Il sito dei fuorisede di Matera

Archive for January, 2016

Ho visto cose a Materatown che voi…(20)

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 Durante la mia ultima discesa “natalizia”

HO VISTO COSE A MATERATOWN CHE VOI UMANI NON POTETE NEANCHE IMMAGINARE

 

 

 

  • Ho visto il sottoscritto passeggiare in centro e arrivare quasi sotto il palco in costruzione per il Capodanno;
  • Ho visto un operaio avvicinarsi e farmi segno di allontarmi, non prima di avermi posto la seguente domanda: <<Giovane non hai visto che questo è un cantiere?>>
  • Ho visto Renzo Arbore fulgido esempio di “paracul..tura” dire di preferire la Basilicata alla Puglia e alcuni stanziali altrettanto “paracul..turali” definirlo giustamente un loro “maestro”!
  • Ho visto stanziali far ballare ai turisti la tarantella (clicca qui e anche qui)
  • Ho visto un mio pro-pro cugino che non vedevo da anni dirmi:<<Madò Emanuele da quanto tempo che non ci vediamo!>>
  • Ho visto il sottoscritto pensare: <<Caro pro-pro cugino anch’io sono felice di vederti, peccato solamente che non mi chiamo Emanuele!>>
  • Ho visto il sottoscritto farsi un giro nei Sassi e incrociare una comitiva di turisti accompagnati da una guida stanziale;
  • Ho visto la guida puntare il dito verso l’alto in direzione di un balcone tutto diroccato e dire loro: <<Osservate lo splendido cornicione di fattura araba!>>
  • Ho visto un mio amico stanziale invitarmi al bar per un caffè;
  • Ho visto il mio amico stanziale alzarsi dal tavolino e dirmi:<<Scusa mi alzo un attimo così saluto una persona e torno subito!>>
  • Ho visto il sottoscritto bere il caffè da solo per poi ordinarne un altro dopo mezz’ora e berselo ancora da solo!
  • Ho visto uno stanziale da Paoluccio farmi un elogio della “chianca” avendomi scambiato per un turista;
  • Ho visto il sottoscritto andare in un locale di Materatown e pagare 13 euro per un succo di frutta e un panino;
  • Ho visto uno stanziale fare un’acuta analisi sull’aumento della TARI con un suo amico: <<Per colpa di stì cazzi di turisti a Matera hanno aumentato la m’nezz!>>
  • Ho visto nel computer di mio fratello il miglior antivirus in circolazione (clicca qui)
  • Ho visto il sottoscritto andare a vedere il film di Checco Zalone;
  • Ho visto proiettare prima del film questa “raffinata” pubblicità locale e pensare per un attimo di aver sbagliato genere cinematografico (clicca qui)
  • Ho visto il sottoscritto avere un desiderio irrefrenabile di un panzerotto ma non ricordare più la posizione esatta del Bar SottoZero
  • Ho visto il sottoscritto chiamare il fratello e chiedere con imbarazzo le coordinate precise del Bar SottoZero;
  • Ho visto Lucia Serino quando era ancora direttora del Quotidiano di Basilicata commentare così il film di Checco Zalone su Facebook:<<Peccato il solito luogo comune sulla Calabria […] di tutto il Sud si sceglie Gioia Tauro come metafora di illegalità!>>
  • Ho visto il sottoscritto pensare:<<Effettivamente ha ragione la direttora! Chissà perchè Zalone non ha scelto Belluno o Gorizia!>>
  • Ho visto un turista nei pressi del locale “MammaLiTurchi!” chiedere alla moglie: <<Che vuoi un Kèbab?>>
  • Ho visto la moglie rispondere: <<E secondo te so’ arrivat da Bari a Matera per mangiare u’ Kèbab?>>
  • Ho visto la fioraia del cimitero dirmi:<<Mia figlia voleva andare al Nord a studiare ma costava troppo e così io e mio marito l’abbiamo convinta a fare un’altra facoltà a Materatown!>>
  • Ho visto mia madre preparami una borsa di arance dicendomi:<<Queste non sono “trattate”. Mi raccomando, a mamma, fatti le spremute che ti fanno bene!>>
  • Ho visto il sottoscritto prendere l’autobus per il Nord e sentire il proprio vicino di posto comunicare al telefono ad un amico:<<Ho fatto lo spermiogramma e sto aspettando i risultati!>>
  • Ho visto, appena giunto nella dimora nordica, questo biglietto sul portone (clicca qui);
  • Ho visto il giorno dopo, tornando dal lavoro, la risposta della “grandissima stronza” (clicca qui);
  • Ho visto il sottoscritto prendere l’ascensore, entrare in casa e pensare:<<Adesso è ora che io mi faccia una spremuta di arance “non trattate” di mia madre che mi fanno tanto bene!>>
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Written by materatown

January 24th, 2016 at 10:44 pm

Comunicato di solidarietà

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Written by materatown

January 17th, 2016 at 10:49 pm

Posted in Materatown

Capodanno a Materatown

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo la cronaca di un tranquillo Capodanno da fuorisede. Buona lettura:

Le aziende nordiche fanno ancora molta fatica a capire le esigenze di noi fuorisede di Materatown. La mia non fa eccezione e mi conferma le ferie natalizie sempre con scandaloso ritardo nonostante io le abbia richieste a settembre, dopo feroci trattative con i colleghi d’ufficio che in confronto i colloqui arabo-israeliani sono un felice ritrovo tra compagni di scuola. E così, sia che voglia usare il treno, l’aereo o il famigerato autobus la risposta che ricevo, non senza un sorriso sarcastico, è sempre la stessa: “Mi dispiace, i posti sono esauriti”. A questo punto non mi resta che rassegnarmi alle 12 ore di macchina e soprattutto ai due giorni di ferie gettati via. “Il tempo è così poco” -penso- “e mi tocca pure passarlo in auto”. Approfitto del ponte dell’Immacolata per fare un po’ di telefonate di auguri a zii e cugini di secondo e terzo grado. Ovviamente i parenti restano un po’ sorpresi di tanto anticipo ma io devo guadagnare minuti preziosi per quando sarò a Materatown che di certo non li posso bruciare con zia Tina e zio Vito al telefono. Le ultime settimane in terra nordica trascorrono lente, passo i week-end a cercare i regali per i familiari e poi, finalmente, si parte!

Nella tarda serata del 23 dicembre, dopo le varie gincane nella nebbia pugliese sul cantiere della nuova Bari-Matera, faccio finalmente il mio ingresso a Materatown. Saluti, baci e, nonostante mia madre insista per farmi assaggiare i peperoni ripieni, vado a letto stremato. Volano i giorni della Vigilia del Natale e Santo Stefano, dedicati come da tradizione ai parenti e quindi, narcotizzato dal cibo, me ne resto tutto il tempo sul divano a sonnecchiare e a fare da telefonista ufficiale della famiglia per gli scambi di auguri con persone a me oramai sconosciute. Non faccio neanche il consueto giro in centro per l’aperitivo. Con il passare degli anni preferisco restare coi miei genitori, sempre così preoccupati, e sempre pronti a proporti cose fantascientifiche tipo l’ultimo concorso comunal-provincial-regionale per un posto di ingegnere-tecnico-bidello-assistente-addettostampa-guardaspalle, tutto pur di potermi far tornare a casa. Io ascolto sempre in silenzio, annuisco, do loro soddisfazione partecipando a qualcuno di questi bandi, anche se questo vuol dire dare l’ennesima delusione quando, verso metà febbraio, mi chiederanno dell’ennesimo responso negativo.

Dopo Natale, smaltita la sbornia di auguri e buoni propositi, vedo di organizzarmi per incontrare i miei vecchi amici. E, così, una sera vado a prendere il mio amico Vito, idraulico appena trasferitosi da San Giacomo a Bottiglione dopo il matrimonio. Insieme ci avviamo verso il centro percorrendo Via Nazionale. Mi accorgo subito che c’è qualcosa che non va. Ben prima della Madonnina c’è un’unica coda di macchine. “Mado’, Vito, ma che è tutto stò casino?” chiedo. “Ci sta il palco del concerto di Capodanno e la gente lo va a vedere” mi risponde il mio amico stanziale. “Ho capito”- dico io – “ma mica è già Capodanno! Che fanno ste’ persone, vanno a vedere il palco come i vecchietti che guardano i cantieri?” “No” – mi spiega Vito – “Sono iniziate le prove e la gente spera di vedere qualche cantante”. Capito cosa mi attende, rinuncio a parcheggiare in centro, mi accontento di fermare la macchina vicino lo stadio, poi ce la facciamo a piedi. Vito mi accompagna in un locale, a suo dire, nuovo. Un posto così, a dir il vero, sta pure a Torino e non cambia nemmeno l’accento del cameriere. Quest’ultimo ci chiede due volte se, oltre la birra, vogliamo anche qualcosa da mangiare, ma io ho già cenato a casa. Quando ci porta la birra ci chiede ancora se siamo sicuri di “non gradire una bruschetta”. Fossi pure miliardario, 8 euro per pane e pomodoro neanche sotto tortura. Vito ha due bambine, lavora e guadagna. Sua moglie, invece no. E’ archeologa, ma a Matera, città antichissima, non ci sarà mai posto per lei. Al momento del conto, offro io e mi prende un colpo: per due birre medie sono 14 €! Il mio amico non batte ciglio: “E’ normale. Questo è il locale che va di più a Materatown”. La conversazione con Vito è sempre piacevole e poi lui è bravissimo nel farmi “sentire a casa”. Ritorniamo alla macchina, accompagno Vito e vado a dormire.

Finalmente, iniziano le mie vere ferie. La sera faccio molta fatica ad incontrare i miei amici stanziali, mi rendo conto che io sono in ferie e loro no. In fondo i miei impegni quotidiani sono rimasti a Torino mentre i loro sono tutti qua, complicati dal ritorno di noi fuorisede che li vorremmo a nostra completa disposizione (come del resto fanno loro quando vengono a trovarmi a Torino) e da una affluenza turistica senza precedenti. Le giornate, inizio a rendermene conto, passano in una maniera ben differente dalle vacanze natalizie degli anni scorsi. Si resta chiusi in casa e la sera ci si incontra quasi esclusivamente con altri parenti o con altri fuorisede. La folla serale, del resto, rende difficoltoso anche passeggiare. Poco prima di Capodanno mi capita una grana lavorativa e sono costretto ad interrompere le ferie. Quindi, passo un paio di giorni a sistemare la faccenda con soddisfazione del Capo che, se da un lato si è scusato umilmente di avermi interrotto le ferie, dall’altro mi ha già autorizzato lo straordinario in busta paga. Devo ammetterlo, la cosa non mi dispiace affatto perché iniziavo a sentirmi insofferente e carico d’ansia per queste giornate passate in famiglia che servono solo a ricordarmi quanto questi momenti siano rari e preziosi nella mia vita da fuorisede.

Arriva Capodanno, vi risparmio il solito strazio organizzativo, e passo direttamente alle conclusioni: l’ho passato in casa di una amica della moglie di Vito, a Matera Nord. Eravamo pochi e siamo stati seduti a tavola fino a oltre la mezzanotte guardando il Capodanno materano in TV. Come solo a Materatown sanno fare si sono create due fazioni stile guelfi e ghibellini. Quelli, per lo più “deruggieriani” che lo hanno trovato bellissimo e coloro, i nostalgici di Adduce, che invece lo hanno inondato di critiche. Si lanciano accuse reciproche di “gufismo e controgufismo” su facebook e non mancano, come da costume consolidato, quelli che “a Potenza stanno rosicando!” o peggio ancora quelli che “ai potentini gli brucia il culo”. A me lo spettacolo è piaciuto a tratti. Le battute dei presentatori non le ho apprezzate molto, qualche canzone e poi il megaspot per Matera su scala internazionale non mi è dispiaciuto. A tavola con noi c’era un uomo quasi con le lacrime agli occhi per la gioia e l’emozione. Era Emanuele. La mobilità del salottificio gli è scaduta da tempo. Si arrangia con piccoli lavori saltuari e non ha speranze di aprire una Casa Vacanze, lui. E nemmeno di entrare nel business turistico. Niente di quello che passa dalla TV lo riguarda, in realtà. Ma lui è contento lo stesso. Questa cosa mi ha fatto riflettere parecchio: forse, il mio disappunto è più dettato dal fatto che vedo comunque un percorso di riscatto a Materatown in cui io non posso più inserirmi rispetto al fatto che questo percorso sia più o meno effettivo o aperto a tutta la cittadinanza. Io, poi, cosa posso saperne? E’ vero, non manco da Matera da molto, ma il primo giorno del 2016 mi vede aggirare per casa più perplesso che amareggiato ma, comunque, a disagio. Sempre durante il cenone, mentre provo a corteggiare un po’ la padrona di casa scopro che è laureata in lettere e che guadagna 600 € per dipingere a mano souvenir in terracotta in un laboratorio artistico cittadino. Non è una ragazzina, la trentina è superata da un pezzo. Quando, però, mi chiede se posso suggerirle qualche azienda torinese a cui mandare il curriculum smetto di corteggiarla, mi sento a disagio. All’improvviso, mi sembra di approfittare di lei e della sua situazione e così le dico di mandarmi il curriculum e che lo avrei girato a qualche mio contatto.

Decido di partire prima e di portare i miei con me, per passare l’Epifania assieme a Torino. Sono un po’ sorpresi da questa mia decisione, ma in fondo per loro l’importante è stare con me. E poi ho comprato casa con una stanza in più apposta, era ora di inaugurarla. Alle prime luci dell’alba del 2 Gennaio, con la macchina carica meno del solito di cibarie, riprendo la via del Nord. La sensazione che provo è quella del sollievo. E’ la prima volta che vado via più sereno di quando ci arrivo. A Torino riprendo in fretta i miei ritmi: semplicemente, l’ansia che provavo a Materatown dettata dal “perché non mi sto divertendo? Perché non mi sto rilassando? Dove sto sbagliando?” è svanita subito. Torino non è la mia città, non ancora. Materatown, però, devo ammetterlo, non lo è più.

Verso Ancona, quando l’aria nordica comincia a farsi sentire, penso di essere fortunato. Ho un bel lavoro, ben pagato anche secondo gli standard italiani. Ho una bellissima famiglia seppur lontana da me e vivo in una città che, a modo suo, mi ha accolto. E anche i miei ex-concittadini, quella parte di loro che riuscirà a riscattarsi col lavoro sono fortunati. E auguro loro ogni successo. Gli unici sfortunati sono gli uomini come Emanuele, che si sono commossi per il Concerto di Capodanno e non avranno mai alcuna parte al banchetto. Perché il Concerto di Capodanno non è per loro, non è per la Materatown sommersa, ma è per la Materatown del Musma, della mostra su Pasolini e del Concertone nazional-popolare, tutti alleati assieme. Peccato che siano costretti a farlo mentre una parte dei loro concittadini gli farà spazio emigrando o scomparendo nella miseria per poi commuoversi, da disoccupati, davanti a Materatown in mondovisione.

Non credo che tornerò stabilmente a Materatown, non so nemmeno se tornerò più per tutti i Natale-Pasqua-2Luglio come ho fatto fino ad oggi. In fondo, pensandoci bene, ho deciso di scrivere questa lettera non tanto per me, ma per Emanuele che mi è rimasto nel cuore. E a nome suo una cosa voglio dirla ai miei concittadini: sia che veneriate Radio Tre sia che consideriate un Cinepanettone sotto i Sassi il culmine della vostra rinascita, potrete dirvi davvero felici solo quando avrete provveduto a dargli un lavoro dignitoso.

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Written by materatown

January 10th, 2016 at 10:44 pm

Posted in Materatown