Il sito dei fuorisede di Matera

Archive for March, 2014

Arrivano i mo…naci!

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ESULTATE STANZIALI! Finalmente sono arrivati! Belli, giovani, forti e pieni di entusiasmo da tutta Europa! Su, correte, andate a prenderli in aereoporto a Bari o in Stazione (sempre a Bari ovviamente!) portate loro fiori e cioccolatini, tendegli la mano, fategli sentire tutto il calore e la riconoscenza per quello che si accingono a fare per il vostro bene e per quello di Materatown.  Non avete ancora capito di chi stiamo parlando? Sono arrivati i primi 15 Non-monaci del progetto Un-Monastery!

Per chi non lo sapesse, si tratta di quell’ambizioso progetto nell’ambito delle iniziative “culturali” per la Candidatura di Matera 2019 che pare sia costato al Comune una cifra che aggira intorno ai 40.000 euro comprensiva anche di vitto ed alloggio e rimborso spese (400 euro mensili per ogni non -monaco) presso il Palazzo del Casale (detto anche per l’occasione il Non-Monastero). Questi forestieri hanno superato una durissima selezione da parte di una Commissione giudicante costituitasi per l’occasione che ha analizzato decine e decine di candidature, ed ora sono a Materatown dove, nel giro di pochi mesi, dovranno portare a termine i loro progetti innovativi che tanto splendore e notorietà porteranno alla città. E allora, care lettrici e cari lettori, andiamo insieme a vedere un primo progetto che queste “eccellenze” hanno appena concluso dopo giorni di duro ed estenuante lavoro. Si tratta del cosidetto “progetto felicità” ideato e realizzato dal non-monaco Cristiano Siri da Genova e “Bembo” Davis da Bergen (Norvegia) con le riprese video della non-monaca Maria Byck da New York. Al termine della visione di questo documento, siamo certi, verrete presi anche voi dall’irrefrenabile desiderio di donare tanta felicità (utilizzando la stessa metologia descritta nel video) al Sindaco, al Direttore del Comitato Matera 2019 e a tutti coloro che si sono resi artecifici di siffatta iniziativa! Buon divertimento.

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Written by materatown

March 30th, 2014 at 11:29 pm

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Petro Cel Lin

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La sera stessa in cui furono confermati i risultati delle elezioni politiche, Vito Rosario Petrocelli, davanti ai microfoni dei cronisti locali commentò, con sguardo fiero, la propria elezione al Senato ripetendo il famoso slogan maoista “SERVIRE IL POPOLO! “. Nessuno dei presenti comunque si meravigliò più di tanto della curiosa esternazione del neo-senatore grillino in quanto, già all’epoca dei fatti, era risaputo che il buon Petro Cel Lin vantava nel suo glorioso passato una lunga militanza nei CARC, i Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo, che improvvisamente abbandonò nel 2008. Nel giro di pochi mesi abbraccia le idee del Movimento 5 Stelle, passando così, in un batter d’occhio, dalla Rivoluzione Culturale di Mao a quella “Fanculare” di Beppe Grillo. Ad onor del vero, il compagno Petro Cel Lin una spiegazione di questa “conversione” l’ha data, almeno da quanto riportato dal Corriere della Sera in un articolo del Febbraio 2013, in cui spiegava che il suo abbandono dei CARC era stato dovuto alla scelta di questi ultimi di “farsi partito, tradendo il marxismo per un leninsmo più spinto!” trovando così consolazione tra le braccia della “Casaleggio Associati” dove, sempre citando la stessa fonte,  Petro Cel Lin confidava che “si respira l’aria movimentista da anni Settanta che ho sempre cercato!”

Questo atteggiamento da “duro e puro” è rimasto immutato anche in qualità di Senatore. Infatti Petro Cel Lin, a Palazzo Madama, si distingue, oltre che per la assoluta fedeltà al Capo Supremo (“Io amo quest’uomo!” ha scritto recentemente su twitter a proposito di Grillo) anche per la severità con cui giudica i suoi colleghi parlamentari che hanno osato muovergli delle critiche. Implacabile ed in perfetto stile da Tribunale Speciale Cinese, infatti, “bolla” come “Banda dei Quattro” i Senatori dissidenti per poi commentare la loro espulsione citando la frase più celebre del repertorio maoista evidentemente mai dimenticata o forse suggerita dal responsabile del M5S per la comunicazione Rocco Casalino (ex concorrente del Grande Fratello) :  “la Rivoluzione non è un pranzo di gala!”

Date queste premesse ci siamo chiesti: quale potrà mai essere lo stile di vita di Petro Cel Lin nella Capitale se non austero e modesto, privo di ogni frivola distrazione borghese, quasi ascetico come si confà ad un perfetto rivoluzionario? Vivrà sicuramente con uno stipendio da contadino di un villaggio sperduto della Regione dello Yunnan , in una casa tipica da proletariato cinese costruita in legno ed argilla, mangerà una ciotola di riso al giorno, si sposterà utilizzando una bicicletta ed ovviamente vestirà con un tipico zhongshan zhuang, indumento più noto come Giacca di Mao ossia, per farla breve, quella casacchina verde con coppolino sulla testa.

Pensate che stiamo facendo della bassa ironia qualunquistica nei confronti di Petro Cel Lin? Invece vi sbagliate e per dimostrarvelo vi proponiamo il resoconto dei guadagni e delle spese del rivoluzionario “nostrano” da quando dimora a Roma analizzando gli ultimi 3 mesi del 2013 (fonte www.tirendiconto.it)

STIPENDIO: Petro Cel Lin ha ricevuto mensilmente uno stipendio netto di circa 3400 Euro che non è proprio l’emolumento medio di un contadino di un villaggio sperduto cinese. Ma volete mettere il costo della vita a Roma paragonato con lo Yunnan? A questa cifra va aggiunta la parte variabile dello stipendio o, se preferite, un rimborso forfettario per l’esercizio di mandato, che è stato in media, per il rivoluzionario “maoista” Petro Cel Lin, di circa 6900 Euro netti mensili. Lo so, lo so, cosa state pensando qualunquisti che non siete altro. Ma state calmi perchè questo è lo stipendio ma poi ci sono anche le spese e si sa che la rivoluzione ha un suo prezzo da pagare se vuole vedere sorgere “il sol dell’avvenir!”.

ALLOGGIO: Avete mai provato a cercare a Roma magari a Trastevere o nel quartiere Prati un’ abitazione caratteristica della Cina di Mao magari in legno ed argilla? Potete passare mesi interi a cercarne una senza trovarla. Sono le tipologie abitatative più ricercate dai rivoluzionari di professione e, se non ci credete, provate a chiedere a qualche agente immobiliare. Vi diranno di mettervi in fila e, se per vostra fortuna ne hanno una, ve la fanno pagare a peso d’oro come infatti è accaduto a Petro Cel Lin che ha dichiarato come spesa di alloggio a Roma 2100 Euro al mese.

VITTO: Può Petro Cel Lin mangiare alla mensa del Senato? Su, non scherziamo! Salvo casi eccezionali (in media circa 100 Euro al mese) assolutamente no, visto che quello è il covo della borghesia e del capitalismo imperialista. Ma, purtroppo, Roma è città turistica ed i romani, quando vedono un forestiero, seppur Senatore e rivoluzionario, ne approfittano e così per una ciotolina di riso bianco ti sparano prezzi assurdi. Questo spiega perchè Petro Cel Lin ha speso a Novembre 2013 solo per auto-sostentamento la bellezza di 515 Euro e addirittura a Novembre ben 728 Euro! Purtroppo la rivoluzione si fa sì con il fucile in spalla ma poi ci vogliono le energie per trasportarlo!

TRASPORTI: Secondo voi perchè Roma è detta anche “Città dei 7 Colli”? Certamente perchè non sorge sopra la pianura padana! E allora, se ci riflettete su, con tutto ste’ salite, poteva Petro Cel Lin spostarsi in sella ad una bicicletta per le sue frenetriche attività rivoluzionarie con il rischio magari di arrivare in Senato e non riuscire a pronunciare i suoi veementi discorsi a causa del “fiatone”? Voi direte: “beh ci sono sono sempre gli autobus o la metropolitana!” Ed allora io vi rispondo che siete dei provincialotti che non avete mai messo fuori il naso da Piccianello o Bottiglione! Perchè, miei cari, se c’è una cosa certa nella vita, oltre la morte, è il fatto che gli autobus romani e la metropolitana arrivano sempre in ritardo. A questo punto capirete facilmente il perchè nei mesi di Ottobre, Novembre e Dicembre del 2013 egli non abbia speso un euro per i trasporti pubblici ma 400 euro in media mensili per Taxi, noleggio auto e rimborsi chilometrici. In fondo un rivoluzionario non può arrivare in ritardo all’appuntamento con la Storia!

ALTRO: Nell’Ottobre 2013 la cifra relativa a questo curioso capitolo di spesa è stata di 490 Euro, per poi passare a 60 in quello di Novembre e 170 per quel che riguarda Dicembre. “Per abiti di rappresentanza” pare abbia risposto Petro Cel Lin a chi gli chiedeva conto di queste cifre (fonte giornalettismo.it). In fondo, trovare lontano dal periodo di Carnevale e a poco prezzo un zhongshan zhuang in perfetto stile maoista non è così facile. Quindi nulla di cui scandalizzarsi perchè, del resto, quando si viene chiamati per “SERVIRE IL POPOLO”  bisogna essere irreprensibili. Anche nell’abbigliamento!

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March 23rd, 2014 at 11:52 pm

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Il Quotidiano di Materatown n° 11

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March 16th, 2014 at 11:37 pm

Una storia di ordinaria emigrazione

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“Vi racconto di un incontro con una comunità che mi ha scaldato il cuore e mi ha fatto riflettere. Mentre sto per parlare davanti a tre generazioni di questi lucani di Reggio Emilia, che vogliono sapere quale sarà il futuro della loro Basilicata, mi fermo a pensare. Chi ho davanti a me? Persone felici? Sono i figli di questa nostra Basilicata che ha sparso il suo seme vitale in tutto il mondo. Potrebbe essere una storia a lieto fine? Forse sì. Se sapremo intercettarli e tenerli vicini a noi, farci raccontare chi eravamo per capire chi potremo essere. Alla fine, gustiamo i sapori della nostra terra, una delle cose a cui non vogliono rinunciare. Assieme agli amici, alle feste, ai santi, al mare e alle colline d’estate.  Chiudo gli occhi e provo a immaginare tanti puntini su una mappa, piccoli punti luminosi. Provo a unirli con l’immaginazione e vedo emergere l’immagine di una piccola grande regione, che ha tante facce e che ci osserva ancora col sapore di casa in bocca”.

Se siete riusciti ad arrivare fin qui vincendo il naturale impulso di recarvi in bagno, avrete certamente capito che ciò che avete appena letto non è “farina del nostro sacco” (se invece il dubbio vi anche solo sfiorato, allora è meglio che cancelliate questo sito dai vostri “preferiti”!). Si tratta di un ampio stralcio di un articolo apparso sulla pagina Facebook di Marcello Pittella che così commenta o, peggio ancora, fa commentare a qualche addetto alla comunicazione, la sua visita a Reggio Emilia presso la locale comunità di emigrati lucani.

A qualche giorno dalla pubblicazione di tale “capolavoro” di retorica, abbiamo ricevuto da Pina, 34enne di Grassano, che lavora e vive a Padova una lettera diretta al Presidente Pittella che volentieri pubblichiamo:

 “Egregio Presidente, Le scrivo per raccontarle una piccola storia di ordinaria emigrazione sperando non tanto che le faccia “scaldare il cuore” (questo compito lo lascio volentieri alla comunità di Reggio Emilia quando le offre salame e Aglianico magari al suono del Cucù o della Cupa-cupa!) ma che almeno la faccia riflettere. Ho 34 anni e lavoro da 7 anni in un Call Center a Padova per una società che ha avuto in appalto questo servizio da un grosso distrubutore di energia. Le dico subito che non avrei dovuto scrivere Call Center perchè l’azienda ci tiene ad usare un termine più “politicamente corretto” quale “Customer Care”. La sostanza comunque non cambia.

Mi alzo alle 6 di mattina ed alle 7 prendo l’autobus n° 22 per essere al lavoro prima delle 8. Se colleziono più di 20 minuti di ritardo in un mese questo tempo mi viene scalato dallo stipendio per non parlare delle “strigliate” che devo subire dai cosiddetti “coordinatori”, figura riveduta e corretta dei vecchi crometristi di un tempo che stazionavano dietro la catene di montaggio e, proprio come i loro antenati, i coordinatori hanno la strana peculiarità di annoverare quelli più stronzi proprio tra coloro che sono meridionali come me. Altro che solidarietà e senso di appartenenza!  Appena arrivo vado nel mio armadietto e prendo possesso della mia cuffia con microfono e mi siedo nella prima postazione libera in quanto l’azienda scoraggia l’abitudine di avere una postazione fissa forse per ricordarci, anche fisicamente, che siamo solo dei precari! Qui per 8 ore rispondo a gente quasi sempre arrabbiata ed i peggiori sono i vecchi (a proposito ma Lei sa chi ha messo in giro la storiella che gli anziani sono dolci e pazienti?) . Ti insultano, urlano, ti chiudono il telefono in faccia, ma oramai ci ho fatto l’abitudine anche se non le nascondo che i primi tempi ci rimanevo veramente male. Se voglio andare in bagno o prendermi una pausa (ne ho diritto a 3 al giorno da 10 minuti ciascuna) devo segnarmi su una lavagna posta al centro della sala, dove ognuno di noi deve scrivere l’orario in cui intende alzarsi dalla sua postazione. Se non seguiamo questa prassi o rientriamo con qualche minuto di ritardo dalla pausa, il solerte “coordinatore” immediatamente ci segnala all’ Ufficio del Personale per una lettera di richiamo. Il pranzo, ovviamente, avviene su più turni  e non avendo diritto a buoni pasto o ad una mensa (il contratto non lo prevede!)  ognuno si arrangia come può. Io, in genere, mi porto un panino o un po’ di pasta al forno surgelata che mia madre mi fa arrivare da Grassano grazie ai quali riesco a sopravvivere con 1000 euro al mese e 430 di affitto (con buona pace per “i sapori della nostra terra” di cui parla Lei insieme ai suoi amici del Circolo Lucani di Reggio Emilia!).

Lo sa che abbiamo anche uno “psicologo” o almeno così lo chiamiamo tutti? Gira per il “salone” mentre noi siamo al telefono. La sua funzione, le confesso, dopo 7 anni di Call Center, ancora non mi è chiara. Lei penserà che dovrebbe darci supporto visto il tipo di lavoro che svolgiamo ma l’unica cosa per cui si contraddistingue è quella di rimproverarci per la durata delle chiamate. E’ solito avvicinarsi con un fogliettino dove sono riportati i minuti di conversazione che abbiamo avuto con i clienti il giorno prima e dirci che siamo oltre la media fissata dall’ azienda che è di 2 minuti a telefonata. 

E adesso, egregio Presidente, Le voglio parlare di Alberto. Alberto era un mio collega. Aveva circa 30 anni anche se l’età di preciso non la conosco non avendogliela mai chiesta. Era alto e biondo, come solo alcuni siciliani lo sono a testimonianza della dominazione normanna. Casualità ha voluto che spesso, durante le nostre pause, ci trovassimo fuori dal “salone” insieme. Non era di molte parole Alberto ed è per questo che subito dopo le vacanze di Natale mi aveva stupito quando, lasciandosi un po’ andare, mi aveva confessato: <<Sai, Pina, non volevo proprio tornare qui questa volta! Si sta troppo bene a casa a Catania!>> Forse perchè colta di sorpresa o perchè non sapevo cosa rispondere, gli ho detto quello che molte volte mi sono sentita dire io dagli altri soprattutto da gente del Nord: <<Ma a Catania non hai proprio possibilità di tornare? Hai provato a mandare qualche curriculum?>> Alberto mi ha guardato con i suoi occhi dolci e poi mi ha fatto solamente un sorriso che era un misto di ironia e malinconia. Quel sorriso io, signor Presidente, lo conosco bene e Lei, sono certa, non l’ha mai visto altrimenti non avrebbe pubblicato quell’articolo su facebook. Ed allora provo io a tradurglielo quel sorriso. Alberto voleva dirmi: <<Pina lo sai meglio di me come vanno certe cose dalle nostre parti. Se non conosci qualcuno che ti fa entrare come dirigente alla Regione, se non hai agganci politici che ti permettano di vincere un concorso-farsa alla Provincia, se non hai un padre con un conto a sei zeri in banca che fa sì che la stessa banca ti assuma, se non hai la tessera del partito giusto che ti fa diventare assistente all’ Università, se non hai la faccia tosta di disquisire di meritocrazia su qualche giornale  locale pur non avendo mai avuto nessun merito nella tua vita se non avere un cognome importante, allora non ti resta che fare le valigie e rispondere al telefono a qualche vecchio rincoglionito che non sa leggere una bolletta della luce!>>

Ecco, egregio Presidente, questo voleva dirmi con il suo bellissimo sorriso Alberto quel pomeriggio freddo alla periferia di Padova. Alberto l’ho visto ancora qualche volta da quel giorno ma non abbiamo più toccato l’argomento e lui è ritornato ad essere il ragazzo silenzioso così come lo avevo conosciuto. Un bel giorno di inizio Febbraio non è più venuto a lavorare. L’azienda, solerte, gli ha mandato la visita fiscale perchè non aveva giustificato la sua assenza. In “salone” raccontano che il medico, dopo un paio di tentativi, ha chiamato i carabinieri. Hanno sfondato la porta e lo hanno trovato morto disteso sul suo letto. Pare soffrisse di una disfunzione cardiaca congenita. Dopo le solite trafile legali, Alberto ha fatto, due settimane fa, il suo ultimo viaggio alla volta di quella Catania che tanto amava anche se non ricambiato. Sa, Presidente, noi fuorisede siamo gente strana ed anche un po’ fessa. Nonostante tutto continuiamo a voler bene alle nostre città d’origine.

Questo volevo dirle e spero che la prossima volta, quando vorrà parlare di fuorisede e di emigrazione, Lei pensi per attimo al sorriso di Alberto. Adesso devo proprio salutarla perchè, mi scusi, ma si è fatto tardi. Domani devo alzarmi presto e non vorrei perdere l’ autobus n° 22 per andare al lavoro. Cordialmente Pina

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Written by materatown

March 9th, 2014 at 11:43 pm

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Se potessi avere 250 euro al mese!

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Cos’è il genio se non la capacità di osservare la realtà da una prospettiva che mai nessuno prima aveva utilizzato mettendo così in crisi quelle verità che noi, gente normale di media intelligenza, riteniamo acquisite? Quanto saremmo indietro nella conoscenza del mondo che ci circonda se un bel giorno Albert Einstein non avesse messo in discussione il dogma sul concetto del Tempo come entità ”assoluta”? Cosa sarebbe la musica se Amadeus Mozart non avesse stravolto le regole ferree di composizione, considerate sacre ai suoi tempi, riguardanti la ”tonalità” e l’ ”armonia”? Che lingua parleremmo oggi se Dante Alighieri non avesse pensato, al contrario di molti suoi contemporanei, che l’utilizzo della lingua volgare era più che adatta per esprimere “altissimi e novissimi concetti” ? Ed ancora: non saremmo, tutti noi “mediocri”, ancora convinti che lo spopolamento della Basilicata sia dovuto all’emigrazione per motivi di studio e lavoro se le 10 menti eccelse raffigurate nella foto non ci avessero aperto gli occhi e spiegato che il problema, al contrario, è dovuto all’alto numero di aborti che praticano le donne lucane? Ovviamente stiamo parlando della proposta di legge regionale firmata da 10 consiglieri in rappresentanza di quasi tutti gli schieramenti politici (si va dal PDL, al Movimento 5 Stelle passando per il PD e Fratelli d’Italia a dimostrazione che il “genio” è un dono “trasversale”) in cui si prevede un bonus di ben 250 euro al mese per 18 mesi a tutte quelle donne che dovessero decidere di rinunicare alla pratica dell’aborto e questo, come già detto, perchè, secondo i magnifici 10, l’interruzione di gravidanza è (testuale) “causa di calo demografico in Basilicata” e “prima causa di morte in Europa”. Ora, poichè noi di materatown.net vogliamo essere parte attiva e non solo spettatori, abbiamo deciso di dare il nostro piccolo contributo a tale “nobile” iniziativa preparando per le donne lucane che decideranno di richiedere il suddetto contributo regionale, un fac-simile della domanda da presentare in carta semplice via posta ordinaria o tramite email:

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Written by materatown

March 2nd, 2014 at 11:46 pm

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