Il sito dei fuorisede di Matera

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Ritorno a Materatown – sei anni dopo

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Correva l’anno 2009. Era un gennaio molto freddo qui nelle lande nordiche e quella fu l’ultima volta che utilizzai l’autobus per attraversare nottetempo l’Italia intera per giungere a Materatown. Da allora non ho più ripetuto la mistica esperienza preferendo a volte l’auto, visto che l’età e le finanze ancora me lo permettono e, a volte, scegliendo di solcare i cieli nazionali grazie a quella stupenda invenzione che chiamano RyanAir. Alcune settimane fa, però, a causa di un destino cinico e baro, non ho avuto altra scelta: l’unico modo per raggiungere la città natale era il maestoso automezzo gommato di origine altamurana.

Arrivo in tarda serata nel luogo deputato all’attesa dell’autobus e mi ritrovo circondato soprattutto di anziani e di studenti giovanissimi. La mia attenzione viene attirata da una coppia di fidanzati e dall’accento deduco che la ragazza è di Materatown mentre il ragazzo è nordico, i quali, nonostante il caldo torrido sono avvinghiati e non smettono mai di baciarsi fino a quando lui, involontariamente, non fa cadere dalla mano di lei la bottiglietta dell’acqua. La mia concittadina, allora, cambia espressione, allontana l’innamorato con un gesto brusco e con quello sguardo comunemente definito “truno” lo apostrofa:<<Si proprj stut’c! Mo’ la raccogli da terra!>>. Naturalmente il fidanzato non se lo fa ripetere due volte. Dopo circa mezz’ora d’attesa ecco arrivare, rosso luccicante, l’autobus a due piani. Mi faccio largo e raggiungo l’autista che, dopo aver aperto le porte, è rimasto seduto davanti al volante e gli chiedo:<<Va a Materatown?>>. Con quella “grazia” e “cortesia” che abbiamo noi “abitanti culturali”, mi risponde:<<Ancora? E’ scritto sopra!>> che tradotto in linguaggio corrente vuol essere un invito a guardare nella parte alta dell’automezzo dove effettivamente scorre la scritta luminosa “MATERATOWN”. Carico il borsone e salgo. Mi siedo nel posto che avevo prenotato e il mio primo sguardo è per il mio vicino di viaggio che è una persona anziana ma di corporatura normale e quindi tiro un sospiro di sollievo. Poi guardo dal finestrino e osservo il fidanzato nordico (quello della bottiglietta d’acqua) che continua dal basso a mandare baci verso la fidanzata “truna” seduta qualche posto davanti al mio. Nonostante la grande novità dei posti assegnati, due signore anziane per motivi diversi (la prima vuole il posto sul corridoio, la seconda uno davanti perchè soffre di mal di stomaco) decidono di occupare abusivamente i sedili assegnati ad altri passeggeri, innescando così una mostruosa reazione a catena di spostamenti che solo dopo 20 minuti si placa grazie all’intervento dell’autista. Tutti oramai seduti partiamo, non prima di ricevere dalla voce del conducente una importante comunicazione di servizio: <<Si prega i signori viaggiatori di non togliersi  le scarpe perchè se no qui non ci muoviamo più…>> 

Viaggiamo nel buio dell’autostrada per qualche ora. Dietro di me una ragazza è riuscita a comprimere il proprio corpo a tal punto da rannicchiarsi in posizione fetale sul sedile, mentre io invece lotto strenuamente con il martelletto (quello da usare in caso di emergenza per rompere il vetro) il quale, ogni volta che provo ad appoggiare la testa al finestrino mi si infilza nella tempia. Verso l’una di notte, si accendono le luci. Prima sosta. L’autista ci suggerisce di “andare tutti in bagno perchè la prossima fermata sarà tra parecchie ore”. Scendiamo dall’autobus. C’è chi appunto corre in bagno, chi si accende subito una sigaretta e chi, come me, va a prendere qualcosa all’autogrill. Io ordino un latte freddo e noto una coppia di signore anziane estasiate davanti ad alcune tazze in vendita su uno scaffale su cui sono stampati i nomi più comuni. C’è la tazza con il nome Francesco, quella con Marta, quella con Alessandro. L’iniziale entusiasmo delle mie attempate compagne di viaggio, però, lascia subito il posto alla delusione quando una delle due signore confida all’altra: <<Cè pecchèt…monc Graziella!>>. Nel piazzale noto che la stragrande maggioranza dei passeggeri è impegnata in conversazioni al telefonino e mi chiedo chi diavolo avranno da chiamare all’una e mezza di notte ma soprattutto chi, all’altro capo del filo, è disposto a chiacchierare nel cuore della notte. Faccio mente locale e penso di non conoscere proprio nessuno da poter chiamare in quel momento senza essere mandato a quel paese. Allora mi nascondo dietro un palo della luce e tiro fuori dallo zaino il cuscino da viaggio rimasto in un cassetto per ben 6 anni (quello, per intenderci a forma di ferro di cavallo) e, stando attento a non farmi vedere da nessuno, inizio a gonfiarlo dilatando le guance a mo’ di trombettista jazz. Oramai prossimo ad una crisi asmatica dovuta allo sforzo profuso, risalgo sull’autobus e dopo essermi infilato il cuscino intorno al collo mi siedo. Si riparte alla volta di Materatown.

Passano le ore. Alcune le trascorro in uno stato di dormiveglia, altre pienamente cosciente. Lotto spesso con il cuscino da viaggio neanche fosse la piovra assassina cercando di posizionarlo nel modo più consono possibile, ma lui immancabilmente scivola, si sposta, si divincola quasi fosse dotato di vita propria. Ho anche il sospetto di aver sognato Joseph Grima che mi ricorda che queste sofferenze sono solo “psicologiche”. Finalmente si riaccendono le luci. E’ giunta l’ ora di fare la seconda sosta e scendiamo. I nostri sguardi sono persi nel vuoto. Abbiamo tutti gli occhi gonfi e c’è chi cerca di aggiustarsi i capelli oramai in stile Rod Stewart, chi si strofina la faccia con le mani, tutti nel vano tentativo di riprendersi e darsi un contegno. Tentativo che ovviamente fallisce in quanto, appena cominciamo a camminare per il piazzale, a causa degli arti inferiori anchilosati, abbiamo un’ andatura che ricorda gli zombie di Romero. Dopo 15 minuti risaliamo. L’autista ci conta per assicurarsi di non aver smarrito nessuna pecorella nella stazione di servizio. Abbandoniamo l’autostrada quando oramai albeggia ed iniziamo il tour per i vari paesi pugliesi; in prossimità di Altamura, partono le telefonate dei passeggeri ai vari parenti per comunicare l’imminente arrivo. Di queste conversazioni quello che non ho mai tollerato è il tono tra i lamentoso ed il perentorio che soprattutto gli studenti fuorisede hanno, parlando con i propri genitori. La ragazza dietro di me non fa eccezione ed infatti si rivolge al padre dicendo con un filo di voce quasi fosse moribonda:<<Papà so’ distrutta, esci mo’ di casa… non farmi aspettare!>>.

Entriamo in città. Scendiamo a San Giacomo rione di Materatown Capitale della Cultura. Mio fratello arriva con qualche minuto di ritardo. Salgo in macchina e lui, dopo avermi salutato mi pone un amletico quesito:<<Vuoi andare subito a casa da mamma e papà o andiamo a fare colazione al Cinetix?>>.

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July 26th, 2015 at 11:12 pm

Quel treno da Bari – 3° puntata

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treno-vaporeRiassunto delle puntate precedenti: Il fuorisede di Materatown, dopo aver deciso di prendere il treno per recarsi a Materatown, inizia il viaggio colmo di emozione alla volta di Bari. Tutto sembra perfetto fino a quando non entra nella stazione delle FAL ed inizia ad attendere l’arrivo della “littorina”.

Il “mostro” d’acciaio, altrimenti detto “littorina”, in genere è composto di due o al massimo tre vagoni, tutti “graziosamente” affrescati da opere di writers, sui quali avviene l’arrembaggio di una folla di pendolari, più noi fuorisede che siamo perfettamente riconoscibili per via dell’enorme mole di borsoni al nostro seguito. Il primo pensiero appena saliti sopra va subito a colui che ha progettato le dimensioni dei portabagagli posti sopra i sedili: hanno la capienza esatta per farci stare una valigetta diplomatica! Al fuorisede, quindi non rimane che prepararsi ad effettuare il viaggio con un borsone di svariati chili sulle ginocchia, più un altro sdraiato nel corridoio rendendo il transito faticosissimo agli altri passeggeri che, immancabilmente, iniziano a lamentarsi ed a esibirsi in rovinose cadute! Dopo qualche minuto di viaggio, una domanda alla quale mai si è avuta risposta inizia a tormentare la testa del fuorisede e cioè perchè mai all’interno di codeste autovetture i bagni sono immancabilmente chiusi a chiave! E’ questo un problema di non poco conto in quanto, come detto, il fuorisede ha sulle sue gambe e quindi anche parzialmente sulla vescica un borsone che sprigiona una pressione pari a quella di una pressa idraulica! Comunque Materatown, seppur molto lentamente si fa sempre più vicina e, a tal proposito, voglio dire che, va bene dare a tutti, anche a coloro che vivono nei “paesotti” appulo-lucani più sperduti, la possibilità di poter usufruire dello splendido servizio offerto dalle FAL, ma 14 soste in neanche 60 km (tra cui la mitica Pescariello che conta 2 abitanti e cioè il capostazione dell’omonima stazione più sua moglie!), mi sembra un po’ eccessivo. Ma tutto questo è niente (si fa per dire!) paragonato a ciò che accade quando si arriva ad Altamura che, evidentemente, per le FAL rappresenta un nodo di smistamento traffico altamente strategico! Qui infatti può accadere che: 

1) Casualmente avete “imbroccato” il vagone giusto (eventualità più unica che rara!) e quindi siete tra i fortunati che rimangono seduti e proseguono per Materatown.

2) Non siete tra i fortunati ma dovete cambiare vettura. A questo punto scordatevi di poter fare il trasbordo passando per i corridoi all’interno del treno, perchè anche queste porte, come i bagni, sono inesorabilmente bloccate. Siete  allora costretti a scendere, caricarvi sulle spalle tutti i vostri bagagli e correre, o meglio arrancare, lungo il marciapiede della stazione di Altamura e lanciarvi verso il vagone giusto che troverete immancabilmente stracolmo di gente che vedendovi arrivare così ”ingombrante” farà di tutto per impedirvi di salire e voi dovrete iniziare una lotta all’arma bianca e farvi largo tra calci e spintoni!

 3) E’ proprio la vostra giornata nera! Dovete scendere ad Altamura ed aspettare l’arrivo di un altro convoglio (anche in questo caso nessuno saprà dirvi quando!) che vi porterà a destinazione.

Al termine del viaggio, comunque, vi accorgerete che per il tratto Bari- Materatown, bene che vi sia andata (casistica 1 e 2) avete impiegato lo stesso tempo per arrivare a Bari dalla città del Nord, altrimenti (caso 3) realizzarete che nello stesso tempo avreste potuto fare un viaggio A/R per l’ Australia. Con questi pensieri per la testa, allora, scenderete alla stazione di Villa Longo, saluterete frettolosamente vostro padre e correrete in bagno (la vescica oramai ha raggiunto le dimensioni di un pallone da basket!). Ne uscirete schiumanti di rabbia, chiederete al vostro genitore di fare una deviazione, prima di andare a casa, verso la prima agenzia di viaggi. Entrerete sporchi, con il viso tumefatto a causa delle risse con gli altri viaggiatori, sudati e maleodoranti ed alla bella signorina che vi accoglierà con un sorriso direte: <<Che diavolo hai da sorridere? Prenotami immediatamente il viaggio di ritorno in pullman!>> (Fine 3° ed ultima puntata)

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March 30th, 2009 at 1:09 am

Quel treno da Bari – 2° puntata

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treno-vaporeRiassunto delle puntate precedenti: Il fuorisede di Materatown, non si sa il perchè, ma un bel giorno decide di abbandonare il famoso pullman come mezzo di trasporto per riportarlo a casa, a favore del treno. Ben presto però si accorgerà che la scelta è più che mai azzardata per via del tratto Bari-Materatown.

Risolti tutti i problemi di prenotazione e di coincidenze di orari, o almeno questa è la convinzione, il fuorisede di Materatown si dirige verso la stazione delle FS della città del Nord e finalmente assapora il gusto di essere un viaggiatore come tanti. Osserva le altre persone che come lui sono in partenza, e cerca, osservandone i gesti ed i comportamenti, di apparire un “habituè ” del treno e non un neofita come è in realtà. Finge quindi una consuetudine con l’utilizzo del treno sprecandosi addirittura in frasi polemiche del tipo “l’ultima volta che ho preso questo stesso treno era in ritardo di 2 ore!! ” oppure “Questo treno fa troppe fermate!! “ ma la cruda verità è che è emozionato e felice come un bambino il giorno di Natale e, quando l’Eurostar che aveva prenotato arriva, lui ci sale con gli occhi pieni di commozione. Non gli sembra vero che si può viaggiare seduto comodamente, avere un discreto movimento degli arti inferiori, leggersi un bel libro ed anche, arrivata l’ora di mangiare, poter andare nel vagone ristorante e gustarsi un pranzo. Lì con gli occhi sgranati per la meraviglia, si guarda attorno, vuole toccare e provare ogni cosa (spendendo una fortuna!), gli scende addirittura qualche lacrima quando il cameriere gli si rivolge con un “Il signore desidera? ” e non come era abituato in anni di pullman “giovanotto che vuoi? “. In quei momenti il fuorisede di Materatown pensa puntualmente: “Ma come mai mi sono deciso solo ora a prendere il treno? Perchè mi sono sempre ostinato ad usare il pullman?” Ben presto però troverà una risposta a questa sua domanda! Il viaggio alla volta del capoluogo pugliese continua con poche interruzioni e, dopo qualche ora, ecco che il nostro fuorisede carico di borsoni scende alla stazione di Bari e da qui si dirige verso quella delle FAL non prima di aver assaporato, qualunque sia l’orario di arrivo, uno di quegli enormi cornetti del bar adiacente all’ingresso della stazione. Sull’uscio della stazione il nostro eroe viene subito fermato da strani personaggi che con fare “stile 007″ gli si avvicinano furtivamente e gli sussurrano all’orecchio :<<Uaglio’ 60 euro e ti porto io a Matera(town)>>. Rifiutate tutte queste offerte entra nella stazione e qui… incontra Lui! L’ inimitabile quanto imperturbabile bigliettaio delle FAL! Costui è l’unico essere al mondo che, in tutta la sua vita, sin dai primi mesi di vita, credo abbia proferito solamente una frase di senso compiuto e precisamente: <<Devi chiedere sul treno!>>. Voi gli chiedete a che ora arriva la “littorina” ? Lui vi risponde: <<Devi chiedere sul treno!>>. Volete sapere se durante il tragitto dovete cambiare vettura? Lui come un perfetto soldato vi risponde: <<Devi chiedere sul treno!>>. Sono convinto che se un giorno gli dovessi domandare se è sposato e se ha figli mi risponderebbe che devo appunto “chiedere sul treno”. Altra peculiarità del personaggio è quella di essere sempre inesorabilmente sprovvisto di monete per il resto. Quindi o si arriva con i soldi “contati” oppure dovete fare la spola tra la biglietteria ed il bar (con tutti i borsoni al seguito!) per cambiare una banconota! Comunque, fatto il biglietto, si salgono le fantomatiche scalette e si arriva sui binari pronti ad aspettare le canoniche 2/3 ore prima che arrivi in tutta la sua magnificenza la littorina Bari-Materatown. La lunga attesa può avvenire o lungo il marciapiede che costeggia i binari e quindi rimanere in piedi per tutto il tempo d’attesa oppure nella mitica sala d’aspetto. Quest’ultima ha la peculiare caratteristica di avere una temperatura interna che oscilla dai -10 C° d’inverno ai 45 °C d’estate ma almeno al suo interno si può far uso di alcune sedie dove accomodarsi ma non prima di averle accuratamente sterilizzate e ripulite da vecchie lattine di birra e da vecchi quotidiani del ’67, che puntualmente per “ammazzare” il tempo vengono usati prima per una frugale lettura e poi come base di partenza per barchette di carta. All’improvviso si sente suonare una campanella. E’ quello che tutti i viaggiatori in attesa aspettavano con ansia e che annuncia l’imminente arrivo della “littorina“. (Fine 2° puntata)

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March 18th, 2009 at 5:25 pm

Quel treno da Bari – 1° puntata

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treno-vaporeCapita alcune volte nella vita delle persone di decidere, senza un motivo apparente, di andare contro abitudini oramai consolidate. Questo accade anche per il fuorisede di Materatown che un bel giorno, uguale esattamente a tanti altri, senza nessuna ragione, nè spinto o convinto da nessuno, decida, invece di prendere il pullman per tornare a casa, di voler finalmente indossare gli abiti di un comune viaggiatore facendo così scattare la fatidica frase: <<Basta con le sofferenze alle ginocchia, ai vecchi che russano o ai bambini che piangono nel cuore della notte! Adesso prendo il treno come tutte le persone normali!>>. E quindi, convinto e deciso come mai nella sua vita, comincia a pianificare la partenza da Milano, Venezia, Bologna, Torino, magari usando internet, sentendosi così, per la prima volta, figlio dei suoi tempi. Ma, appena inizia a decidere quale può essere la data migliore per prenotare il rientro a casa, in men che non si dica, viene riportato con forza alla cruda realtà e cioè quella di non essere un normale fuorisede, ma un fuorisede di Materatown; si ritrova davanti quello scoglio, che dopo anni di pullman, aveva dimenticato essere la differenza principale tra lui ed i normali utilizzatori di treni e che si può racchiudere in una unica amletica domanda: “ma come diavolo arrivo a Materatown da Bari? ” Eh sì perchè noi fuorisede, ammettiamolo, abbiamo la “strana” abitudine di tornare a casa proprio nei periodi festivi e non lo vogliamo capire che, se feste sono, lo sono per tutti. Questo lapalissiano concetto, nonostante gli anni, cari colleghi, non vuole proprio entrarci nella testa, anzi, confessiamolo una volta per tutte, abbiamo anche la pretesa di poter viaggiare in treno la…Domenica. La domenica dico! Ma ci rendiamo conto? Chi ci crediamo di essere? Noi facciamo festa e vorremmo invece che i ferrovieri, i capistazione, i controllori delle FAL lavorassero solo per noi per portarci “comodamente” da Bari a Materatown! Se proprio vogliamo arrivare a casa, facciamoci prelevare da qualche nostro parente alla stazione di Bari, magari dai genitori anziani, o utilizziamo quelle “navette di volentorosi” che per la modica cifra di 70/80 euro ci portano a Materatown! Scartate, quindi, tutte le domeniche e festivi, ma scelto un anonimo giorno feriale, il fuorisede parte dalla città del Nord alla volta di Bari, non prima di aver trovato la “littorina” che meglio si “incastra” con il suo arrivo nel capoluogo pugliese. Subito capirà, però, che qualunque treno abbia scelto che dal Nord lo porterà a Bari, sia esso InterCity, EuroStar, Espresso od anche un treno merci, non troverà mai, dico mai, un treno delle FAL che partirà alla volta di Materatown ad un orario che gli consenta di fare “il cambio” in totale comodità. Al contrario, la prima “littorina” utile parte, sempre e rigorosamente o 4 minuti dopo il suo arrivo a Bari o 4 ore dopo: tertium non datur! A questo punto urge fare due riflessioni finali: la prima riguarda il termine “littorina” di mussoliniana memoria in auge solamente a Materatown e forse a Predappio per indicare un treno di piccole dimensioni, da non utilizzare fuori le mura materane se non si vuole essere tacciati per dei nostalgici del ventennio. La seconda riflessione riguarda gli orari delle FAL (il cui slogan, degno delle migliori battute di Totò, è  “FAL nel cuore del meridione“) consultabili sul sito omonimo. Per capirci qualcosa dovete essere dotati minimo di due lauree più aver fatto un master negli Stati Uniti o essere campioni mondiali di “Settimana Enigmistica” per sapervi districare tra la varietà di “simboli“, “legenda” ed “avvertenze” varie. Ecco solo alcuni esempi: se l’orario del treno è accompagnato dal simbolo (*) vuol dire che quel percorso è garantito in caso di sciopero, se dal (O)  è garantito anch’esso ma solo per certe fermate, se dal (OO) (ndr.proprio come la farina), è garantito ma solo per altre fermate ancora, se c’è un (#) il treno è abilitato al trasporto di portatori di handicap, se, invece, il numero del treno è sottolineato vuol dire che ci sono delle fermate che vengono effettuate solo se richieste esplicitamente al personale di bordo, come se si trattasse di autobus. Comunque, risolto l’enigma dopo una intera serata di studio, il fuorisede può finalmente iniziare l’avventura su strada ferrata che lo porterà a Materatown. (fine prima puntata )

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March 2nd, 2009 at 7:04 am

Ritorno a Materatown – Mai dire Mai

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autobusOnestamente credevo di aver detto tutto riguardo le avventure che il fuorisede di Materatown ha vissuto durante gli anni all’interno dei pullman che lo riportano saltuariamente a casa. Ma, mai dire mai! Quindi eccomi nuovamente qui a raccontare l’ultimo viaggio che mi ha visto protagonista durante l’ultima discesa in occasione delle vacanze natalizie appensa trascorse:

Aspetto il pullman nel solito posto all’aperto con una temperatura polare nella città del nord che mi vede vivere e lavorare e, quando oramai i primi sintomi di assideramento si stanno facendo preoccupanti, ecco arrivare il mezzo già per metà pieno di fuorisede.  Subito veniamo divisi per la consegna dei bagagli tra quelli che devono andare a Materatown e quelli che, invece, si fermeranno in qualche paese della provincia. Al momento di salire sul pullman una vecchia di Altamura si rivolge all’autista chiededogli di potersi sedere nei posti situati nel piano di sotto (trattavasi di automezzo a due piani come sempre accade durante le festività natalizie o pasquali). La risposta dell’autista è  un “NO” secco in quanto tutti precedentemente occupati. Alle insistenze dell’ altamurana che chiede questa cortesia in quanto cagionevole di salute e non in grado fare le scalette per andare al piano superiore, l’autista visibilmente seccato e con la sguardo rivolto altrove risponde da vero “gentiluomo”:

<<Signo’…non è un problema mio!!>>

La signora quindi, rassegnata, inizia la salita, e come da lei paventato, incorre in una rovinosa caduta trovandosi, in men che non si dica, sdraiata per metà sulle scale e per il resto del corpo nel mezzo del corridoio del pullman. Ad onor del vero va detto che la vecchia portava con sè anche tre ombrelli, forse come ricordo della sua permanenza al nord o come omaggio da fare a qualcuno per le festività, che le impedivano i movimenti. Immediatamente siamo scattati in suo soccorso noi passeggeri già seduti, facendoci largo tra gli ombrelli che impedivano la visuale della donna che nel frattempo potevamo udire chiedere aiuto proferendo la seguente invocazione: <<Madonna meee!!! Madonna meeee!!!….>>

Il viaggio procede non prima che un altro giovane passeggero mostri tutta la sua perplessità al nostro “autista gentiluomo” chiedendogli come mai nonostante ogni viaggiatore abbia nel biglietto il numero di posto assegnato questi non vengano mai rispettati ed ognuno si sieda dove capita. Il nostro conducente, forse perchè è l’unica frase di senso compiuto che ha imparato a proferire, ribadisce il medesimo concetto anche in questa occasione:

<<Giovane…non è un problema mio!!>>

La notte passa lentamente mentre in sottofondo la vecchia altamurana continua, nonostante siano passate svariate ore dalla rovinosa caduta, a lamentarsi ripetendo fino alla nausea la seguente litania:

<<Oh Casa mia!!! Oh Casa mia!!! Mai più…Mai più!!>>

Giunti nei pressi di Materatown il mio compagno di viaggio che fino ad allora era rimasto in stato catatonico sia di fronte alla caduta che alle imprecazioni della vecchia decide di rivolgermi la parola:

<<Anche tu sei di Mate’??>> alla mia risposta affermativa mi rivolve la seguente domanda: <<Di che zona di Mate’??>> Ora, nella mia vita, quando ho detto di essere di Materatown mi hanno chiesto al massimo se ero della “provincia” o ” a chi appartenevo” ma mai mi era stato chiesto il quartiere. Non credevo che, durante la mia assenza, Materatown fosse diventata una metropoli al pari di Roma o di New York! Comunque rispondo ed a quel punto il mio vicino di posto con un’ espressione mista di orgoglio e sufficienza controbatte : <<Io so’ di Picciane’>>. Il dialogo ovviamente finisce lì  (i nostri quartieri sono troppo distanti tra loro!) anche perchè decide di fare una telefonata a tal Giuseppe:

<<Pro’ Giuseppe? Che ti ho sveglia’?>>… Pausa… <<Va be’ scusa! Oh io sto arrivando a Mate’ non è che mi vieni a pre’ a Villa Lo’?>> ….Pausa lunga….<<Che cazz’ vuol dire mo’ vediamo!!>>….Ultima pausa….<<Va bun! Io comunque ti aspe’! Vedi di veni’!>>

Arriviamo a Materatown. Mio padre appena mi vede mi dice: << Ti vedo un po’ sconvolto!>>. Ci incamminiamo verso la macchina parcheggiata. Sto per salirci dentro quando sento a pochi metri un clacson insistente seguito da un urlo di un ragazzo affacciato dal finestrino di un’auto:<<Oh u’ stutc! Sono qui!>>. Vedo il mio compagno di viaggio di Piccianello con il suo borsone sulla spalla, che sorride in direzione di quel giovane urlante. Capisco che quello è Giuseppe, il suo amico, che alla fine ha deciso di andarlo a prendere! Sono contento per lui.

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Written by materatown

January 13th, 2009 at 1:18 am

Ritorno da Materatown (4° puntata)

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Riassunto delle puntate precedenti: Preparati i borsoni ed i pacchi pieni di cibo e salito sul pullman. il fuorisede di Materatown spesso si trova ad avere come compagno di viaggio il “provinciale” salito in un secondo momento. Da questo incontro dipende nella maggior parte dei casi la riuscita del viaggio stesso. A notte inoltrata avviene la prima sosta in autogrill; Materatown oramai è solo un ricordo.

Tutti insieme, i fuorisede, i provinciali e gli stanziali (“viaggiatori per caso”) continuano il loro viaggio che, lungo l’autostrada li porterà nelle terre nordiche. Si tenta in questo frangente di dormire. Io provo a farlo e, quando, durante la notte, mi capita di riaprire gli occhi, cerco sempre di capire dove diavolo ci troviamo. Tento di leggere i cartelli che scorrono sull’autostrada; ma vuoi il sonno, vuoi il buio, dai finestrini non si riesce mai a leggere alcunchè. Dopo varie ore passate in questo stato di “dormiveglia” ecco che arriva finalmente la seconda sosta, questa volta in un autogrill nordico e lo si capisce subito dalla leggera foschia notturna o dalla fitta nebbia che avvolge noi viaggiatori a seconda che il viaggio avvenga in estate o durante l’inverno. Che si sia oramai al nord lo si intuisce anche dal fatto che, come per magia, il barista si rivolge a noi avventori rigorosamente con il “Lei” ( Desidera? Come la vuole la brioche? alla crema o al cioccolato? ). E sorride. Al contrario di quello che era avvenuto centinaia di chilometri prima quando le domande erano del tipo “Cosa prendi? ” oppure “Giovane! Il cappuccino è pronto! “. Ovviamente questa cortesia al nord ha sempre un prezzo e, nel caso in questione, lo si paga in termini di conto e di qualità del prodotto acquistato: il cornetto nordico costa mediamente il doppio ed ha dimensioni dimezzate rispetto a quello meridionale. Senza parlare della farcitura all’interno!

Risaliti sul pullman il viaggio prosegue ancora nel buio più assoluto per qualche ora  e alle prime luci dell’alba finalmente si arriva a destinazione. Qui vengono recuperati i bagagli ed io mi dirigo verso la stazione dei taxi e mi metto in fila. E’ questo un lusso che mi sono sempre concesso quasi come giusta ricompensa per il viaggio appena concluso. Non nascondo poi che, prendere il taxi, mi fa sentire meno “fuorisede”, avendo invece finalmente la sensazione di indossare i panni di un viaggiatore “normale”.

Arrivato a casa, preparo subito un caffè, che normalmente ha un sapore terrificante essendo la moka ferma da molti giorni, e inizia la fase di apertura dei bagagli e conseguente “sistemazione” delle vettovaglie avendo ancora nelle orecchie le raccomandazioni di mia madre della sera prima a Materatown :<<Mi raccomando appena arrivi metti subito in frigo i formaggi e la carne in freezer!>>. E’ questa una operazione che richiede non poco tempo perchè bisogna liberare i vari cibi da tutte quelle protezioni (carta di giornale, bustine di plastica, chilometri di nastro isolante) che hanno fatto sì che tutto arrivasse in maniera integra, anche se la parte più difficile è quella di far entrare chili e chili di pane dentro il congelatore, oltre alle varie vaschette di pasta al forno e di capretto, sfidando la legge sulla impenetrabilità dei corpi. Bisogna tenere presente che questo tipo di attività avviene all’alba dopo il viaggio appena descritto. Spesso accade che, quando oramai si è convinti di essere riusciti a sistemare ogni cosa, e, dopo aver chiuso lo sportello del freezer lanciandovisi sopra a “corpo morto”, con la coda dell’occhio ci si accorge di aver tralasciato un ultimo mezzo chilo di pane di Paoluccio, che, vigliaccamente, si era nascosto nell’angolo più remoto del borsone. Questo spesso significa ripetere l’intera opera di sitemazione. Stremati e con il fiatone, si può finalmente chiamare casa e comunicare l’arrivo. Mio padre puntualmente mi chiede se il viaggio è andato bene e se sono arrivato in orario; mia madre, invece vuole subito la conferma che “le cose da mangiare” siano arrivate così come lei le aveva preparate :<<La roba è arrivata bene? Mi raccomando i formaggi non tenerli incartati in frigo e le mozzarelle mangiale subito chè sono buone fresche!>>. Così capita che alle sei del mattino mi ritrovo solo in casa a mangiare mozzarelle per colazione accompagnate da un caffè disgustoso. Espletate tutte queste attività mi faccio una doccia e con gli occhi gonfi dal sonno accumulato mi dirigo sul luogo di lavoro. La produttività, come si può immaginare, è minima e spesso staziono più del solito davanti alla macchinetta del caffè dove c’è sempre il collega nordico che ti dice:<<Ah sei tornato dalle ferie! Tutto bene? Sei arrivato in treno o con la macchina?>> ed io sorridendo rispondo:<<Ho preferito prendere il treno! Sai è più comodo, puoi leggere e non hai lo stress della guida!>>. Poi, con una scusa, cambio subito discorso. (Fine 4° ed ultima puntata )

Nota: Qui termina la saga “Ritorno da Materatown”. L’intera “opera omnia” è scaricabile nella sezione Categorie alla voce ”Fuorisede on the road“. Potrete così rilegarla in una elegante copertina e farne un originale quanto inaspettato dono natalizio a parenti ed amici. Sono lieto, inoltre, di comunicarvi che è in programma, all’interno della stessa collana “Fuorisede on the road” una piccola appendice dedicata al viaggio sulla linea delle FAL (Ferrovie Appulo Lucane) Bari-Materatown .

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Written by materatown

November 28th, 2008 at 12:19 am

Ritorno da Materatown (3° puntata)

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Riassunto delle puntate precedenti: Preparati i borsoni ed i pacchi pieni di cibo e salito sul pullman. il fuorisede di Materatown lotta con tutte le sue forze per evitare che  sia lo “stanziale viaggiatore”, che “il provinciale”  sbarcato successivamente, possano sedersi al suo fianco. Quasi sempre ne esce sconfitto!

La differenza più grande tra il viaggio di andata e quello di ritorno è che in quest’ultimo caso il fuorisede di Materatown, qualora falliscano tutti i tentativi per scongiurare la presenza del provinciale nel posto accanto, non può neanche fare una scelta, in quanto è lui che è salito per primo sul pullman e quindi deve accettare ciò che il “fato” gli assegna durante la pausa nel terminal di Canosa. Infatti, svanito il sogno di farmi il viaggio in solitudine e smessi i panni dell’intellettuale non mi resta che sperare in un destino non sempre benevolo. In anni da fuorisede viaggiante ho infatti conosciuto “esseri che voi stanziali non potete neanche immaginare” e che spesso ritornano nei miei incubi peggiori :

  • Uomo “russante” obeso di Irsina;
  • Donna di Genzano con neonato insonne affetto da coliche;
  • Donna con gesso ortopedico proveniente da Lavello che ad ogni sobbalzare del pullman emanava nel cuore della notte un urlo disumano;
  • Suora logorroica con smania di evangelizzazione notturna;

L’episodio che però voglio raccontare è quello di un giovane provinciale che appane salito sul pullman si siede al mio fianco ed inizia una conversazione dal seguente tono ” scandinavo” con la sua fidanzata lasciata in paese, che chiedeva “il permesso” di uscire la sera :

<<Non mi import propr’ n’cazz!! Tu stasera devi rimanere con mam’t a casa!>>

Alle sommesse rimostranze della sua amata che evidentemente insisteva nell’esprimere il suo diritto ad uscire con le amiche, il mio compagno di viaggio “svedese” continuava urlando:

<<Allora non ci sim’ capisciut’. Con cher zeccl’ delle tue amiche tu non vai da nesciuna van’>>

L’intera conversazione è durata per molto tempo ancora, fino quasi all’arrivo nel primo autogrill, con la ragazza che, da quello che avevo potuto intuire, aveva anche iniziato a piangere dall’altra parte della cornetta, nel tentativo di convincere l’amato sulla sua “onestà” e su quella delle sue amiche di paese. Alla fine con grande soddisfazione dell’intero autobus e mia soprattutto che lo avevo al mio fianco, lo “scandinavo” e la sua fidanzata hanno finalmente trovato un accordo (ndr: in fondo il rapporto di coppia dicono sia basato sui compromessi):

<<Va bun’ esci ma alle 10 torna a casa….e non ti mettere quei pantaloni bianchi che si ved’ tutt’e’cose”!!!>>

Comunque, da soli o in compagnia del provinciale, i fuorisede di Materatown procedono spediti fino alla prima sosta in autogrill. Solitamente questo avviene a notte inoltrata. Qui si consumano, come se fosse la cosa più naturale del mondo a quell’ora,  panini con cotolette e sfilatini con mortadella e si riparte per il nord. Materatown oramai è sempre più lontana! (Fine 3° puntata)

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Written by materatown

November 18th, 2008 at 12:05 am

Ritorno da Materatown (2° puntata)

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Riassunto delle puntate precedenti: Preparati i borsoni ed i pacchi pieni di cibo da portare al nord, il fuorisede viene “portato di peso” a prendere il pullman. Ultimi saluti e parte alla volta del nord.

In genere noi primi passeggeri saliti sul pullman a Materatown siamo tutti seduti uno per coppia di sedili sempre nella speranza di non aver nessun compagno di viaggio e quindi essere più comodi. Il peggio che può capitare a tal proposito è che “lo stanziale di turno” salito anch’esso a Materatown alla sua prima esperienza di viaggio verso il nord, non conoscendo questa regola non scritta e conoscendo di “vista” il fuorisede decida di sedersi al suo fianco in perfetto stile “gita scolastica”, nella convinzione che sia cosa utile farsi il viaggio in compagnia e poter chiacchierare magari per tutta la notte. In questi casi, quando vedo salire una possibile siffatta minaccia, tendo a nascondermi il più a lungo possibile e a posizionarmi in un posto lontano dallo sguardo indigatore dello stanziale.

Prima di arrivare in autostrada il pullman ripercorre al contrario, rispetto al viaggio di andata, tutte le tappe dei paesini appulo-lucani. Mi ha sempre incuriosito durante questo tour guardare dal finestrino ed osservare la gente. Generalmente questo passaggio avviene di sera proprio durante la passeggiata serale nelle vie dei centri di queste località e così mi ritrovo a vedere orde di ragazzine che passeggiano a Spinazzola o a Gravina, rigorosamente mano nella mano (ndr: perchè le ragazze a quell’età passeggiano dandosi la mano o peggio vanno sempre in bagno in coppia?) o coppie di uomini di mezza età che invece camminano andando sottobraccio (questa è un’usanza da non assolutamente esportare al nord  se non volete che venga messa in dubbio la vostra eterosessualità!). Comunque dopo quasi due ore di viaggio si arriva al famoso “terminal” di Canosa dove noi di Materatown aspettiamo l’arrivo di un altro pullman, generalmente piccolo e fatiscente, che porta a bordo i viaggiatori della provincia che poi verranno fatti trasbordare nel nostro stesso mezzo e da lì tutti insieme “felici e contenti” ci dirigeremo verso le località nordiche. E’ questo il momento in cui scatta l’operazione “Evita il provinciale” cioè noi di Materatown adottiamo tutte le contromisure necessarie per evitare che il provinciale appena salito possa sceglierci come compagno di viaggio. Le tecniche solo le stesse che gli altri adottano verso di noi (vedi Destinazione Materatown 1° puntata) durante il viaggio di andata: fingere di dormire dopo aver occupato entrambi i sedili, lasciare una borsa e/o cappotto nel sedile affianco facendo intendere che è occupato da un’altra persona etc.. Io gioco la carta dell'”intellettuale” che consiste nell’accendere il faretto posto proprio sopra la mia testa e mostrarmi tutto concentrato nel leggere un libro avendo cura di lasciarne un altro nel posto al mio fianco. Quando salgono i provinciali io non distolgo mai lo sguardo dal mio libro (anche se continuo a leggere sempre la stessa pagina!) lasciando intendere, a mo’ di minaccia al nuovo arrivato che cammina lungo il corridoio del pullman intento a scegliersi il posto: <Guarda che se ti siedi qui potrei leggere tutta la notte e lasciarti il faretto sparato sugli occhi senza farti dormire neanche per un secondo!>>.

Qualche volta funziona, molte volte, invece, mi sento rivolgere la tremenda domanda che in genere gela il sangue e spegne ogni speranza : <<Giovanotto è libero il posto?>> (Fine 2° puntata)

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Written by materatown

November 7th, 2008 at 1:09 am

Ritorno da Materatown (1° puntata)

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Arriva il momento del rientro per il fuorisede e quindi di dover abbandonare Materatown. In genere anche in questo frangente si parte la sera, sempre per “guadagnare” un giorno in più di permanenza, pur se questo vuol dire arrivare a destinazione e subito attivarsi per andare al lavoro o all’università. Ma per un giorno in più a Materatown si sopporta ben altro. Sin dalla mattina, il fuorisede è tutto concentrato per le varie attività pre-partenza quali l’acquisto delle ultime vettovaglie, saluti e telefonate a parenti ed amici, senza però con questo sacrificare un ultimo aperitivo in centro. Nel pomeriggio inizia, invece, la preparazione vera e propria dei bagagli, vengono così confezionati per il viaggio i vari “pacchi” e quindi si incartatano con multistrati di carta di giornale i “vasetti di sottolio” per evitare fuoriuscite imbarazzanti di olio a base di funghi o carciofi in pullman, si imbustano chili di pane già tagliato pronto per essere congelato all’arrivo, si dispongono le “sagne” in comode vaschette di alluminio. Fanno eccezione i formaggi che stazionano in frigo per essere riposti nei borsoni solo pochi minuti prima di lasciare casa e dirigersi in Piazza Matteotti. Durante questa fase si apprezza l’utilità del metodo matrioska utilizzato nella preparazione dei bagagli durante il viaggio di andata (vedi destinazione Materatown -1° puntata). Adesso sì che tutti i borsoni vuoti portati dal nord hanno la loro funzione! Dopo le ultime raccomandazioni di rito (“hai preso le chiavi di casa? Il biglietto lo hai? Chiama appena arrivi!“) il fuorisede viene accompagnato, stile “dead man walking” , a prendere il pullman e dopo l’ultimo saluto sale le scalette che lo portano all’interno del mezzo! Una volta entrato la situazione è completamente opposta rispetto al viaggio di andata. Ora è lui che ha quasi l’intero pullman a disposizione e quindi deve scegliere il posto che dovrà occupare per tutto il resto del viaggio. Dico “quasi” in quanto, quando io arrivo, trovo puntualmente occupati i primissimi posti da gente anziana, che non ho mai capito il perchè, ma si vede che adora sedersi proprio dietro l’autista, e soprattutto non sono mai liberi quei due posti, unici nel loro genere, che hanno davanti un micro-tavolino. Ho sempre pensato che coloro che riescono ad accaparrarsi questi posti stazionino sin dal primissimo pomeriggio in Piazza Matteotti o vanno addirittura direttamente nel deposito dei pullman o, peggio ancora, hanno un qualche tipo di raccomandazione, perchè pur arrivando con parecchio anticipo li ho sempre trovati occupati. Questi posti sono molto ambiti in quanto permettono durante la notte di potersi “accasciare” sopra il tavolino e poter così dormire un po’ più comodamente rispetto agli altri viaggiatori. Scelto comunque il posto (ndr: mio padre mi raccomanda sempre da anni di non prendere quello sopra le ruote, come se fosse facile dall’interno capire dove diavolo sono le ruote!), la prima cosa che noto da anni è il grande orologio digitale di colore rosso posto proprio sotto lo specchietto retrovisore dell’autista che mai, e dico mai, segna l’orario giusto, ma ha sempre qualche ora di differenza dall’ora reale. Intendiamoci non è rotto e quindi fermo, anzi funziona e funzionerà perfettamente durante tutto il viaggio ma ha “solo” un suo fuso orario personale.  Ultimi saluti dei parenti che bussano dai finestrini che con la mano salutano o mimano una cornetta del telefono che vorrebbe dire “mi raccomando telefona“, e si parte. Il pullman è subito un rimbombare di squilli di cellulare e di beep che annunciano l’arrivo degli ultimi sms di saluti. Arrivati in Via Dante all’altezza di Piazza degli Olmi cala all’improvviso un irreale silenzio rotto solo dalla radio dell’autista. Sarà un caso ma è sempre musica maliconica. (Fine 1° puntata)

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Written by materatown

October 27th, 2008 at 1:59 am

Destinazione Materatown (4° puntata)

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Riassunto delle puntate precedenti: Dopo essere salito sul pullman, il fuorisede inizia il lungo viaggio durante la notte. Effettuate le soste di rito nei vari autogrill,  il pullman lascia finalmente l’autostrada.

Quando il pullman lascia l’autostrada inizia un lungo e tortuoso percorso per i “paesini” della Puglia. La sensazione che si vive all’interno del mezzo è quella di essere oramai in dirittura d’arrivo. Ma ben presto si capisce che la speranza è mal riposta in quanto con un rapido calcolo che consiste nel sottrarre dall’orario di arrivo previsto a Materatown, l’ora corrente, l’amara verità balza agli occhi: ci vogliono ancora più di 3 ore per raggiungere l’agognata Piazza Matteotti. Quello che mi ha sempre meravigliato durante questo tour appulo-lucano è il fatto che c’è sempre qualcuno che deve scendere in questi paesini. Passi per il viaggiatore di Cerignola o Altamura, ma credo che il fatto che sul mio stesso pullman, nel medesimo giorno ed orario, ci sia sempre il “vecchio di turno” che deve scendere a Spinazzola o peggio a Minervino Murge, penso sfidi qualsiasi legge sulle probabilità. Mai, dico mai, in anni di pullman, mi è capitato che l’autista abbia saltato una di queste ridenti località perchè non c’era nessun passeggero da far scendere.

Comunque il viaggio prosegue fino al momento in cui, imperiosa si eleva la voce dell’autista che per ben due volte comunica:

<<Attenzione! stiamo per arrivare al terminal di Canosa, coloro che vanno Matera(town) devono rimanere nel pullman, gli altri che invece vanno….(ndr :viene elencata una “sfilza” di paesotti lucani! ) devono cambiare>>

Perchè a cambiare debbano essere sempre quelli della provincia e non noi di Materatown non l’ho mai capito. Ho sempre avuto l’incofessabile speranza che fosse per una “sorta” di rispetto reverenziale per il capoluogo e per i suoi abitanti. Fatto è che il pullman si svuota per una buona metà. A quel punto tutti sperano che il proprio compagno di viaggio sia tra quelli che vengono fatti emigrare in modo da poter rimanere soli con molto più posto a disposizione. Io in questo frangente sono sempre stato sfortunato. In genere il mio vicino di posto me lo porto fino a Materatown. In alcuni casi lo so già dall’inizio del viaggio al momento del check-in (vedi “Destinazione materatown 2° puntata”) in quanto riesco a dare una “sbirciatina” al biglietto del mio vicino e spesso con mia grande delusione leggo Materatown come destinazione. Lasciato il “terminal” di Canosa (ndr: chiamare terminal il capannone di lamiera dove il pullman si ferma è veramente un’opera di geniale fantasia) oramai Materatown ci sembra veramente vicinissima e già qualche fanciulla inizia a comporre con il proprio cellulare il numero di casa per comunicare l'”imminente” arrivo (mancano ancora 2 ore!). Il tono della telefonata è quasi sempre “seccato” e perentorio, quasi che la durezza del viaggio fosse colpa del genitore che aspetta:

<<Papà! Stiamo per arrivare. Siamo a Canosa! Vienimi a prendere e non farmi aspettare! “Dici” a mamma che quando arrivo voglio mangiare subito!>>

Il tono invece è completamente diverso nella telefonata successiva che in genere è al fidanzato:

<<Amo’ sto arrivando! Non vedo l’ora! Sono stanchissima! Sei contento che ci vedia’? >>

Queste ultime 2 ore sono le più lunghe di tutto il viaggio. Il tratto Altamura-Materatown diventa interminabile, così come, anche se oramai dentro Materatown, i semafori di via Dante sembrano, agli occhi di noi viaggiatori, allontanare all’infinito il momento dell’arrivo. Quando si è in prossimità del Palazzo del Comune, tutti i passeggeri sono già in piedi pronti a guadagnare l’uscita. Finalmente si arriva, si salutano i parenti che erano in attesa e si recuperano i bagagli. Io arrivo a casa, bevo un caffè e mi metto a dormire con buona pace del “giorno guadagnato” viaggiando di notte. 

Episodio: Alcuni anni fa durante una discesa natalizia il pullman si è inesorabilmente arenato sul manto di neve che ricopriva l’intera Via Dante. L’autista non ha potuto che dichiarare la resa incodizionata e quindi ci ha invitato a scendere ed a proseguire a piedi. Immaginate 80 persone circa, compresi donne, vecchi e bambini, che all’alba arrancano cercando di muovere le loro valigie o peggio i loro trolley sulla neve. La scena non aveva nulla da invidiare a quella di un film sui profughi di guerra. Infatti non sono convinto che tutti in quell’occasione abbiano riabbracciato i loro cari! (Fine 4° ed ultima puntata)

Nota: Qui termina la saga “Destinazione Materatown”. L’intera “opera omnia” è scaricabile nella sezione Categorie alla voce “Fuorisede on the road-Opera a fascicoli settimanali“. Potrete così rilegarla in una elegante copertina che aggiungerà sicuramente un tocco di classe nella vostra libreria. Sono lieto, inoltre, di comunicarvi che è in programma, all’interno della stessa collana “Fuorisede on the road” , l’uscita del primo fascicolo dell’opera intitolata “Ritorno da Materatown

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Written by materatown

October 20th, 2008 at 1:27 am