Il sito dei fuorisede di Matera

Archive for March, 2016

Ancora qui?

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Written by materatown

March 27th, 2016 at 11:48 pm

Posted in Materatown

Si spengano le luci della ribalta!

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Abbiamo ricevuto e volentieri pubblichiamo una lettera di un nostro lettore che si firma Daniele fuorisede di Torino. Lui ci perdonerà se abbiamo colto l’occasione per fare alcune considerazioni che meditavamo da tempo e che lui, inconsapevolmente, ci ha dato la forza di esprimere. Buona lettura:

Materatown, non tentare di stravincere. Non è sportivo.
La Basilicata è morta, la Città che ti ha dato i natali da viva sta diventando non-morta. In quasi 8 anni hai semplicemente ricordato a tutti che il Re è nudo. Prima, sorridendo di quel peculiare modo di vivere che passa come materanità. Poi, evidenziando cause e conseguenze dello stesso modo di vivere esteso alla Cosa Pubblica.
Con una paginetta a settimana hai fatto sorridere, ridere, indignare, divertire, hai informato, scrivendo, senza darti troppi meriti, che 2+2 fa 4. La Città che ci ha dato i natali non è più un luogo in cui vivere, ma un posto da visitare. Il tuo sito, quindi, non ha più ragione di essere, almeno nella forma di settimanale satirico sui tragicomici eventi della Basilicata in genere e della Città in particolare. E, poi, diciamocelo: Materatown è il sito dei materani fuorisede, giusto? Ricomincia a parlare di noi, del nostro essere lontani da famiglie e affetti e nel restare, ad esempio, comunque materani anche dopo vent’anni di immersione nella quotidianità della Città o della Nazione che ci ospita. Dacci ancora di più voce, perché quelli per cui scrivi, nella Capitale Europea della Cultura, sono ormai terrorizzati dal doverti leggere. Tu sei la loro cattiva coscienza! Credi che i pochi fortunati che sopravvivono col loro lavoro indipendentemente dalle regalìe politiche del feudatario di turno non sottoscrivano ogni tua parola? E quindi? Cosa cambia? Dovrebbe essere dovere di uno di loro fare quello che hai fatto tu. Tu sarai seppellito in terra nordica, lo hai scritto più volte. Torna alle origini, lascia perdere l’economia e il potere semplicemente perché le tue tesi sono state dimostrate.
Non puoi [stra]vincere. Accontentati di lasciare, nero su bianco, un vero e proprio trattato sulle cause e le origini del male che affligge un pezzetto di Sud, il più efficace e preciso dei trattati, altro che Levi o gli altri meridionalisti. E, poi, ormai Matera è in una bolla spaziotemporale impenetrabile. E’ già il 2019 e lo sarà per sempre. E’ ancora isolata anche dalla vicina Altamura e lo sarà per sempre. Anche se qualcuno ti offrisse un buon lavoro sicuro, tu davvero, rispondimi, ci torneresti? Torneresti a vivere lì in quel fazzoletto di terra in cui amore e ripulsa si solidificano nel cemento del Piano? Condanneresti i tuoi figli, nella migliore delle ipotesi, a scegliere tra il tuo stesso dolore o una vita in una Città da vedere e non da vivere?
Ti abbraccio, Materatown, ma ti supplico: basta “minchiatinarie”, basta “Ho visto cose che…”, basta “Quotidiani di Materatown”. Non ci appartengono più. Abbi pietà di loro e lascia che la bolla li inghiotta in un’ eterna cartolina dei Sassi innevati.

Caro Daniele, quando inziai quest’avventura lo feci perchè ero stanco. Ero stanco di ascoltare in silenzio la retorica stucchevole sul Pane, sul Cucù, sulla Civiltà Contadina con annessa Casa-grotta, sulla menzogna della Città più antica del mondo, sugli “eroici” materani del XXI settembre e di tutti quei “miti sfiniti” che per anni avevano abbagliato gli stanziali mentre generazioni intere come la mia salivano sulle littorine o sugli autobus di Marino e Marozzi alla volta delle terre nordiche. Decisi, allora, sulla soglia dei 40 anni, in una sera torrida di Agosto di non stare più zitto e di parlare ai miei concittadini con quella che considero l’arma più efficace per combattere la retorica: la satira e l’ironia. E così partì l’avventura di materatown.net. Non sapevo quanto sarebbe durata, nè quali sarebbero state le sue fortune. Volevo solo dire la mia ed annunciare, come un novello Fantozzi: “Il Pane, il Cucù, la Civiltà Contadina sono una cagata pazzesca!”. Decisi anche di non firmarmi perchè, caro Daniele, desideravo che le mie parole non fossero associate ad un volto in particolare ma fossero libere di essere ascoltate da chiunque ne avesse voglia. E poi, ti confesso, pensavo che questa scelta fosse meritevole di stima. In fondo -mi dicevo- in una società dove si ucciderebbe la propria madre per veder il proprio nome pubblicato su un giornale o nominato in TV, io che addirittura rifiutavo gli inviti di TRM sarò apprezzato! Mal me ne incolse amico mio! I troppi anni da fuorisede mi avevano fatto dimenticare la secolare cultura stanziale del “a chi appartiene”. E così vai con “Vigliacco”, “Senza palle”, “Codardo”, solo per citare le espressioni più raffinate. Sono stato di tutto: un addetto stampa arrabbiato, un politico trombato, un potentino invidioso, il figlio di un ex-consigliere regionale, un blogger fallito, un professore universitario, anche se la più bella definizione rimane quella datami da un giornalista, scopertosi poi esperto cinefilo che, rispolverando dalla soffitta il suo eskimo, ha visto nel sottoscritto un esemplare dello “squadrismo anonimo al servizio di potentati al palo”. Ah i giornalisti stanziali! Te li raccomando! Sono i paladini del libero pensiero e della libertà di satira ma solo se questa non colpisce loro, nel qual caso si incazzano come cinghiali feriti e corrono in questura a querelarti o chiedono rabbiosi l’intervento dell’ Assostampa, dell’ Ordine dei giornalisti e magari anche delle teste di cuoio. Loro, al contrario, possono augurarti mali incurabili, possono definirti “assassino” o “verme cazzone senza palle” senza che nessuno dei loro colleghi abbia il coraggio di prendere in pubblico le distanze salvo poi darti ragione nel privato di una email o chat. E poi si meravigliano perchè il Fatto Quotidiano ha deciso di chiamare il sottoscritto per avere informazioni su Matera o se il Sole24Ore in un paio di occasioni (ti svelo un piccolo segreto) mi ha chiesto notizie prima di scrivere un articolo sui politici che governano la città!

A parte quella dei giornalisti, ho scoperto sulla mia pelle che esiste anche una altra strana specie di stanziali: quelli della “satira a comando”. Sono coloro per i quali ero un “genio” se scrivevo contro Adduce e Cifarelli per poi diventare “beota e coglione” quando ho iniziato a prender di mira i loro padroncini. Se costoro avessero sprecato meno tempo a pubblicare cannelloni e paste al forno domenicali su facebook per dedidarsi alla lettura di Aristofane, Plauto o Voltaire avrebbero imparato che la satira si limita (si fa per dire) a prendere in giro il potere ovunque esso si annidi (a destra, a sinistra, in chiesa, nei giornali, nelle banche) e non fa scelte di campo che sono invece di pertinenza del “giullare di corte” che, intendiamoci, è un mestiere come un altro se si ha un mutuo da pagare, un figlio in arrivo o un lavoro da mantenere. Ma non era questo quello che io volevo fare.

Caro Daniele, in questa mia lunga risposta ho esordito dicendoti che quando ho iniziato l’avventura di materatown.net ero stanco. Adesso dopo 8 anni lo sono ancora di più (altro che “stra..vincere”! ) e non solo perchè al “mito sfinito” del Cucù, del Pane e di Carlo Levi si è sostituito quello peggiore del fanatismo culturale del 2019, del municipalismo da curva sud e di Pasolini, ma perchè non ho più la voglia e l’entusiasmo di un tempo. Non ho più la voglia di perdere ore del mio tempo per cercare di capire cosa diavolo vuol dire il vicesindaco Schiuma quando promuove “il coaching di comunità” o perchè la Commissione regionale “Lucani Nel Mondo”, con Lacorazza in testa, ha pensato bene di riunirsi per 6 giorni a fine febbraio in Argentina. Non ho più l’entusiasmo per domandarmi perchè al Festival di Sanremo era presente la Lucania Film Commission con il suo Direttore Leporace che si fa immortalare, soddisfatto, con il Senatore Razzi (Giuro che è vero! Se vuoi, ti mando la foto!). Non mi va più di stare ore e ore durante i fine-settimana a guardarmi i consigli comunali di Materatown con Tortorelli che guida i lavori come un amministratore di condominio di Bottiglione nè di leggermi delibere, determine e comunicati stampa. Non ho più la forza di scrivere del Sindaco De Ruggieri che si arrabbia con Telecom perchè, pur avendo trovato un accordo con i sindacati per salvare centinaia di posti di lavoro, non ha confermato la commessa alla Datacontact del suo “amico” Tosto e poco importa se il motivo è perchè quest’ultimo è stato condannato in via definitiva per bancarotta. Ecco, amico fuorisede, sono stanco e soprattutto non mi diverto più. E se non mi diverto io, temo non si divertano più i miei pochi lettori. E allora è giunto il momento di calare il sipario e spegnere le “luci della ribalta”. E’ arrivato il tempo di tornarmene in silenzio nelle nebbie padane da cui ero uscito otto anni fa. Questo, perciò, è l’ultimo articolo che leggerai su questo sito. Che la terra nordica ti sia generosa come lo è stata con me. Un abbraccio, tuo Materatown

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Written by materatown

March 20th, 2016 at 10:57 pm

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Materatown chiama…la “presunta rappresentante” risponde!

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Evento più unico che raro quello accaduto a Materatown due settimane orsono. Il Sindaco De Ruggieri, uscendo dalla torre d’avorio dove ormai dimora da più di un anno, ha deciso di prendere penna d’oca e calamaio (pare che mouse e tastiera non siano ancora pervenuti al 6° piano di Via Aldo Moro) per rispondere alla Dott.ssa Ilaria d’Auria rea, alle orecchie dell’anziano repubblicano, di aver criticato, durante una riunione a Bruxelles, la gestione del progetto Matera 2019 da parte dell’attuale amministrazione. La nostra Ilaria, avrebbe, sempre secondo il Sindaco, pronunciato in qualità di “presunta rappresentante della Fondazione” una “incauta e corrosiva dichiarazione non autorizzata e non vera”, mentre secondo alcuni foschi guardiani della “materanità” avrebbe addirittura “sputtanato” la città. Ora, da chi dovesse essere “autorizzata” la Dott.ssa d’Auria, l’ Avvocato De Ruggieri non lo chiarisce nella sua lunga “filippica”, visto che la riunione “galeotta” di Bruxelles pare fosse un convegno non istituzionale e soprattutto alla luce del fatto che la protagonista di questa vicenda è oggi una “privata” cittadina, non più membro del Comitato 2019 e che adesso si occupa di progetti riguardanti le tecnologie dello spazio. Noi di materatown.net l’abbiamo cercata e le abbiamo posto alcune domande sulla questione. Buona lettura:

Dott.ssa d’Auria Lei ha realizzato un’ impresa a dir poco storica. E’ riuscita dove migliaia di disoccupati, centinaia di emigrati e l’opposizione di sinistra ha fallito in questi mesi. Ha risvegliato il Sindaco De Ruggieri dal letargo in cui era sprofondato dopo la sua elezione. Ne è consapevole?

Addirittura?! Pensavo che per riuscire in un’imprese storiche, bisognasse faticare, sudare, sacrificare… Altro che cinque anni dedicati alla candidatura di una città a Capitale europea della Cultura. Se avessi saputo che bastava un convegno a Bruxelles, avrei risparmiato un bel po’ di energie.

Andiamo con ordine. Il Sindaco la accusa di aver fatto in qualità di “presunta rappresentante della Fondazione” una “gratuita denuncia di fallimento di Matera 2019″ durante un incontro a Bruxelles con le future Capitali Europee della Cultura.

Ho avuto modo di chiarire altrove il contesto del mio intervento, accompagnandolo da un messaggio di pacificazione per ritrovare quella gioiosa bellezza che si è costruita durante l’ultima fase della candidatura. Attraverso Materatown, penso sia più utile andare sul pratico e usare l’ironia per sdrammatizzare la situazione e smorzare ulteriormente i toni. Per questo, al Sindaco, fornisco con piacere il nome di un paio di traduttori di riconosciuta competenza. Ne conosco anche di materani che in questi tempi mi sembra sia diventato un criterio distintivo. La prossima volta che vorrà attaccare qualcuno dalla sua posizione di prima istituzione cittadina potrà farlo con conoscenza di cause, senza correre il rischio di fare figuracce. In quanto Sindaco di una Capitale europea della Cultura, immagino che sarà sempre più a contatto con lingue diverse e perciò è meglio che si circondi da subito di consiglieri che gli preparino gli argomenti in maniera rigorosa.

Quindi Lei nega di aver operato “uno sputtamento in eurovisione della nostra città!” come, nella consueta maniera elegante con cui è solito esprimersi, ha affermato un noto “tuttologo” di Materatown?

Gli stessi traduttori possono essere di supporto anche al noto “tuttologo” di Materatown, ma mi piacerebbe di più fargli visitare Bruxelles: cosi scoprirà che non è né un programma televisivo, né un insieme di Istituzioni europee, ma una città a tutti gli effetti con una grande diversità di luoghi e di contesti.

Che forse il “tuttologo”, per dirla alla Totò, non conosca Bruxelles non avendo fatto 3 anni di militare a Cuneo, è altamente probabile. Diciamo pure, però, che voi “vecchia guardia” del progetto Matera 2019, non avete mai brillato in chiarezza, semplicità e anche in modestia. Lei ha mai pensato che con gli “unFailing, Un-Monastery, Open Future” e via dicendo non avreste attirato le simpatie, “tuttologo” e Sindaco a parte, anche degli abitanti culturali disoccupati di Bottiglione, Serra Venerdì o Piccianello?

C’è una frase alla quale penso spesso quando penso al coinvolgimento e alla partecipazione: “it’s not about everybody, it’s about anybody”.

Ci risiamo! Traduca per favore per me piccolo fuorisede provincialotto!

Voglio solo dire che il coinvolgimento di “tutti” è impossibile. Bisogna però abbattere i muri e pensare a delle strategie diverse affinché chiunque possa sentirsi coinvolto. I progetti hanno obiettivi e target diversi: “unMonastery” è stata una cosa, “Balconi fioriti” (diventati oggi Basilicata Fiorita con dei corsi fatti dall’Associazione Orti Alti) un’altra. Detto questo, la “vecchia guardia” non era sprovveduta e inconsapevole delle difficoltà di comunicare alcuni progetti, ma bisogna anche riconoscere che il primo obiettivo era quello di vincere il titolo di Capitale europea della Cultura lavorando alla proposta culturale. E pare che questo obiettivo sia stato raggiunto con successo, o sbaglio?

Che Materatown abbia vinto è cosa certa. Se poi questo è da considerarsi cosa positiva per la città è tutto da chiarire. Ma, per parlar chiaro, Dott.ssa d’Auria, l’intero progetto Matera 2019 rischia adesso di fallire?

Mi sembra che il danno più grande a Matera 2019 si stia consumando proprio a livello locale, attraverso una sapiente e quotidiana azione di delegittimazione di tutti quei capisaldi che hanno contraddistinto il percorso di Matera 2019: i professionisti, i progetti culturali, la proposta strategica e l’approccio al coinvolgimento della cittadinanza nella costruzione dell’offerta artistica e culturale. Ascoltando le esperienze delle città che hanno finito l’anno in questione, sai cos’è la cosa che emerge sempre? Il fatto che è durato troppo poco, e che nonostante il tempo che ci sia a disposizione, passa sempre troppo velocemente. Non è che ci ritroveremo nel 2020 a pentirci di questi litigi quotidiani? Perché è così difficile ritrovare il piacere e la gioia di questo percorso?

Forse perché, nonostante si sia voluto far credere che era una panacea per tutti i mali di Materatown e del Sud in generale, è stato solo un torneo, con tanto di tifoseria al seguito, che alla maggioranza dei cittadini non ha dato nulla.

Prima della nascita del Comitato, è stato svolto uno studio curato dal Prof. Franco Bianchini sulla fattibilità del percorso di Capitale europea: i rischi erano ovviamente numerosi, ma le potenzialità erano altrettanto forti (a mio parere di più) per non provarci. Ci siamo candidati, abbiamo vinto. Senza pensare di risolvere i problemi del Mezzogiorno di Italia, è comunque un’opportunità unica per trasformare un territorio attraverso la cultura. Sono consapevole dei rischi di cui voi parlate, ho sempre creduto che a Matera si potesse esprimere un approccio diverso e unico alla manifestazione. La risposta la si può trovare nella proposta culturale contenuta nel dossier: non è un insieme di eventi o di format comprati da fuori, ma un lavoro di lungo respiro attraverso il quale i cittadini lavorano affianco agli artisti per diversi anni. Il potere civico pervade la proposta culturale e artistica di Matera 2019.

Beh, però, fu proprio a Lei con la folla ancora in delirio in Piazza, a scrivere un articolo in cui diceva che la vittoria non avrebbe portato soldi per tutti, non avrebbe diminuito l’emigrazione, non avrebbe ridotto la disoccupazione, non avrebbe portato la ferrovia e non avrebbe sconfitto il clientelismo. Queste cose Dott.ssa d’Auria non poteva dirle prima ai materani? Forse quella Piazza sarebbe stata meno piena ma almeno più consapevole e soprattutto meno illusa!

Grazie per darmi l’opportunità di tornare su quell’articolo, mal interpretato da alcuni che, guarda caso, sono gli stessi che oggi mi attaccano su altro. Come avrei potuto lavorare per anni alla candidatura e poi screditare la vittoria? Se si leggono le frasi fino in fondo, c’è scritto che la vittoria non porterà diverse cose “se non” si diventa cittadini responsabili. Era un invito alla cittadinanza attiva. Forse se avessimo spiegato a target diversi i contenuti della proposta artistica di Matera 2019, non ci si sarebbe impantanati in nessuna tifoseria da stadio. Il rischio, come dice Bob Palmer che ha lavorato con venti delle sessanta città che hanno ottenuto il titolo sino ad oggi, è che se non si parte con i progetti cardine di Matera 2019 lavorando sulle competenze e relazioni della scena creativa lucana, tutto questo non diventerà altro che “Cultural Capitalism” ossia un selvaggio aumento dei prezzi in città, l’arrivo incontrollato di turisti e l’apertura di attività commerciali in un solo settore: quello enogastornimico. Suona familiare?

Molto familiare visto che queste cose noi di materatown.net le abbiamo dette in tempi non sospetti e quasi inascoltati. Ma torniamo al Sindaco prima di chiudere. Quando De Ruggieri sedeva insieme a Lei e Verri allo stesso tavolo del Comitato 2019 esternava tutti questi dubbi che pare lo attanaglino adesso?

Voi ne parlavate quasi fosse cosa ineluttabile, io, al contrario, penso che non debba succedere per forza e che è possibile governare questa vittoria affinché non succeda. Rispetto alla sua domanda, penso che andrebbe posta al diretto interessato, e sarei felice di sottoscriverla. Ero accanto a Joseph Grima quando abbiamo esposto il programma culturale nel dettaglio al Comitato Scientifico di cui il Sindaco faceva parte prima di portarlo al Consiglio di Amministrazione. Mi sembra un po’ leggero dire, solo adesso, che è stato sottoscritto il programma senza sollevare dubbi per puro “spirito di competizione”. E allora domando: Oggi, che fine ha fatto quello spirito?  Non penso sia utile personalizzare i conflitti, penso sia più utile che le persone incaricate per operare – questo vale per tutti – operino per concretizzare ciò per cui sono state incaricate. Se si potesse fare anche senza conflitti, sarebbe l’ideale.

Grazie per l’intervista Dott.ssa d’Auria

Grazie a voi per avermi dato l’occasione per esprimere il mio pensiero con ironia sperando che voi possiate continuare a farne soprattutto sui progetti, e non solo sui personaggi.

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Written by materatown

March 13th, 2016 at 11:07 pm

Posted in Materatown