Il sito dei fuorisede di Matera

Archive for July, 2015

Ritorno a Materatown – sei anni dopo

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Correva l’anno 2009. Era un gennaio molto freddo qui nelle lande nordiche e quella fu l’ultima volta che utilizzai l’autobus per attraversare nottetempo l’Italia intera per giungere a Materatown. Da allora non ho più ripetuto la mistica esperienza preferendo a volte l’auto, visto che l’età e le finanze ancora me lo permettono e, a volte, scegliendo di solcare i cieli nazionali grazie a quella stupenda invenzione che chiamano RyanAir. Alcune settimane fa, però, a causa di un destino cinico e baro, non ho avuto altra scelta: l’unico modo per raggiungere la città natale era il maestoso automezzo gommato di origine altamurana.

Arrivo in tarda serata nel luogo deputato all’attesa dell’autobus e mi ritrovo circondato soprattutto di anziani e di studenti giovanissimi. La mia attenzione viene attirata da una coppia di fidanzati e dall’accento deduco che la ragazza è di Materatown mentre il ragazzo è nordico, i quali, nonostante il caldo torrido sono avvinghiati e non smettono mai di baciarsi fino a quando lui, involontariamente, non fa cadere dalla mano di lei la bottiglietta dell’acqua. La mia concittadina, allora, cambia espressione, allontana l’innamorato con un gesto brusco e con quello sguardo comunemente definito “truno” lo apostrofa:<<Si proprj stut’c! Mo’ la raccogli da terra!>>. Naturalmente il fidanzato non se lo fa ripetere due volte. Dopo circa mezz’ora d’attesa ecco arrivare, rosso luccicante, l’autobus a due piani. Mi faccio largo e raggiungo l’autista che, dopo aver aperto le porte, è rimasto seduto davanti al volante e gli chiedo:<<Va a Materatown?>>. Con quella “grazia” e “cortesia” che abbiamo noi “abitanti culturali”, mi risponde:<<Ancora? E’ scritto sopra!>> che tradotto in linguaggio corrente vuol essere un invito a guardare nella parte alta dell’automezzo dove effettivamente scorre la scritta luminosa “MATERATOWN”. Carico il borsone e salgo. Mi siedo nel posto che avevo prenotato e il mio primo sguardo è per il mio vicino di viaggio che è una persona anziana ma di corporatura normale e quindi tiro un sospiro di sollievo. Poi guardo dal finestrino e osservo il fidanzato nordico (quello della bottiglietta d’acqua) che continua dal basso a mandare baci verso la fidanzata “truna” seduta qualche posto davanti al mio. Nonostante la grande novità dei posti assegnati, due signore anziane per motivi diversi (la prima vuole il posto sul corridoio, la seconda uno davanti perchè soffre di mal di stomaco) decidono di occupare abusivamente i sedili assegnati ad altri passeggeri, innescando così una mostruosa reazione a catena di spostamenti che solo dopo 20 minuti si placa grazie all’intervento dell’autista. Tutti oramai seduti partiamo, non prima di ricevere dalla voce del conducente una importante comunicazione di servizio: <<Si prega i signori viaggiatori di non togliersi  le scarpe perchè se no qui non ci muoviamo più…>> 

Viaggiamo nel buio dell’autostrada per qualche ora. Dietro di me una ragazza è riuscita a comprimere il proprio corpo a tal punto da rannicchiarsi in posizione fetale sul sedile, mentre io invece lotto strenuamente con il martelletto (quello da usare in caso di emergenza per rompere il vetro) il quale, ogni volta che provo ad appoggiare la testa al finestrino mi si infilza nella tempia. Verso l’una di notte, si accendono le luci. Prima sosta. L’autista ci suggerisce di “andare tutti in bagno perchè la prossima fermata sarà tra parecchie ore”. Scendiamo dall’autobus. C’è chi appunto corre in bagno, chi si accende subito una sigaretta e chi, come me, va a prendere qualcosa all’autogrill. Io ordino un latte freddo e noto una coppia di signore anziane estasiate davanti ad alcune tazze in vendita su uno scaffale su cui sono stampati i nomi più comuni. C’è la tazza con il nome Francesco, quella con Marta, quella con Alessandro. L’iniziale entusiasmo delle mie attempate compagne di viaggio, però, lascia subito il posto alla delusione quando una delle due signore confida all’altra: <<Cè pecchèt…monc Graziella!>>. Nel piazzale noto che la stragrande maggioranza dei passeggeri è impegnata in conversazioni al telefonino e mi chiedo chi diavolo avranno da chiamare all’una e mezza di notte ma soprattutto chi, all’altro capo del filo, è disposto a chiacchierare nel cuore della notte. Faccio mente locale e penso di non conoscere proprio nessuno da poter chiamare in quel momento senza essere mandato a quel paese. Allora mi nascondo dietro un palo della luce e tiro fuori dallo zaino il cuscino da viaggio rimasto in un cassetto per ben 6 anni (quello, per intenderci a forma di ferro di cavallo) e, stando attento a non farmi vedere da nessuno, inizio a gonfiarlo dilatando le guance a mo’ di trombettista jazz. Oramai prossimo ad una crisi asmatica dovuta allo sforzo profuso, risalgo sull’autobus e dopo essermi infilato il cuscino intorno al collo mi siedo. Si riparte alla volta di Materatown.

Passano le ore. Alcune le trascorro in uno stato di dormiveglia, altre pienamente cosciente. Lotto spesso con il cuscino da viaggio neanche fosse la piovra assassina cercando di posizionarlo nel modo più consono possibile, ma lui immancabilmente scivola, si sposta, si divincola quasi fosse dotato di vita propria. Ho anche il sospetto di aver sognato Joseph Grima che mi ricorda che queste sofferenze sono solo “psicologiche”. Finalmente si riaccendono le luci. E’ giunta l’ ora di fare la seconda sosta e scendiamo. I nostri sguardi sono persi nel vuoto. Abbiamo tutti gli occhi gonfi e c’è chi cerca di aggiustarsi i capelli oramai in stile Rod Stewart, chi si strofina la faccia con le mani, tutti nel vano tentativo di riprendersi e darsi un contegno. Tentativo che ovviamente fallisce in quanto, appena cominciamo a camminare per il piazzale, a causa degli arti inferiori anchilosati, abbiamo un’ andatura che ricorda gli zombie di Romero. Dopo 15 minuti risaliamo. L’autista ci conta per assicurarsi di non aver smarrito nessuna pecorella nella stazione di servizio. Abbandoniamo l’autostrada quando oramai albeggia ed iniziamo il tour per i vari paesi pugliesi; in prossimità di Altamura, partono le telefonate dei passeggeri ai vari parenti per comunicare l’imminente arrivo. Di queste conversazioni quello che non ho mai tollerato è il tono tra i lamentoso ed il perentorio che soprattutto gli studenti fuorisede hanno, parlando con i propri genitori. La ragazza dietro di me non fa eccezione ed infatti si rivolge al padre dicendo con un filo di voce quasi fosse moribonda:<<Papà so’ distrutta, esci mo’ di casa… non farmi aspettare!>>.

Entriamo in città. Scendiamo a San Giacomo rione di Materatown Capitale della Cultura. Mio fratello arriva con qualche minuto di ritardo. Salgo in macchina e lui, dopo avermi salutato mi pone un amletico quesito:<<Vuoi andare subito a casa da mamma e papà o andiamo a fare colazione al Cinetix?>>.

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July 26th, 2015 at 11:12 pm

Fuorionda a Materatown

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Il Consiglio Comunale del 18 Luglio scorso si è tinto di “giallo”. Durante la presentazione della sua giunta, il Sindaco De Ruggieri ha dichiarato che non poteva procedere alla lettura delle linee programmatiche (in poche parole del programma del suo governo) in quanto uno dei 9 assessori appena nominati, Giovanni Schiuma, era momentaneamente all’estero, precisamente a Taiwan, per motivi di lavoro. Ma non solo. E’ emerso durante il dibattito che l’assessore in questione, pur avendo accettato per email tale incarico, proprio perchè fisicamente lontano da Materatown, non abbia mai potuto firmare la nomina assessorile. La questione che a questo punto si è aperta in aula con toni molto accesi è stata se la giunta appena presentata dal sindaco De Ruggieri avesse o no legittimità, visto che uno dei componenti, almeno formalmente, non aveva mai accettato la delega assessorile. I principali attori di questo scontro sono stati, da una parte, il Presidente Angelo Tortorelli che, sventolando l’email (certificato) arrivato da Taiwan del Prof. Giovanni Schiuma, dichiarava che l’accettazione esisteva seppur in formato elettronico e Salvatore Adduce che, al contrario, insisteva sulla nullità dell’atto di costituzione della giunta e, al tal proposito, chiedeva ripetutamente, ma senza successo, un parere tecnico-procedurale al Segretario Generale presente in aula, che però è rimasto silente in quanto non interpellato dal Presidente Tortorelli. A quest’ultimo, in verità, il Segretario Generale un parere lo ha espresso con franchezza quando i lavori del consiglio erano oramai terminati. Peccato però che i microfoni della diretta televisiva non erano ancora spenti. Buona visione e buon ascolto:

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July 20th, 2015 at 12:29 am

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Consigli contro il caldo di Materatown

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Come ogni estate che si rispetti l’ ASM di Materatown ha lanciato un accorato appello alla popolazione affinchè si protegga dal caldo, ma soprattutto ha reso pubblica una lista di consigli utili per prevenire e combattere la calura estiva. Si va dal “prezioso” ed “innovativo” suggerimento di non accendere il forno, e di non vestirsi con abiti troppo pesanti fino all’ammonimento di non uscire nelle ore pomeridiane e di cucinare cibi leggeri. Si tratta, come potete intuire, di consigli utilissimi frutto di rigorosi studi scientifici realizzati da veri e propri luminari. Infatti, non so voi cari lettori, ma io qui al Nord, quando la temperatura rasenta i 40 gradi, se non avessi letto il vadecum dell’ ASM, avrei normalmente indossato un cappotto e sciarpa di lana, acceso il camino, cucinato in forno un bel brasato con le patate e poi mi sarei fatto alle due pomeriggio una bella corsetta sotto il sole per digerire.

Noi di materatown.net, però, senza nulla togliere alle meritorie indicazioni dell’ Azienda sanitaria locale, vorremmo sommessamente aggiungere altri personali consigli che, nel loro piccolo, possono alleviare le sofferenze estive degli stanziali:

  1. NON SFORZATEVI di comprendere le battute del neo-Presidente del Consiglio Comunale Angelo Tortorelli. Le capisce solo lui e Cuccurucù quando lo intervista. Potreste avere capogiri e attacchi di panico!
  2. NON DOMANDATEVI, rischiando forti dolori addominali, per quale ragione bisogna leggere sul Quotidiano questa intervista di Anna Maria Flumero a Donna Maria, moglie del Sindaco De Ruggieri: Alla domanda inerente la cravatta indossata ieri mattina dal nuovo sindaco della città di Matera, la signora Maria ha risposto: <<E’ un regalo e io gli ho solo consigliato di indossarla>>. Mentre lo dice, i suoi occhi brillano. Inutile chiederle: “Signora Maria, lei oggi è  innamorata?” <<Tanto!>> – risponde senza un attimo di esitazione!
  3. EVITATE di chiedervi perchè Marcello Pittella seppur detto “il gladiatore”, come quel bambino che va dalla maestra quando il compagno di banco gli ruba la merenda, querela il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Leggieri.
  4. STATE LONTANO il più possibile, per evitare bruschi innalzamenti della vostra temperatura corporea, dalla bacheca facebook del consigliere regionale PD Vincenzo Robortella, figlio di Pasquale (ex consigliere regionale PD), che dall’alto della sua esperienza in materia dichiara: “Chi ha talento non ha bisogno di chissà che cosa per dimostrarlo!”
  5. NON ABUSATE nella lettura delle dichiarazioni politiche di Antonio Cappiello della lista “Noi con Salvini” candidato alle ultime lezioni a Materatown. Potreste avere forti emicranie nel leggere la sua lungimirante visione riguardo le politiche turistiche da adottare: <<Ricordo che il turista va in vacanza con il portafoglio pieno e va prosciugato per il bene del territorio che li ospita>>
  6. NON GUARDATE le previsioni sui prossimi candidati alla carica di assessore nella giunta De Ruggieri. Potreste essere colpiti da forti dolori intestinali se fosse vero che tra questi c’è Angelo Cotugno;
  7. NON LAMENTATEVI troppo del caldo torrido. Però, se proprio non riuscite ad evitarne la sofferenza provate ad alleviarne le conseguenze usando l’infallibile metodo De Ruggieri: date la colpa dell’afa opprimente alla Puglia e a Potenza.
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July 12th, 2015 at 11:50 pm

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No grazie, la Bruna mi rende nervoso!

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo la cronaca di un tranquillo 2 Luglio da fuorisede. Buona lettura:

Anche se sono a centinaia di chilometri da Matera, il 2 Luglio mi rende nervoso. Non me ne capacito, ma è così. Già quando mi alzo alle 6 e mezzo la mattina per andare a lavorare, la Festa della Bruna, comincia a perseguitarmi come uno stalker. Ecco, infatti, spuntare sui vari social network le prime fotografie della processione dei pastori. Ognuno è convinto di fare la fotografia del secolo ma in fondo sono tutte uguali (pastorello, fuochi e giovani in canottiera che corrono) come, del resto, anche i commenti sono da anni immutati: <<Era meglio quando la processione dei Pastori si faceva in giro per la città passando per i quartieri di periferia o davanti all’ospedale!>> scrive Antonio. <<La tradizione vuole che venga fatta nei Sassi come la facevano i nostri nonni!>> subito ribatte Emanuele.

Io intanto esco dalla doccia e faccio colazione. Alle 7 e mezzo di mattina fa già caldo, tanto, e il cielo nordico è di un azzurro pallido. Mi chiama mia madre che mi comunica che ieri sera è andata a vedere il carro e che è veramente bello, molto di più di quello dell’anno scorso. Non sono sicuro, ma credo abbia detto la stessa cosa anche un anno fa. Poi aggiunge: <<Prima di andare a lavorare ricordati di chiamare Zia Bruna e tua cugina Maria per fargli gli auguri! Che quella si è pure sposata e tu non ti sei fatto sentire!>>. Resto perplesso e dico:<<Scusa perchè devo fare gli auguri a Maria?>> <<Quella si chiama Maria Bruna>> risponde piccata mia madre. Ci salutiamo e esco di casa.

Spero il lavoro mi distragga ma non c’è niente da fare. Passano alcune ore ed ecco che su facebook arrivano le prime foto dei cavalieri. Immancabile quella del bambino con l’elmetto di carta, e quella della chioma riccioluta in primo piano della Madonna. Qualcuno fa i complimenti sulle luminarie ma altri fanno notare: <<che ci azzeccano quelle a forma di Arena di Verona?>>.

Arriva la pausa pranzo e mentre aspetto i colleghi lancio un’altra occhiata al computer dove è tutto un pullulare di fotografie di miei concittadini che, chissà perchè, pubblicano le loro paste al forno fumanti. Io guardo la mia insalata con dentro lattuga, cetriolini e salsa al rafano bavarese ma mentre sto per infilzare la prima foglia ecco che un pensiero mi assale:<<Cazzo! Zia Bruna e mia cugina Maria!>>. Me ne ero proprio dimenticato. Prendo il telefonino e assolvo ai mie doveri. La telefonata con mia cugina dura 20 secondi. In fondo non ci sentiamo nè vediamo mai e non so proprio cosa dirle. Mia zia Bruna, invece, mi chiede stupita:<<Sei al lavoro? Lì non festeggiate la Bruna? Per voi quindi è un giorno come gli altri?>> <<Sì zia è un giorno come gli altri…>> le dico annoiato pur sapendo che per lei, ottantenne, è incomprensibile che in tutto il resto del mondo, il 2 Luglio non significhi nulla, anche se un mio collega appena terminata la telefonata chiede:<<Ragazzi è oggi che c’è il Palio di Siena?>>.

Torno al lavoro ma permane lo stato di inquietudine. Dopo un paio d’ore vado alla macchinetta del caffè e cerco di analizzare questo mio stato d’animo. Che sia dovuto, penso, alla fotografia che ho appena visto del neo consigliere Vizziello che si è fatto immortalare mentre suona la tromba di un cavaliere?

Arriva l’ora di uscire. Piatta strada padana, automobilisti che ti sorpassano. Sole e caldo. E’ giovedì, traffico normale, solite cose da fare a casa. Se non fosse per quel pensiero che mi assilla:<<Saranno partiti da Piccianello?>>. Non resisto e vedo la diretta sul canale satellitare. Vorrei togliere l’audio perché non la sopporto la telecronaca che sembra più quella dello sbarco su Marte che di un festa, in fin dei conti, religiosa. Vedo finalmente “lo strazzo” oramai pianificato fin nei minimi particolari in modo scientifico: transenne, polizia, “pit stop” continui per assicurarsi che tutto vada come la regia ha deciso. Mi viene in mente la “suspence” che invece si provava in Piazza quando ero piccolo nell’attesa che il carro arrivasse integro e quando questo non capitava ho ancora nelle orecchie le proteste veementi di mia madre.

E’ ora di andare a letto. Penso e ripenso a questa ennesima Festa della Bruna da fuorisede e continuo a non capacitarmi del cattivo umore che mi ha accompagnato tutto il giorno. In fondo io odio la calca, la puzza dei cavalli. Magari, se fossi a Matera, me ne andrei al mare e la sera, dopo lo strazzo, cercherei il modo piu’ rapido per guadagnare la via di casa, la doccia e il fresco dell’aria condizionata sperando, l’indomani, di scampare agli ingorghi generati dalla creatività automobilistica degli abitanti culturali. Provo allora ad analizzarla questa paranoia, ad ascoltarla a radiografarla. Forse mi disturba la retorica di certi messaggi che stanno lanciando Luca Braia (“2 Luglio il giorno più lungo e più bello!”) e Pittella (“Le tradizioni che resistono alla mutevolezza dei tempi ci rassicurano e confortano, capaci come sono, spesso, di renderci migliori di quel che siamo.”) o la presenza tra le autorità di Santochirico che non ho capito che ruolo istituzionale abbia per stare lì. Forse però tutto questo non c’entra nulla. A pensarci bene, non mi disturba il fatto di non poter vedere la Bruna. Forse mi disturba il fatto che mi è stato impedito di scegliere se vedere o meno la Bruna. E’ questo, in fondo, che non perdono alla mia città e soprattutto a me stesso.

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Written by materatown

July 5th, 2015 at 11:11 pm

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