Il sito dei fuorisede di Matera

Si spengano le luci della ribalta!

con 28 commenti

Abbiamo ricevuto e volentieri pubblichiamo una lettera di un nostro lettore che si firma Daniele fuorisede di Torino. Lui ci perdonerà se abbiamo colto l’occasione per fare alcune considerazioni che meditavamo da tempo e che lui, inconsapevolmente, ci ha dato la forza di esprimere. Buona lettura:

Materatown, non tentare di stravincere. Non è sportivo.
La Basilicata è morta, la Città che ti ha dato i natali da viva sta diventando non-morta. In quasi 8 anni hai semplicemente ricordato a tutti che il Re è nudo. Prima, sorridendo di quel peculiare modo di vivere che passa come materanità. Poi, evidenziando cause e conseguenze dello stesso modo di vivere esteso alla Cosa Pubblica.
Con una paginetta a settimana hai fatto sorridere, ridere, indignare, divertire, hai informato, scrivendo, senza darti troppi meriti, che 2+2 fa 4. La Città che ci ha dato i natali non è più un luogo in cui vivere, ma un posto da visitare. Il tuo sito, quindi, non ha più ragione di essere, almeno nella forma di settimanale satirico sui tragicomici eventi della Basilicata in genere e della Città in particolare. E, poi, diciamocelo: Materatown è il sito dei materani fuorisede, giusto? Ricomincia a parlare di noi, del nostro essere lontani da famiglie e affetti e nel restare, ad esempio, comunque materani anche dopo vent’anni di immersione nella quotidianità della Città o della Nazione che ci ospita. Dacci ancora di più voce, perché quelli per cui scrivi, nella Capitale Europea della Cultura, sono ormai terrorizzati dal doverti leggere. Tu sei la loro cattiva coscienza! Credi che i pochi fortunati che sopravvivono col loro lavoro indipendentemente dalle regalìe politiche del feudatario di turno non sottoscrivano ogni tua parola? E quindi? Cosa cambia? Dovrebbe essere dovere di uno di loro fare quello che hai fatto tu. Tu sarai seppellito in terra nordica, lo hai scritto più volte. Torna alle origini, lascia perdere l’economia e il potere semplicemente perché le tue tesi sono state dimostrate.
Non puoi [stra]vincere. Accontentati di lasciare, nero su bianco, un vero e proprio trattato sulle cause e le origini del male che affligge un pezzetto di Sud, il più efficace e preciso dei trattati, altro che Levi o gli altri meridionalisti. E, poi, ormai Matera è in una bolla spaziotemporale impenetrabile. E’ già il 2019 e lo sarà per sempre. E’ ancora isolata anche dalla vicina Altamura e lo sarà per sempre. Anche se qualcuno ti offrisse un buon lavoro sicuro, tu davvero, rispondimi, ci torneresti? Torneresti a vivere lì in quel fazzoletto di terra in cui amore e ripulsa si solidificano nel cemento del Piano? Condanneresti i tuoi figli, nella migliore delle ipotesi, a scegliere tra il tuo stesso dolore o una vita in una Città da vedere e non da vivere?
Ti abbraccio, Materatown, ma ti supplico: basta “minchiatinarie”, basta “Ho visto cose che…”, basta “Quotidiani di Materatown”. Non ci appartengono più. Abbi pietà di loro e lascia che la bolla li inghiotta in un’ eterna cartolina dei Sassi innevati.

Caro Daniele, quando inziai quest’avventura lo feci perchè ero stanco. Ero stanco di ascoltare in silenzio la retorica stucchevole sul Pane, sul Cucù, sulla Civiltà Contadina con annessa Casa-grotta, sulla menzogna della Città più antica del mondo, sugli “eroici” materani del XXI settembre e di tutti quei “miti sfiniti” che per anni avevano abbagliato gli stanziali mentre generazioni intere come la mia salivano sulle littorine o sugli autobus di Marino e Marozzi alla volta delle terre nordiche. Decisi, allora, sulla soglia dei 40 anni, in una sera torrida di Agosto di non stare più zitto e di parlare ai miei concittadini con quella che considero l’arma più efficace per combattere la retorica: la satira e l’ironia. E così partì l’avventura di materatown.net. Non sapevo quanto sarebbe durata, nè quali sarebbero state le sue fortune. Volevo solo dire la mia ed annunciare, come un novello Fantozzi: “Il Pane, il Cucù, la Civiltà Contadina sono una cagata pazzesca!”. Decisi anche di non firmarmi perchè, caro Daniele, desideravo che le mie parole non fossero associate ad un volto in particolare ma fossero libere di essere ascoltate da chiunque ne avesse voglia. E poi, ti confesso, pensavo che questa scelta fosse meritevole di stima. In fondo -mi dicevo- in una società dove si ucciderebbe la propria madre per veder il proprio nome pubblicato su un giornale o nominato in TV, io che addirittura rifiutavo gli inviti di TRM sarò apprezzato! Mal me ne incolse amico mio! I troppi anni da fuorisede mi avevano fatto dimenticare la secolare cultura stanziale del “a chi appartiene”. E così vai con “Vigliacco”, “Senza palle”, “Codardo”, solo per citare le espressioni più raffinate. Sono stato di tutto: un addetto stampa arrabbiato, un politico trombato, un potentino invidioso, il figlio di un ex-consigliere regionale, un blogger fallito, un professore universitario, anche se la più bella definizione rimane quella datami da un giornalista, scopertosi poi esperto cinefilo che, rispolverando dalla soffitta il suo eskimo, ha visto nel sottoscritto un esemplare dello “squadrismo anonimo al servizio di potentati al palo”. Ah i giornalisti stanziali! Te li raccomando! Sono i paladini del libero pensiero e della libertà di satira ma solo se questa non colpisce loro, nel qual caso si incazzano come cinghiali feriti e corrono in questura a querelarti o chiedono rabbiosi l’intervento dell’ Assostampa, dell’ Ordine dei giornalisti e magari anche delle teste di cuoio. Loro, al contrario, possono augurarti mali incurabili, possono definirti “assassino” o “verme cazzone senza palle” senza che nessuno dei loro colleghi abbia il coraggio di prendere in pubblico le distanze salvo poi darti ragione nel privato di una email o chat. E poi si meravigliano perchè il Fatto Quotidiano ha deciso di chiamare il sottoscritto per avere informazioni su Matera o se il Sole24Ore in un paio di occasioni (ti svelo un piccolo segreto) mi ha chiesto notizie prima di scrivere un articolo sui politici che governano la città!

A parte quella dei giornalisti, ho scoperto sulla mia pelle che esiste anche una altra strana specie di stanziali: quelli della “satira a comando”. Sono coloro per i quali ero un “genio” se scrivevo contro Adduce e Cifarelli per poi diventare “beota e coglione” quando ho iniziato a prender di mira i loro padroncini. Se costoro avessero sprecato meno tempo a pubblicare cannelloni e paste al forno domenicali su facebook per dedidarsi alla lettura di Aristofane, Plauto o Voltaire avrebbero imparato che la satira si limita (si fa per dire) a prendere in giro il potere ovunque esso si annidi (a destra, a sinistra, in chiesa, nei giornali, nelle banche) e non fa scelte di campo che sono invece di pertinenza del “giullare di corte” che, intendiamoci, è un mestiere come un altro se si ha un mutuo da pagare, un figlio in arrivo o un lavoro da mantenere. Ma non era questo quello che io volevo fare.

Caro Daniele, in questa mia lunga risposta ho esordito dicendoti che quando ho iniziato l’avventura di materatown.net ero stanco. Adesso dopo 8 anni lo sono ancora di più (altro che “stra..vincere”! ) e non solo perchè al “mito sfinito” del Cucù, del Pane e di Carlo Levi si è sostituito quello peggiore del fanatismo culturale del 2019, del municipalismo da curva sud e di Pasolini, ma perchè non ho più la voglia e l’entusiasmo di un tempo. Non ho più la voglia di perdere ore del mio tempo per cercare di capire cosa diavolo vuol dire il vicesindaco Schiuma quando promuove “il coaching di comunità” o perchè la Commissione regionale “Lucani Nel Mondo”, con Lacorazza in testa, ha pensato bene di riunirsi per 6 giorni a fine febbraio in Argentina. Non ho più l’entusiasmo per domandarmi perchè al Festival di Sanremo era presente la Lucania Film Commission con il suo Direttore Leporace che si fa immortalare, soddisfatto, con il Senatore Razzi (Giuro che è vero! Se vuoi, ti mando la foto!). Non mi va più di stare ore e ore durante i fine-settimana a guardarmi i consigli comunali di Materatown con Tortorelli che guida i lavori come un amministratore di condominio di Bottiglione nè di leggermi delibere, determine e comunicati stampa. Non ho più la forza di scrivere del Sindaco De Ruggieri che si arrabbia con Telecom perchè, pur avendo trovato un accordo con i sindacati per salvare centinaia di posti di lavoro, non ha confermato la commessa alla Datacontact del suo “amico” Tosto e poco importa se il motivo è perchè quest’ultimo è stato condannato in via definitiva per bancarotta. Ecco, amico fuorisede, sono stanco e soprattutto non mi diverto più. E se non mi diverto io, temo non si divertano più i miei pochi lettori. E allora è giunto il momento di calare il sipario e spegnere le “luci della ribalta”. E’ arrivato il tempo di tornarmene in silenzio nelle nebbie padane da cui ero uscito otto anni fa. Questo, perciò, è l’ultimo articolo che leggerai su questo sito. Che la terra nordica ti sia generosa come lo è stata con me. Un abbraccio, tuo Materatown

Share

Scritto da materatown

20 March, 2016 alle 22:57

Pubblicato in Materatown

28commenti all'articolo 'Si spengano le luci della ribalta!'

Iscriviti per commentare con RSS oppure TrackBack l'articolo 'Si spengano le luci della ribalta!'.

  1. Uagliò nun fa u fess!!!!
    Lo sfogo di Daniele è comprensibile, comprensibile pure la tua “stanchezza” ma non si può spegnere una delle poche voci che attraverso la satira e l’ironia fa una intelligentissima comunicazione.
    Se tiri i remi in barca dai ragione a “loro” e non sta bene……

    astronik

    20 Mar 16 at 23:15

  2. Noooooooooooo!!!!!

    Mariangela

    20 Mar 16 at 23:19

  3. Caro Materatown non è ancora arrivato il momento di andarsene, RESISTERE PER ESISTERE!

    Biro

    20 Mar 16 at 23:21

  4. D’accordo con Astronik. E io userò un motivo speculare: attraverso un’ottima informazione mi fai sbellicare dalle risate. Ripensaci, assolutamente…

    Rocco

    21 Mar 16 at 00:06

  5. Proprio adesso, no. C’è tanto da raccontare (o da denunciare); c’è tanto bisogno di amara ironia.

    kappa

    21 Mar 16 at 00:24

  6. Ti commento qui con lo stesso nick con cui ti commentavo 8 anni fa sempre su questo blog. Sì, ho proprio controllato, il mio primo commento risale al 2008 in uno dei primissimi articoli tra l’altro.
    Tanti anni fa raccontavi il mondo dei fuorisede e degli stanziali in maniera scanzonata e ridicola. Con il passare del tempo è arrivata pian piano un po’ di malinconia e poi infine la disillusione. Ci sta. Probabilmente è giusto che vada così. Altrimenti di questo passo saremmo finiti nella catarsi!

    Credo che sia giusto cambiare e andare avanti arrivati ad un certo punto. Non mi aspettavo questa uscita di scena (almeno non in questo modo), ma non è detto che abbandonato questo “progetto”, non ne possa nascere un nuovo.
    Sorprendici!

    Mirtilla

    21 Mar 16 at 01:00

  7. Non ci credo. Se fosse vero ti troveremo di nuovo dopo poco tempo da un’altra parte. Risorgerai dalle ceneri come l’araba fenice. Sei libero. Per questo non mollerai. Il tempo mi darà ragione.

    michelangelo

    21 Mar 16 at 01:13

  8. Caro MateraTown, anche la satira è per persone intelligenti.
    Quando attaccavi tutti noi, molti leggevano nell’attacco solo quello che in verità era: satira appunto. E ci ridevamo su.
    Che cosa ti aspettavi dai pubblicisti improvvisati e registri da oscar? ora che attacchi (sempre satira) l’armata brancaleone, era ovvio che non ci “sarebbero” arrivati. Come è successo da tempo. Ricordi Fedro e la Volpe e l’Uva?
    Beh. Dovrei essere l’ultimo a dirti di continuare a scrivere. Mi hai abbondantemente fracassato di cabbasisi, per dirla alla Montalbano.
    Ma non sei mai sceso nella volgarità, negli attacchi personali, nell’offesa. Questo ti distingue, e di parecchio, dalla massa dei forcaioli che alternativamente attacca il sindaco e lo staff di turno.
    ormai la stampa è omologata, la politica rassegnata a renzismo e pittellismo. Siamo tutti nel solco deciso da altri. Alla faccia dell’openFuture. Secondo me dovresti continuare a scrivere. ora più che mai servono persone con pensiero libero.
    Poi fai tu. con affetto
    Piersoft

  9. Brava Mirtilla. E comunque giù il cappello per Materatown.

    slocum

    21 Mar 16 at 08:29

  10. …Ad un tratto spunta il senatore Razzi. Proprio lui non un fake-imitatore di quelli che a decine assiepano le strade da queste parti. Selfie, strette di mano,sorrisi e pacche sulle spalle. La società dello spettacolo che tritura l’antiPolitica diventa consenso e dominio dell’immaginario. Razzi e’ l’eroe dei nostri tempi. L’imitazione di Crozza diventa il totem che annienta’ il tabù del politico rozzo, ignorante, trasformista.

    Paride Leporace
    http://www.parideleporace.it

    vidaccur

    21 Mar 16 at 09:19

  11. Scrive un tale Hyperbros:
    “Preso atto della sua vita grigia, se ne andò! Anonimamente, così come aveva sempre vissuto e come continuerà a vivere!”

    E poi ci domandiamo perchè Materatown lascia! Non ce lo meritiamo!

    Antonella

    21 Mar 16 at 09:22

  12. Hyposlave

    Slocum

    21 Mar 16 at 11:31

  13. Condivido la tua scelta. Questa è una terra irrecuperabile e poi si sa: a lavare la testa all’asino si perde il tempo e il sapone.

    maurizio

    21 Mar 16 at 12:15

  14. Questo addio non mi convince. Non posso crederci e non voglio crederci. Non mi convincono alcune delle ragioni. Non mi convince Materatown che dice di essere stanco. Posso , forse, credere al venir meno di un pò di entusiamo (dopo 8 anni capita… a volte succede al 7imo). Come può una “voce” dei fuori sede sparire ? Non ci sono più fuori sede ? sono tutti diventati cittadini culturali europei e quindi cittadini di Materatown ? Caro Materatown non ci credo e non voglio crederci, non mi convincono le ragioni.
    Comunque gli stanziali ed i fuori sede che ti seguono alimenteranno, se sarà necessario, la “voce” dei fuori sede attraverso un “animale” disponibile. Non ci puoi mancare . Con affetto

    Angelo

    21 Mar 16 at 13:01

  15. “La realtà è cio che è, non ciò che dovrebbe essere”. Lenny Bruce, uno degli esempi più alti della satira moderna.

    Pertanto, non pubblicare più.
    Perchè il materano ti loda e ti adula, ma fino a quando non entri nel suo orticello. Che, per l’occasione, sta trasformando in B&B-Casa Vacanze-Pizzeria.

    Perchè il materano ha già la sua “satira”: in tv o su youtube, tanto cosa ci vuole a far ridere? L’importante è autocelebrarsi ed accettare solo commenti positivi. Ha già i suoi “comici” locali, non ce n’è bisogno di altri. Guai a toccarli ed emularli!

    Perchè il materano critica le storture, fino a quando non si tocca il parente o l’amico influente che ti ha sempre aiutato.

    Il materano piccolo-medio non ti merita.
    Il materano che ti sostiene ti dice di restare.
    Il materano che apprezza la satira ti dice di andare, e di tornare nel 2020 con un bel “Ve l’avevo detto” ed osservare la situazione immutata della città e dei suoi “abitanti culturali”.

    Con stima da un appartenente all’ultima categoria.

    U'Londines

    21 Mar 16 at 13:58

  16. Caro amico ti prego di non mollare. Se vuoi ancora bene a Matera quella vera e silenziosa e non questo teatro di burattini rimani. Dai voce a noi che non parliamo

    nonna maria

    21 Mar 16 at 14:34

  17. Penso tu stia facendo la cosa giusta. Basta leggere i commenti che stai ricevendo, dai fedeli nostalgici, ai pseudo/direttori e ai fuffologi tecnologici, abbandona, non ci meritiamo satira ed intelligenza, ma panzerotti e semenza.

    Bruce Wayne

    21 Mar 16 at 15:13

  18. quoto totalmente bruce wayne!

    maurizio

    21 Mar 16 at 16:05

  19. Se è l’ultima volta che commento un tuo scritto, voglio farlo mettendoci la faccia. Per dirti, caro amico, che capisco quel che provi:amarezza che ti penetra nel corpo e ti fa stare male fisicamente, come quando la tua squadra del cuore che vince il primo tempo la finale di coppa campioni per 3 a zero alla fine perde, anche se quella squadra del cuore è di propetà di Berlusconi e dovresti esser contento e non ci riesci. Come l’amarezza che può provare chi ha militato anni nel partito di Berlinguer e ha creduto veramente che quella meravigliosa comunità di uomini e donne, che volantinava, diffondeva, attaccava manifesti, saliva e scendeva scale, sacrificava ferie e infine sottoscriveva pure anche se era disoccupato o precario , potesse davvero cambiare il mondo, la nazione il comune o il quartiere nel quale viveva. Un mondo semplicemente piu equo, senza tanti sofismi filosofici. E invece no, poi si accorge che era tutta una bufala, che il mondo non si cambia, che i “buoni” sono stati sono e saranno sempre minoranza. Quindi ai primi sentori di una perduta illusione avrei dovuto appendere al chiodo la passione di una vita, l’hobby più amato. Si l’ho fatto per un pò,poi ho ricominciato , credendo fosse la volta buona. Macchè nuova delusione, nuovo addio. Questa volta è quello definitivo, mi dicevo. Se, aspetta e spera. Bastava una faccia nuova, una frase azzeccata per risveglare sopiti entusiasmi. Perchè se sei dalla parte giusta o almeno da quella che tu credi tale, non puoi smettere . E’ come una droga. L’animale uomo , a differenza “dell’animale animale” che ha l’istinto della sopravivvenza, possiede invece l’istinto dell’accumulo di ricchezza ad oltranza e in nome di quell’istinto commette ogni nefandezza. Hai presente il Silvio Nazionale? Il suo patrimonio personale dicono valga miliardi. Possiede tanta di quella ricchezza che non gli basterebbero un centinaio di vite per consumarla tutta. E vederlo oggi nel disperato tentativo di sfuggire alla livella di Totò, provando con l’aiuto di pagatissmi chirurghi a indossare una maschera patetica e ridicola mi fa tanta pena, poverino. Come quel pomeriggio di un 25 Dicembre che vidi davanti alla sua concessionaria un noto e ricco imprenditore materano a fumare tristemente, incapace di gustare almeno quel giorno insieme alla sua famiglia. Questo pensai, all’epoca. Forse sbagliavo, forse no. Per farla breve non chiudere questa pagina, lasciala aperta, affidala temporanemanete a un fuorisede2 di cui ti fidi, riposa. Poi son certo che ritroverai la forza e la passione per non interrompere un percorso che è appena agli inizi, che non si concluderà con te e con me, ma che serve a passare ad altri il testimone di un impegno che fa in modo che i buoni continuino a combattere i cattivi, gli accumulatori di ricchezza ad oltranza. Saluti comunisti da Materatown. Senza nostalgie di un passato che non torna ma con la voglia mai sopita di prvare a riaggiornarlo. Che altro se no?

    Giuseppe Carella

    21 Mar 16 at 16:43

  20. Ennò, qui tutti che ti dicono di fare o di non fare più, però io, che sono il materano medio senza b&b, perdo l’unico mezzo di informazione che leggo senza dover “calibrare il tiro” se viene da destra o da manca.
    Prenditi le tue responsabilità

    ipad

    21 Mar 16 at 17:03

  21. E con questo papiro di Carella puoi chiudere in bellezza!
    Saluti “noncomunisti” da Materatown!

    Bruce Wayne

    21 Mar 16 at 17:13

  22. Caro Materatown,
    mi dispiace, con la mia lettera desideravo spronarti ad un cambio di passo inteso ad alleggerire la tua fatica, non certo ad eliminarla del tutto:
    tu non ti diverti? Nemmeno io. E allora torniamo a divertirci!
    Lo so, è difficile. Soprattutto perchè non è bello ridere delle disgrazie altrui, quindi proviamo a ridere solo delle nostre.
    C’è qualcosa di perfido in me che mi spinge a sobillarti a continuare a scrivere proprio su questa nota di squallida vendetta e bassa rivalsa:
    “Oh, ma lo sai che a Materatown non funziona la cosa Xe Y e ci vogliono settimane mentre qui a Torino si può fare tutto online in 5 minuti?” E la cosa X e Y, pensa un po’, può essere lo stipendio corrisposto puntualmente, piuttosto che degli autobus decenti, o un prezzo degli immobili non così speculativo o le analisi del sangue fatte in un ambulatorio pubblico a 8 € con risultati online in 24 ore o la possibilità di lavorare pur non essendo amico di nessun amico degli amici. Vedi tu.
    Ma mi hanno fregato l’idea al contrario: ci si vanta del proprio servile squallore, la dipendenza dal potente è punto d’orgoglio e il nome in cima alla lista dei clientes va portato a bandiera.
    Non si ride delle disgrazie altrui, ma delle proprie sì: tra qualche giorno si torna a Materatown per Pasqua, vogliamo scommettere su quanti aneddoti da spanciarsi dalle risate ci capiteranno?
    Certo, per qualcuno saranno ignobili gufate, ma per noi saranno sempre risate.

    Daniele da Torino

    21 Mar 16 at 17:26

  23. Cari amici di Materatown, anzi caro amico di Materatown,
    i miei amici materesi hanno infatti finalmente capito che eri solo nella tua dura e intelligente battaglia contro il malcostume, l’arrivismo, il clientelismo e il razzismo ideologico. Ne hai avuto di coraggio, conscio com’eri che mai ti sarebbero arrivati riconoscimenti e favori! Anzi! Hai toccato il nervo scoperto di chi parla sempre con la voce del padrone, si dona e si immola, cambiando casacca e linguaggio secondo che conviene e tira il vento. C’è chi da cuccuruccù è diventato chicchiricchì; c’è una tv che, contando sulla vanità e le illusioni di molti giovani disoccupati che non sanno come passare il tempo, apre le porte al motto di “chi non è con me è contro di me”. E dietro c’ è un abitante culturale, potente, con cui Telecom non vuole avere a che fare! C’è chi ti vuole ammannire la solita storia di Matera capitale della cultura e del materano abitante culturale, facendosi fosco quando qualcuno gli dice che così non è, e giustamente ride delle sue uscite balzane… Daniele e tu avete capito dov’è la radice del sottosviluppo di Materatown. Sei stato accusato e offeso e minacciato, perché ti sei nascosto dietro l’anonimato. Hyposlave, se ha abbastanza intelligenza per capire, si domandi perché ci si nasconde dietro l’anonimato e perché questo succede in tempi di assenza di libertà, o in presenza di poteri forti. Se lo domandi, Hyposlave, chiunque egli sia, di linguaggio non grigio, ma livido e violaceo, certamente tremebondo per paura di non essere troppo “hyposlave”! Se lo domandi anche chi, passato dalla parte del potere che lo nutriva, voleva querelarti, snidarti e farti pagare – lui – i danni morali!
    Grazie comunque, Materatown. Per otto anni, il lunedì mattina, ci hai fatto alzare e correre al computer per vedere che cosa ci regalavi in termini di intelligenza e libertà. Era uno sprazzo di luce nel buio della settimana, vissuta tra cicisbei e arlecchini

    Voltaire

    21 Mar 16 at 20:37

  24. “si dona e si mola” ….grande Voltaire!

    Antonella

    22 Mar 16 at 07:09

  25. Caro materatown,
    non puoi chiudere così, non puoi mollare. Una satira intelligente come quella che proponi è uno strumento molto potente. Da voce , come dici, ai molti cittadini stanziali che, come vasi di coccio in mezzo ai vasi di ferro, non hanno il coraggio di esprimere la propria rabbia, le ingiustizie ed il proprio disagio. La satira, tuttavia, è riflessione , strumento che scuote le coscienze e può ingenerare quel cambiamento nella cultura civica che tutti auspichiamo.
    La tentazione mandare tutto e tutti affà culto è sempre forte ma abbandonare significa perdere la speranza.
    Un abbraccio

    Enzo

    22 Mar 16 at 07:55

  26. Giovane, mo che scendi a Pasqua, ritemprati con una teglia di peperoni ripieni (te lo dicevo, io: pericoloso rinunciarvi) e ne riparliamo.
    Che poi, pure se scrivi una volta al mese anziché a settimana, mica ti diciamo niente.

    Kit Karson

    22 Mar 16 at 08:38

  27. …..e mò!?
    chi me le dice le cose….

    ANTONIO

    23 Mar 16 at 10:20

  28. Caro Materatown,
    come tuo fedele lettore della prima ora, sporadico collaboratore e fratello fuorisede devo confessarti che, se smettessi di “dire la verità” che in tanti attendono con ansia la domenica sera (o il lunedì mattina) e che descrivi a così caro prezzo, potresti cancellare un po’ di alibi a chi ogni maledetto lunedì mattina scopre l’acqua calda.
    Ma è davvero necessario che certe cose le scriva tu dal nebbioso Nord?
    Non basta guardarle aprendo una finestra?
    Cari stanziali, non ne abbiate a male, ma l’ultima volta che mi sono azzardato ad esprimere in pubblico le mie considerazioni sulla mie ultime vacanze materane ne ho passate di cotte e di crude, ma chi me lo fa fare?
    Io non ho nulla da guadagnare nell’indicare una disfunzione, un disservizio, un problema: se lo risolvete campate meglio, se non lo risolvete lo vivremo assieme 10 giorni l’anno e ve lo terrete caro caro per voi per gli altri 355.
    Se Materatown ha scritto certe cose per tanti anni è per un solo motivo: per Amore di Matera e dei suoi abitanti, troppo spesso volenterosi complici dei propri stessi carnefici.
    Sarebbe davvero bello che qualcuno che si duole in pubblico di questa chiusura raccolga il testimone e, anonimamente e no, chiami quello che già sa vede e vive col suo nome (e cognome se è il caso).
    Quindi, caro Materatown, se chiuderai mi dispiacerà, se sposterai il tiro sui fuorisede mi piacerà di più, ma, alla fine della fiera, quelli per cui tu scrivi non vogliono leggerti.

    Angelo

    23 Mar 16 at 12:54

Lascia un commento