibito, davanti ad una platea in visibilio, in una una imitazione strepitosa del grande Roberto Benigni. Buona visione:

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Written by materatown

June 17th, 2013 at 12:01 am

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L’avvocato del…Diavoletto!

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Alcune settimane fa abbiamo ricevuto da Emanuele Giordano, conduttore della famosa trasmissione stanzial-satirica Cuccurucù in onda su TRM ogni pomeriggio, una richiesta alquanto insolita. Il piccolo giornalista ci comunicava di essere stato querelato dal Sindaco Salvatore Adduce per via di una puntata andata in onda il 24 Aprile del 2012. A causa di tale spiacevole evento, il suddetto Giordano chiedeva a noi di materatown.net di assumere la sua difesa in vista del processo che lo vedrà suo malgrado protagonista. Noi, da parte nostra, dopo aver coinvolto il nostro ufficio legale composto da giovani studenti in legge di Materatown che frequentano le Università nordiche abbiamo deciso di accettare il gravoso incarico. Quella, pertanto che segue è l’arringa finale che il nostro collegio difensivo ha preparato pronto per essere esposto davanti ai giudici che dovranno decidere sulla colpevolezza o meno di quel “diavoletto” di Emanuele Giordano.



Signor Presidente, signori giudici popolari,

pertetteci di iniziare la nostra arringa parafrasando con umiltà il famoso discorso di Antonio nel “Giulio Cesare” di Shakespeare: Noi non siamo qui per osannare Emanuele Giordano ma per difenderlo!  Non siamo qui per decidere se Emanuele Giordano è antipatico, se la satira di Cuccurucù è satira d’autore oppure no e non siamo qui, e soprattutto voi non siete qui, per dare un giudizio sulla sua trasmissione. Anzi, facciamo così: sgombriamo subito il campo da ogni equivoco e diciamo senza giri di parole che a noi di materatown.net molte volte quello che Giordano dice e soprattutto il modo con cui lo dice non ci piace affatto. Spesso è un “tantinello” volgare, utilizza la lingua italiana in modo, a dir poco, disinvolto e il suo modo di fare televisione non rispecchia i nostri canoni di qualità. Detto ciò, però, ripetiamo che in questa assise non ci viene richiesto di decidere se invitare Giordano alla nostra festa di compleanno nè di fare i critici televisivi bensì noi oggi dobbiamo valutare se quello che Giordano disse il 24 Aprile 2012 nei confronti del Sindaco Adduce è da ritenersi passibile di condanna.  Noi crediamo di no! Ma andiamo con ordine e ripercorriamo insieme ciò che accadde quel famoso pomeriggio di più di un anno fa.

Emanuele Giordano durante la sua trasmissione, parlando del Sindaco, espresse alcune considerazioni che sono state ritenute dal Sindaco offensive e lesive della sua onorabilità e per questo motivo ha querelato il nostro assistito chiedendo l’applicazione dell’ art. 545 comma 1 e 3 del Codice penale e precisamente perchè il Giordano (riportiamo testualmente): “offendeva la reputazione del Sindaco di Materatown, Adduce Salvatore, rivolgendosi a lui con l’epiteto “Cifadduce” […] accostandolo alla figura del Conte Tramontano, personaggio storico della città di Materatown che si era macchiato di numerosi soprusi ai danni dei cittadini”. Bene, Signor Presidente e signori giudici popolari, concedeci una seconda citazione, questa volta meno dotta ma sicuramente calzante: come diceva in un suo famoso film Nanni Moretti, “le parole sono importanti!” e, se sono importanti, dobbiamo domandarci cosa vuol dire “epiteto”. L’ Enciclopedia Treccani,  ci dice che trattasi di “sostantivo, aggettivo o locuzione che si aggiunge a un nome per qualificarlo. Per estensione ha significato di titolo ingiurioso” A questo punto ci e vi domandiamo: E’ il termine “Cifadduce” un epiteto? Contiene in sè il germe dell’ingiuria? Suvvia non scherziamo! Il termine in questione è ricavato dalla fusione di due nomi di per sè,  fino a prova contraria, per nulla offensivi (a meno che non si ritenga che dare del “Cifarelli” o dell’ “Adduce” a qualcuno sia una offesa!) e che dovrebbero, nell’intenzione satirica del Giordano, simboleggiare la perfetta simbiosi politica tra il Sindaco ed il suo Capo di Gabinetto, il Dott. Cifarelli. Non vogliamo certo nascondere che dietro tale espediente liguistico ci sia anche una critica politica nei confronti dell’ Amministrazione di Materatown, ma questo, fino a prova contraria, è un diritto di cui Emanuele Giordano gode ancora. Se poi, il Sindaco Adduce ritiene che l’accostare il suo nome a quello del suo fedelissimo collaboratore sia un atto ingiurioso nei suoi confronti, questo certo non è un problema del nostro assistito e fossimo nei panni del Dott. Cifarelli non ne saremmo certi gratificati.

Veniamo ora alla seconda presunta offesa alla reputazione del Sindaco, ossia il paragone con il Conte Tramontano che il Giordano fece quel fatidico 24 Aprile. Ad occhio, o per meglio dire, ad orecchio superficiale questo accostamento potrebbe sembrare almeno irriguardoso, non fosse altro per che per anni a noi fanciulli stanziali che andavamo a giocare a pallone “sul castello” ci venivano propinate storie fantasiose sulla figura del nobile napoletano da far invidia alle sceneggiature dei film di Dario Argento. Ma noi dobbiamo valutare la realtà dei fatti e non bizzarri racconti che turbano i sonni dei bambini ed i fatti dicono tutt’altro. Dicono che i giudizi che la Storia assegna ai suoi protagonisti non sono assoluti ma soggetti a molte variabili quali, prima di tutto, le convinzioni personali che ognuno di noi si porta nel proprio bagaglio culturale. Senza scomodare i cosidetti “revisionisti” del nazismo o dello stalinismo, converrete con noi che, se per molti Napoleone è stato un tiranno, per altri è stato un eroe. Giudizi altrettanto divergenti, arrivando a tempi a noi più vicini,  si possono dare, per esempio, su Fidel Castro, Chavez o lo stesso Andreotti scomparso qualche settimana fa. A tal proposito, se noi dicessimo che il Sindaco si comporta come Andreotti o come Fidel Castro, quali dei due accostamenti reputerebbe offensivo? Magari oggi quello con Fidel Castro anche se 30 anni fa sarebbe stato un paragone per lui lusinghiero. Ma c’è un altro fattore su cui, signori giudici, vorrei voi rifletteste e cioè la variabile geografica che spesso condiziona i giudizi sui personaggi della Storia. Provate a farvi un giro per Vienna e rimarrete stupiti come siano onorati con strade, piazze ed addirittura statue il Maresciallo Radetzky ed il Principe Metternich, tanto odiati in terra italiana per via del loro ruolo durante il Risorgimento Italiano. Ma anche senza scomodare l’ Austria, molte volte per avere giudizi così discordanti basta anche solamente varcare i confini regionali e qui veniamo al “nostro” Conte Tramontano. A Napoli, sua città natale, hanno un giudizio così benevolo nei suoi confronti che gli hanno addirittura dedicato una strada centralissima (alleghiamo alla Corte come prova la seguente fotografia) e sfido chiunque di voi a offendersi nell’avere il proprio nome paragonato ad un personaggio che fa parte della toponomastica della città più famosa del Sud!

Lasciateci però concludere con una riflessione che va al di là dell’episodio specifico di cui stiamo discutendo oggi e cioè, più in generale, su questa moda della querela facile sempre più imperante da parte di personaggi pubblici, soprattutto politici. Speriamo capiscano finalmente che l’avere ruoli di responsabilità comporta onori ma anche qualche piccolo onere tra cui il ricevere critiche dure seppur ritenute ingiuste. Non a caso i latini, padri del nostro diritto, riassumevano tale concetto con una espressione felicissima: “Biciclettam vellet? Et nunc pedalat!” Per tutte queste ragioni chiediamo a Lei Presidente ed a Voi Giudici popolari, di assolvere Giordano Emanuele dal reati contestati perchè il fatto non sussiste. Lasciamo adesso, qualora lo voglia, la parola all’accusa. Grazie!”

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June 10th, 2013 at 12:24 am

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Il Paride Furioso

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orlando Con la straordinaria scoperta che ci accingiamo a rivelare questa settimana siamo convinti di dare il contributo definitivo e risolutore alla candidatura di Materatown a Capitale Europea della Cultura nel 2019 cosa di cui, siamo convinti, l’ intera cittadinanza ci sarà riconoscente. Siamo infatti venuti in possesso di un eccezionale documento abbandonato per secoli negli scantinati del Palazzo del Casale risalente al XVI secolo. Si tratta di un poema cavalleresco dal titolo “Il Paride Furioso”, di cui pubblichiamo in esclusiva mondiale il proemio composto da quattro ottave. Il capolavoro pare essere opera di un allievo materano del grande Ludovico Ariosto, il cui nome purtroppo è sconosciuto e tutto quel che sappiamo dell’anonimo concittadino è il curioso ed inspiegabile soprannome con cui era conosciuto negli ambienti della Materatown del 1500 cioè “Il Senzapalle”. Essendo un’ opera sconosciuta ai più, pubblichiamo al termine di ogni ottava una analisi del testo originale. Buona lettura:

Le gesta, gli scritti, gli incarichi, il valore
le amicizie, le audaci imprese io canto
che furon al tempo che il calabro direttore
traversò il Pollino e della Lucania si giovò tanto
seguendo idee e giovanil furore
del 68 rivoluzionario che si diè vanto
di vendicar angherie e soprusi
dopo anni di democristiani abusi.

(L’anonimo “Senzapalle” spiega ai suoi lettori che narrerà le vicende
che videro protagonista un gentiluomo calabrese che, passato il Pollino,
giunse in Lucania dove ottenne gratificazioni ed onori, guidato da ideali
rivoluzionari tipici del 1568 che avevano l’ambizione di combattere le
ingiustizie perpetrate in quegli anni dalle grandi famiglie di religione
cattolica!)

Dirò di cavalier Paride, che nel medesmo anno
da fustigatore di costumi e moralizzatore,
per ignote cause cessò al poter di recar danno
scrivendo di Vincenzo l’assessor il gran valore
laudando le gesta di Vito Presidente senza affanno
dichiarando ad Emilio senator il suo immutato amore
finchè della Commissione la guida gli fu concessa
e alla consorte dall’italian oscuro la direzion promessa.

(Qui “Il senzapalle” è ancora più esplicito. Dichiara di voler parlare del Cavalier
Paride che improvvisamente, per cause rimaste sconosciute, smise di lottare
contro il potere costituito, iniziando a tessere le lodi di personaggi politici
famosi del tempo, anche se oggi totalmente sconosciuti, quali Vincenzo l’
Assessore, Vito il Presidente ed Emilio il Senatore. “Il senzapalle” inoltre
vuol parlare anche di quando il prode Paride ottenne per sè la guida di una
non meglio precisata Commissione e per la moglie, famosa per uno stile di
scrittura criptico, la direzione di un giornale!)

Non piacciavi, generosa prole stanziale,
di queste storie porre quesito alcuno
o farne origine per satira bestiale,
chè Paride d’ ira non è mai a digiuno
come accadde al vil Parrella direttor di giornale
che a singolar tenzone fu invitato a raduno
non prima di ricever il galante avviso
di togliere le lenti dall’odiato viso.

(“Il senzapalle” procede con un avvertimento ai suoi lettori. Nessuno si azzardi a
chieder conto al diretto interessato di questi mutamenti di comportamento o,
peggio ancora, a farne oggetto di satira e sarcasmo, in quanto il cavaliere
Paride pare non fosse molto avvezzo alla critica. Qui l’autore cita
un famoso episodio delle cronache lucane del 500 quando un tale Parrella Mimmo,
direttore di un giornale locale dell’epoca, reo di aver criticato Paride, venne
invitato da quest’ultimo a risolvere la questione mediante scontro fisico non
prima di averlo avvertito di togliersi le lenti da vista! E’ evidente il
riferimento ad un antico modo di duellare dell’epoca detto “cupr alla ciecata”!)

Voi sentirete tra i suoi più degni amici
quel Paolo che dall’ Alpe iniziò crociata
per conquistar gli europei benifici
sebben esiliato dalla sua Torino ingrata.
Voi vedrete sostener Paride felici
color che nei simposi passan la giornata
color che l’un dell’altro sapere si fanno vanto
e mai mosser piede senza potere accanto!

(L’ultima ottava del proemio è un delizioso quadro della società di Materatown di
quegli anni. “Il senzapalle” racconta delle amicizie del Cavaliere Paride, cita un famoso
mercante dell’epoca che oggi definiremmo “manager”, Paolo Verri, che fu
costretto ad abbandonare Torino, sua città natale, venendo così adottato da Materatown
dove si  prodigò al fine di far ottenere alla città riconoscimenti di carattere europeo.
Parla poi l’autore più in generale degli intellettuali dell’epoca che erano
soliti trascorrere le loro giornate in riunioni, conferenze e tavole rotonde,
alla presenza di politici potenti dove era costume complimentarsi l’uno con l’altro !)

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Written by materatown

June 3rd, 2013 at 12:02 am

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